18 Ottobre Ott 2018 1751 18 ottobre 2018

Perché nessuno parla degli stupri delle prostitute

L'ultimo caso a Milano nella notte tra il 15 e il 16 ottobre. Un classismo che non è nuovo e che puzza di una disumanità che abbiamo conosciuto anche nei confronti di Stefano Cucchi. 

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Stupro Prostitute

Milano, sono le 2.40 della notte tra il 15 e il 16 ottobre quando i carabinieri del Radiomobile notano un ragazzo che minaccia una donna in lacrime. Lui appena si accorge delle forze dell'ordine fugge. La donna, invece, si butta letteralmente sul cofano della macchina, un’estrema richiesta di aiuto: «Mi ha picchiata e violentata», singhiozza. Una storia che solitamente conquisterebbe le prime pagine dei quotidiani nazionali. Invece niente. Ne hanno dato notizia quelli locali e Il giornale. Sulle altre testate niente. Eppure il carnefice è è originario del Marocco e, probabilmente, minorenne (età supposta da un esame osseo visto che gli si attribuiscono diversi documenti di identità). Solitamente, infatti, quando l’aggressore ha la pelle scura i politici di destra si spendono in dichiarazioni indignate lanciando anatemi contro gli stranieri. Questa volta invece silenzio anche a sinistra. Un ragazzo ha aggredito brutalmente una donna picchiandola, stringendole le mani al collo e stuprandola, ma non fa notizia. Perché? Presto detto: la vittima è moldava ed era in prostituzione. «Solo una puttana», come dicono alcuni, come pensano in molti di più. E allora abbiamo altro a cui pensare, e i giornalisti hanno altre informazioni da dare.

COME GLORIA POMPILI E STEFANO CUCCHI

È accaduto anche quando è stata uccisa Gloria Pompili da chi la faceva prostituire su una provinciale laziale. Anche per lei poche righe e via, nessuno talk show che ci raccontasse qualcosa di lei, 23 anni, due bambini e i carnefici in casa. In questi giorni sui social qualcuno sente il bisogno di ricordarci che Stefano Cucchi non era un eroe ma un ragazzo con problemi di tossicodipendenza e spaccio. Perché? Nessuno lo celebra come un eroe, né la sua straordinaria sorella né il film che ci racconta con onestà l'inaudita violenza subita. Non ci risulta simpatico Stefano nella pellicola, non lo è nemmeno Ilaria. E Sulla mia pelle non va nemmeno contro le istituzioni, ma rappresenta benissimo cosa siano abuso di potere, connivenza, omertà e indifferenza. L’ho visto insieme a mio figlio 17enne che del pestaggio era a conoscenza ma che non si aspettava l’indifferenza durante il ricovero da parte dei medici e degli infermieri che non si sono preoccupati abbastanza, che hanno fatto il minimo indispensabile per quel ragazzo scontroso, probabilmente anche perché era «solo un tossico», come dicono in pochi ma pensano in di più. Tutto ciò lo ha ucciso insieme alle botte. Non è difficile infatti pensare che se fosse stato il figlio di un notaio o di un calciatore famoso le cose sarebbero andate diversamente e nessuno si preoccuperebbe di screditare la vittima di tanta violenza, tutti si concentrerebbero sulle responsabilità dei poliziotti che lo hanno picchiato e dei colleghi e superiori che hanno mentito e depistato le indagini per nove anni. La valutazione delle persone in base allo status sociale si traduce in una disumanità che ci impedisce di rispettare ognuno per ciò che è, un essere umano. Che lo faccia chi gestisce l’ informazione, è gravissimo.

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