11 Settembre Set 2018 1300 11 settembre 2018

Come è andato il Network day a Rimini

Il racconto di una promotrice dell'evento organizzato l'8 settembre dalla rete femminista Rebel Network, cui hanno partecipato 150 realtà nazionali e internazionali per parlare di diritti, femminismo e uguaglianza.

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Network Day Rimini

Oltre 300 persone hanno affollato la sala del Teatro degli Atti di Rimini sabato 8 settembre in occasione del Network day, chiamata nazionale delle associazioni e delle realtà attiviste e di volontariato organizzata dalla rete femminista Rebel Network e dal centro antiviolenza Rompi il silenzio Rimini, in collaborazione con la regione Emilia Romagna e il Comune di Rimini. Hanno aderito più di 150 realtà da tutta Italia e anche internazionali, tra cui Green Peace Italia e Amnesty International Italia, Ippf, Dire, Agedo, Anpi, l’Osservatorio nazionale delle Pari opportunità di Auser. Tra le ospiti l’onorevole Laura Boldrini, Linda Laura Sabbadini e Graziella Priulla. In collegamento video un saluto di Don Ciotti. In sala il riminese Valter Vallicelli, 92 anni, partigiano combattente, a cui è stato dedicato un lungo applauso. Ce lo racconta Cristina Obber, tra le fondatrici della rete Rebel Network promotrice dell'evento.

È un momento difficile quello in cui siamo. Nessuno può negare che abbiamo problemi urgenti di giustizia, sicurezza, lavoro, salute, diritti, ambiente; di prospettive sempre più incerte in particolare per le nuove generazioni. La risposta che arriva dal governo è confusa, autoritaria e sprezzante delle regole democratiche, con un integralismo che non fa parte della nostra cultura e del nostro buon vivere. E in tutto questo ci siamo noi, cittadini e cittadine, che comunque la pensiamo, ci troviamo in difficoltà.

È come se avessimo le mani piene di sassi e cercassimo un bersaglio su cui riversare rabbia e rancore, sconforto e disillusione.

Il Network day è nato per aprire i pugni e lasciar cadere i sassi.

Per cominciare a pensare seriamente a come riunire il mondo delle associazioni e del volontariato per poter mettere in atto politiche responsabili che rispondano alle urgenze e ai bisogni di tutti i cittadini e le cittadine, anche di chi non la pensa come noi.

Tante le voci che hanno animato l’intensa giornata di lavoro, tanti e differenti i temi presentati. Ha aperto i lavori l’intervento (in democratico ordine alfabetico) Agedo Nazionale, con Elisabetta Ferrari che ha sottolineato la responsabilità collettiva nel riconoscere il diritto fondamentale di ogni essere umano di essere se stesso.

Molte le realtà presenti impegnate sui diritti Lgbt, tra cui Arcigay Rimini con Marco Tonti, Dario Accolla per Gaypost e Antonio Rotelli per rete Lenford, avvocatura lgbt, Rosa Brignone per Time for Equality.

Un appello al coraggio, delle donne e anche degli uomini che devono essere parte costitutiva di questa nuova stagione, lo ha lanciato Lilia Giugni, fondatrice del centro studi di genere di Cambridge GenPol, ricordando i minatori inglesi che marciarono per il Pride a Londra dopo che gli attivisti Lgbtq avevano supportato le loro le lotti sindacali nell’epoca del teacherismo.

Molte le realtà contro la violenza sulle donne, donne che il contratto di governo riporta indietro di cent’anni. Lella Palladino, presidente di D.i.re ha lanciato un appello contro il ddl del leghista Pillon (qui la petizione con l’invito alla manifestazione prevista per il 10 novembre a Roma) mentre Carla Porcini, Presidente della Casa delle Donne di Pisa, ci ha drammaticamente aggiornato sulla vicenda dell’assessore leghista Andrea Buscemi, in carica e senza alcuna intenzione di dimettersi nonostante una condanna per stalking.

Donatella Martini di Donne in quota ha parlato di rappresentazione delle donne nei media, Mara Cinquepalmi dell’associazione Giulia ha sottolineato la necessità di un maggiore impegno per la formazione delle redazioni giornalistiche, Elisabeth Farren di Women’ in march Rome ci ha raccontato di donne e uomini scesi in piazza e di #MeToo.

Con la segretaria nazionale della CGIL Tania Scacchetti si è toccato il tema importante delle morti sul lavoro, della precarietà contrattuale e della tutela della parità salariale, tema ripreso anche campionessa olimpica Antonella Bellutti per l’associazione Assist che lotta per il riconoscimento della professionalità delle atlete nello sport. Bellutti, presente come 'circolo Itinerande', ci ha inoltre parlato dei valori di cui è portatrice la cultura vegana.

