3 Settembre Set 2018 1421 03 settembre 2018

'L’amica geniale' e Napoli raccontata come città irredimibile

Il filo che unisce il film di Saverio Costanzo a Gomorra continua a svolgere il racconto di una realtà in cui il male è inscritto nel dna. Ma davvero non ha altro da dire di sé al mondo?

  • ...
Amica Geniale Film Napoli

A Venezia 75 abbiamo visto le prime due puntate del kolossal L’amica geniale e, visto che facciamo parte della stampa, anche di un discreto numero di spezzoni delle successive, con Lila e Lenù adolescenti che, nella periferia di Napoli fra gli Anni '50 e '60, cercano di non farsi mettere i piedi in testa (ma anche le mani addosso, e non di rado i pugni) dai maschi, dei bruti grassi, violenti e ignoranti. E qui entriamo subito in tema. Ci è piaciuto il ricco assaggio del serial che andrà in onda fra un mese sulla Rai e presto all’estero (vi ha molto investito anche HBO)? Sì, come ci è piaciuta – nel suo genere di letteratura avvincente e di consumo – la saga di Elena Ferrante. Non ci interessa sapere se dietro lo pseudonimo autorale si nasconda davvero la coppia Anita Raja-Domenico Starnone: dopotutto, anche Charlotte Bronte firmò a lungo i propri romanzi con il nome fittizio di 'Currer Bell' e questo nulla toglie alla qualità della sua scrittura. Il serial è girato con larghi mezzi, e si vede, il regista Saverio Costanzo ha cultura, intelligenza e mestiere (anche se un po’ di editing non guasterebbe: il tempo per farlo c’è, visto che sulla Rai debutterà a fine ottobre) e le due attrici che interpretano Lenù e Lila scolare, le debuttanti Elisa Del Genio e Ludovica Nasti, sono decisamente brave: sì, è vero, come ha osservato qualcuno dopo la proiezione le hanno abbondantemente truccate sotto gli occhi per simulare le occhiaie dell’alimentazione di scarsa qualità e priva di proteine, ma fa parte del gioco del cinema).

Margherita Mazzucco, Ludovica Nasti, Saverio Costanzo, Elisa Del Genio e Gaia Girace.

LA VIOLENZA E IL PERICOLO LI AVEVAMO DIMENTICATI

Epperò, a qualche anno di distanza dalla lettura, ci eravamo dimenticati della cupa violenza e del continuo sentore di pericolo che gravano sulla saga e in special modo quella sui bambini: la scena in cui Lila viene buttata dalla finestra dal padre che non vuole farle continuare la scuola dopo le obbligatorie elementari, lei «bambina geniale», ci ha sconvolte come non è di certo riuscito a fare quel pastiche di citazioni cinematografiche a uso modaiolo e di riferimenti politici per sentito dire che è Suspiria di Luca Guadagnino. Quella scena ci ha sconvolte perché sappiamo che era vero, e che talvolta e per molti versi lo è ancora, ricorderete la piccola Fortunata: le botte, l’infierire sui più deboli (donne, bambine, usurai e vittime di usura), la cieca ignoranza, la totale mancanza di prospettive.

RACCONTA UN'UMANITÀ INCAPACE DI MIGLIORARE

Questo non succede certamente solo a Napoli, ma proprio per questo ci domandiamo se una città con una storia millenaria e di grandi primati anche scientifici come questa non abbia qualche cosa d’altro da dire di sé al mondo, anche e soprattutto in termini di fiction. Questo suo eterno, storico, raccontarsi e farsi raccontare come città perduta, come crogiuolo di un’umanità incapace di migliorare quanto può fare di male alla sua immagine? Quanto può aggiungere a fatti di cronaca già incontrovertibili, ai morti ammazzati con gli sgherri della camorra che sbarrano la strada per agire indisturbati, con quel senso di precarietà che ti segue passo passo, quando esci per strada a Napoli? Non c’è bisogno di occultare la realtà come fa Parigi, dove sembra che mai un atto di violenza accada, o con la stessa Svizzera, che certo non è immune da furti (il governo di Bellinzona ha da poco incassato un altro no sulla chiusura dei valichi minori di confine perché tanto, come ha osservato Berna «il progetto pilota per la chiusura notturna non ha inciso in misura notevole sul tasso di criminalità in Ticino»): nessuno, però, fa dell’elevato numero di furti con scasso materia per un serial, così come nella Capitale della Francia vengono taciuti gli stupri.

IN GOMORRA E L'AMICA GENIALE NAPOLI COME CITTÀ IRREDIMIBILE

Napoli, con i suoi filosofi, i suoi medici, la sua arte straordinaria, il più grande teatro d’opera d’Italia, è soggetto di racconto noir da millenni. Perfino il marchese de Sade, che arriva a Napoli per la prima volta nel 1772 dopo aver avuto i primi guai con la giustizia francese per le ragioni in futuro legate indissolubilmente al suo nome, scrive di esserne rimasto scandalizzato: «L'onesta e piacevole galanteria, l'onesto commercio dei sessi, che riscalda tutte le passioni nobili e serve non di rado di focolaio di tutte le virtù, sono poco conosciuti in una città in cui la brutalità dei costumi non punta che al godimento». Davvero, Napoli non riesce a raccontare di sé nulla di meglio di un abbruttito che butta la sua figlia geniale dalla finestra o dei delinquenti che aspettano di metterle le mani addosso? Nulla di più attraente dei personaggi feroci di Gomorra? La storia di una persona, o di un organismo anche complesso come una città, vengono sempre e inevitabilmente influenzati dal giudizio che si dà di loro e a loro stessi. Parigi si è costruita attorno allo storytelling che ne hanno fatto schiere di sovrani dispotici e brillanti e dell’omertà che la circonda, parola e atteggiamento certamente negativo, ma in questo caso usato a fin di bene, cioè a difesa delle opportunità per chi in quella città vive. Il filo che unisce L’amica geniale a Gomorra continua invece a svolgere in tutto il mondo il racconto di una città irredimibile, in cui il male è inscritto nel dna. Il sindaco, ma soprattutto il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, che pare aver molto a cuore lo standing, cioè il posizionamento di Napoli a livello internazionale, dovrebbero iniziare a pensare a un altro storytelling. Fatto di speranza, e di orgoglio.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso