19 Ottobre Ott 2018 1504 19 ottobre 2018

La polemica di Keira Knightley contro il messaggio dei classici Disney

La critica dell'attrice ha scatenato il web. Qualcuno l'ha accusata di femminismo spicciolo. Anche perché Cenerentola La sirenetta non sono un esempio poi così pessimo. 

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Keira Knightley

Ospite di Ellen Degeneres in occasione dell’uscita del suo ultimo film, Lo Schiaccianoci e i Quattro Regni, l’attrice inglese Keira Knightley si è lanciata in una dura reprimenda contro i cartoni animati della Disney. La notizia, diventata immediatamente virale, ha diviso il web. E se alcuni hanno preso le parti della Knightley, allineandosi senza esitazioni alla sua posizione, molti non le hanno lesinato aspre critiche, accusandola di fare femminismo spicciolo o di voler cavalcare l’onda di una polemica del tutto priva di fondamento.

IL VETO SU CENERENTOLA E LA SIRENETTA

Attaccando in particolar modo Cenerentola e La Sirenetta, la Knightley ha spiegato come abbia assolutamente vietato alla figlia di guardare i due film perché diseducativi e caratterizzati da un messaggio totalmente sbagliato. E se la prima è, secondo l’attrice, una pellicola da mettere all’Indice perché la protagonista «aspetta il ragazzo ricco che venga a salvarla piuttosto che salvarsi da sola», Ariel sarebbe una debole perché «rinuncia alla voce per amore del principe Eric». Per l’attrice, la sua Edie deve imparare a essere «la salvatrice di se stessa» e prendere come riferimento «donne forti, capaci di tutto e dotate di una spiccata iniziativa». Cosa potrà guardare la bambina, quindi? Il divieto sui classici Disney non è stato totale: sono stati ammessi in casa Knightley cartoni come Alla ricerca di Dory, Frozen e Moana perché, a differenza degli altri, secondo l’attrice, sono stati in grado di «dirottare messaggi positivi e le protagoniste emergono anche senza essere necessariamente legate alla figura di un principe o di un personaggio maschile».

LE REAZIONI DEL WEB

Le opinioni della Knightley hanno innescato una reazione a catena del web talmente massiccia da durare giorni. Soprattutto su Twitter, dove cinguettare il proprio parere sulla qualunque è diventato quasi fisiologico e addentrarsi nella polemica del giorno è visto ormai come un must. L’opinione comune sembra aver etichettato le uscite dell’attrice come fuori luogo, accusandola di aver voluto cavalcare una polemica soltanto per ottenere un po’ di visibilità per se stessa e per il film in uscita. E tanti le hanno consigliato di focalizzarsi sulle implicazioni più serie del ruolo di genitore senza sporcare la magia delle favole Disney.

Così come, in molti, hanno fatto presente quanto assolutamente errato sia considerare dei semplici cartoni animati come strumenti didattici, da analizzare e dissezionare in ogni singola parte, piuttosto che per lo scopo con cui sono nati: il puro intrattenimento.

Ma non sono mancate le voci che, invece, hanno condiviso la critica della Knightley. E hanno tacciato Raperonzolo, Belle e Aurora di aver offerto, negli anni, una rappresentazione distorta delle donne, dei loro desideri e delle loro aspirazioni. Sottolineando, invece, l’urgenza di proporre dei modelli alternativi.

CARA KEIRA, LASCIA A TUA FIGLIA LA LEGGEREZZA DEI SUOI ANNI

Quella di Keira Knightley non è stata la prima polemica sul messaggio potenzialmente errato dei cartoni Disney. E non sarà sicuramente l’ultima. Periodicamente, una voce fuori dal coro inizia a sparare a zero sul femminismo tradito di Biancaneve piuttosto che sulla sottomissione di Belle, azzardando analisi pseudo-filosfiche su come la casa di produzione, coi suoi prodotti, neutralizzi le lotte di chi, quotidianamente, si batte per affermare il proprio valore al di là di un bel viso o di una chioma fluente. Come se avere cura di se stesse o nascere con capelli degni di una pubblicità Pantene togliesse mordente alle competenze o alle qualità di una donna. E se caricare fiabe e favole di un valore pedagogico è un atteggiamento sbagliato, ancor più sbagliato è aspettarsi che una bambina di soli tre anni possa (e voglia) trarre da quelle pellicole un messaggio. Ma non perché non ne abbia le capacità ma perché, a quell’età, c’è molto più bisogno di principesse e castelli piuttosto che di modelli di riferimento su cui improntare la propria vita. E c’è ancora tempo per decidere che tipo di donna si voglia essere. L’indipendenza, la consapevolezza del valore di una bambina non sono certo il prodotto di un cartone animato che non propone né ha mai voluto proporre un modello di vita da seguire, ma delle persone di cui si circonda, dell’ educazione che riceve, delle opinioni che matura su quello che la riguarda, da vicino come da lontano. E se proprio si vuole trovare il pelo nell’uovo, è opportuno informarsi su quel che si critica o si apprezza. O, perlomeno, sarebbe opportuno andare oltre la superficie. Perché la Sirenetta e la principessa dalla scarpetta di vetro non sono affatto personaggi deboli, anzi. Ariel disobbedisce al padre per realizzare il desiderio di diventare umana e affronta a mani nude Ursula, molto più forte e potente di lei (almeno secondo il racconto). L’amore per Eric non è il motore che la muove a rompere le regole ma solo un incentivo. E non c’è niente di male a rappresentare una donna che, anche e non solo per amore, decide di rinunciare a qualcosa per dare forma alla propria felicità. E che dire di Cenerentola? Sfida le regole della società che la vorrebbero in uno scantinato piuttosto che al ballo e resiste agli abusi cui è sottoposta, vincendo il bullismo delle sorellastre. Cara Keira, lascia a tua figlia la leggerezza di essere una bambina e il piacere di apprezzare la magia dei classici Disney: non sarà sicuramente questo a impedirle di diventare un neurochirurgo o il primo presidente donna degli Stati Uniti.

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