Si è parlato di lotta all’abilismo, la discriminazione sulle persone disabili, posta al centro di una visione fortemente femminista da Elena Paolini dell’Associazione Liberi di fare: «Non può esistere femminismo senza abilismo», ha detto nella sua testimonianza densa di forza e autodeterminazione.

Le disparità nel riconoscimento del diritto alla salute sono state poste al centro dell’intervento di Rosaria Iardino per la fondazione The Bridge mentre le allarmanti denunce di inapplicabilità della legge 194 sono state illustrate da due ginecologi, Silvana Agatone presidente di Laiga e Giovanni Fattorini presidente di Agite-ginecologi territoriali.

Non sono mancati momenti di commozione nelle testimonianze di parenti di donne vittime di femminicidio che si prendono cura dei nipoti orfani senza alcun sostegno dalle istituzioni. E abbiamo ascoltato il racconto di Silvia, una giovanissima donna supportata da Amnesty Italia nella sua denuncia contro una gravissima vicenda di cyberbullismo che l’ha coinvolta.

Molti i riferimenti sulla necessità di ripartire dalla scuola, come nelle parole di Samanta Picciaiola, dell’associazione Falling Book, in prima linea per un’educazione inclusiva e libera da stereotipi.

Approfondita l’analisi di Linda Laura Sabbadini su equilibri e disequilibri sociali del presente e di quelli previsti nel prossimo futuro, sulla necessità di impegnarsi sulle disuguaglianze e sulla povertà, perchè è da lì che nascono le divisioni.

Mentre Irene Donadio, per l’agenzia europea IPPF di Bruxelles, ha analizzato la situazione italiana nel contesto europeo ed internazionale per farci comprendere come il nostro Paese sia inserito in un disegno più ampio in cui la convergenza degli interessi economici e politici nello sgretolamento dei diritti porta alla crescita delle destre neofasciste e nazionaliste nei Paesi dell’UE.

Tra un intervento appassionato e l'altro anche la riflessione dell’onorevole Laura Boldrini, che vittima del linguaggio d’odio sessista che l’ha travolta sui social quando era presidente della Camera, ha saputo dare esempio di coraggio e resilienza per pretendere rispetto e per aprire la strada a impegni legislativi concreti a tutela di tutte e tutti.

E poi le parole di forza e speranza della sociologa Graziella Priulla che ha richiamato l’illuminismo e l’integrazione che non vuole affidare alle paure il suo futuro, ma ai sogni.

L’attivista di Green Peace Chiara Campione ha parlato di sogni che collocano le donne sulla sponda del cambiamento. Ma le connessioni tra ecologica e diritti umani sono state al centro anche dell’intervento di Anna Lacci, presidente di Earth Gardeners.

Standig Ovation nel finale per Luisa Rizzitelli, la presidente di Rebel Network, che ha ribadito la volontà di iniziare a costruire un’alleanza etica collettiva con uno sguardo femminista inclusivo e intersezionale, che coinvolga anche gli uomini, che sappia fortemente incontrare tutte le differenze, anche se ciò comporta più impegno e fatica.

Che non cerchi l’omologazione ma trovi punti di convergenza accettando le diversità di opinioni e che abbia come faro ispiratore la Costituzione, l’Anti-fascismo, il rispetto di diritti umani e civili e della natura continuamente violata e offesa.

«L’Italia è stata forte quando ha smesso di seguire un uomo forte», ha detto, «non ne vogliamo un altro. Siamo l’Italia che resiste ma siamo anche l’Italia che esiste, che sa ascoltare, pensare e agire. È ora che smettiamo di chiedere alla politica, noi siamo la politica».

Così, a pochi mesi dalle elezioni europee, ha lanciato un monito ai partiti:

«Non tollereremo più nessun partito che non metterà tra le sue priorità la lotta al patriarcato, alle discriminazioni, alla violenza di genere sulle donne e sulle persone lgbt e che non difenderà senza esitazioni l’autodeterminazione e gli spazi delle donne. Non vi voteremo più!»

Dal Network day nasce un nuovo percorso in nome dei diritti umani e del rispetto, è un inizio di passione e gioia. Gioia condivisa, in un palpabile desiderio di umanità. Si partirà con la creazione di una piattaforma comune per organizzare il lavoro di rete, per amplificare il lavoro di ogni associazione e per stabilire priorità e obiettivi realizzabili nel breve e medio periodo, accogliendo nuove associazioni e cittadini e cittadine che anziché continuare a sperare in una opposizione politica che li rappresenti decidano di fare la propria parte e partecipare.

Dal Network day parte una sfida costruttiva, senza sassi tra le mani, concreta e rivoluzionaria.

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