16 Ottobre Ott 2018 1230 16 ottobre 2018

Quella della pistola al peperoncino in vendita con Libero è un'iniziativa inaccettabile

Il messaggio è solo uno: «Non siete al sicuro, dovete avere paura e difendervi da soli». Una provocazione di pessimo gusto, in offerta come un gadget qualsiasi.

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Pistola Peperoncino Libero 2

Un quotidiano nazionale che anche io, come altri, preferirei non nominare per non regalare pubblicità, ma lo farò per dovere di cronaca, ha contribuito nei questi giorni di metà ottobre con un’iniziativa, per me inaccettabile, ad una campagna molto cara a certi politici: quella della paura e di una presunta «legittima difesa».

La strategia di Libero è quella di vendere, a partire dal 20 ottobre, una pistola che spruzza spray urticante a una quarantina di euro. Non si sono curati del fatto che in moltissimi Paesi hanno finora impedito di pubblicizzare quest'arma, evidente ritenuta pericolosa per l'incolumità delle persone. Non è una questione che li riguarda. Poco gli importa di riflettere sul fatto che mettere in edicola una pistola simile, significa fornire una «bella» opportunità a bulli, scippatori, ladri, al cocainomane che ti rende cieco per un’ora e consentirgli di far di te ciò che vuole. Un’idea rifiutata in tantissimi Paesi che su questo tipo di prodotti hanno regole molto rigide e probabilmente mai si sognerebbero di mettere strumenti simili in abbinamento ad un veicolo culturale, quali dovrebbero ancora essere, almeno in teoria, gli organi di informazione.

La questione ha sollevato molti commenti sui social e a schierarsi decisamente contro sono state varie opinion makers, tra cui la giornalista Flavia Perina che ricordava come persino Amazon non spiegasse l'uso e le caratteristiche della pistola offerta in vendita. Addirittura, ricorda Perina in un post, Google e Facebook hanno vietato di pubblicizzarla, ribadendo di avere piena consapevolezza del rischio di questo pseudo strumento di difesa…e di attacco, aggiungo io. Il punto trascurato infatti è che la pistola offerta in edicola come un gadget qualsiasi nasce con una gittata di ben cinque metri e, anche se i produttori dicono di aver ridotto il getto ai tre metri per rientrare nella normativa italiana, sono in molti a chiedersi se è anche rispettato l’obbligo di avere solo il 10% di principio urticante.

Titolo: Gun market all'italiana. Testo: Un giornale che non dirò domani mette in vendita nelle edicole a una quarantina...

Geplaatst door Flavia Perina op Vrijdag 12 oktober 2018

Se ci soffermiamo ancora all’uso e non al messaggio di questa «ideona», mi chiedo come sia possibile che ai geni del marketing non sia venuto in mente che questa pistola possa essere un enorme regalo a bulli e microcriminalità. Un sistema comodo e legale per offendere vittime per furti rapine e, purtroppo, violenze di vario genere su donne e minori, senza nemmeno rischiare una denuncia per porto d’armi.
Ammetto però che la cosa che mi fa più arrabbiare di queste iniziative, non sia tanto la diffusione di strumenti simili, ma il messaggio devastante che vogliono scientificamente inculcare in noi e nelle giovani generazioni. L’obiettivo, tanto caro alla politica dell’estrema destra quando parla di immigrati, negozietti etnici e stupratori (evidentemente tutti stranieri secondo il partito di Salvini…), è solo uno: non siete al sicuro, dovete avere paura e, infine, dovete difendervi da soli.

Cui prodest? (A chi giova?, chiederebbero i latini). È semplice, semplicissimo. La paura è l’emozione cui nessuno di noi può sfuggire, ma sapersi difendere non è da tutti. Io stessa ho provato cosa voglia dire sentire i ladri che stanno per entrarti in casa e mi sono resa conto che tutto sarei riuscita a fare tranne che prendere un’arma e sparare. Per mia fortuna (e quella di molti) la nostra educazione e le nostre convinzioni sono legate alla non violenza, a meno che in gioco non ci sia realmente la sopravvivenza nostra e dei nostri cari. Situazioni decisamente estreme. Ma è innegabile che per chi come me non ferirebbe e non «contro-offenderebbe», una soluzione per salvarsi dal terrore quotidiano dell’insicurezza potrebbe essere avere un «difensore». Uno che al posto mio pensi alla mia sicurezza, alle mie spalle, alla mia incolumità. State pensando quello che sto pensando io, vero? Si, care lettrici e cari lettori, queste campagne sono il più grande assist all’uomo forte, al «pater familias» che vi protegge da mostri e fantasmi, al politico che prima paragona una donna che ricopre un’alta carica dello Stato a una bambola gonfiabile (ricordate l’ignobile episodio di Salvini con Laura Boldrini?), poi dice che vuole difendere le donne dagli stupratori.

Naturalmente sia il quotidiano che il politico direbbero che sto farneticando, ma il disegno è chiarissimo. Sono consapevoli entrambi che l’Italia ha un problema enorme di «superamento» delle percezioni indotte dalla comunicazione di massa: ci fanno credere che la Terra è quadrata e noi ce ne convinciamo, ci dicono che stiamo subendo un’inesistente invasione e noi ce la prendiamo con gli immigrati che sono meno pericolosi di mariti e conviventi italiani. Ben consci di ciò, senza nemmeno allearsi, ci regalano un altro tassello della loro astuzia e della loro filosofia di vita: l’astuzia di puntare sulla parte più fragile dei nostri istinti (la paura, l’insicurezza, la non conoscenza dell’altro se diverso da noi) e la filosofia dell’ «uomo solo al comando” capace di proteggere tutte e tutti. Ma ricordatevi, l’unica cosa che proteggono sono le loro poltrone e il loro disegno politico: dove noi siamo gli inermi paralizzati dalla paura mentre loro divorano ogni cosa in cambio di un po’ di serenità. Apparente.

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