30 Agosto Ago 2018 1748 30 agosto 2018

Serena Williams e la tuta delle polemiche: gli uomini ci dicono ancora come vestirci

Serviva a migliorare la circolazione sanguigna dopo il parto. Ma al presidente della Federtennis francese non è andata giù: e lei viene trattata come una scolaretta a cui viene bandito il grembiule a fiori.

  • ...
Serena Williams Tuta

Ci risiamo. Nello sport femminile siamo ancora all’anno zero del rispetto e stavolta a dimostrarcelo è il ricchissimo tennis mondiale. La vicenda, ormai sui media di tutto il mondo, coinvolge una delle atlete più forti della storia del tennis: Serena Williams. Nel 2017 ha dato alla luce la piccola Olympia e la sua esperienza post partum non è stata esattamente semplice. A poche ore dalla nascita a Serena viene diagnosticata un’embolia polmonare, patologia severa che l’ha costretta a rimanere immobile per svariate settimane. Al ritorno nei grandi tornei della WTA (il circuito professionistico della Women Tennis Association), la straordinaria atleta non arriva in condizioni fisiche perfette ed i medici raccomandano abiti che possano garantire un sostegno alla circolazione sanguigna onde evitare i pericolosi coaguli di sangue. Al Roland Garros, il torneo del Grande Slam in terra parigina, Serena si presenta con una spettacolare tuta nera attillata che copre tutto il corpo tranne viso e mani. Al di là dei gusti soggettivi (della serie può piacere o non piacere) l’effetto dell’abito inusuale non ha provocato in realtà nessuno sconvolgimento in chi la guardava giocare. Sembrerà strano a qualcuno, ma vedere il rovescio e il servizio più potente del mondo in azione, ammirare la tenacia e la tecnica di una donna che ha praticamente dominato 15 anni del tennis femminile è valso molto di più di qualunque commento su come fosse vestita. E invece, no. Ci sbagliavamo pure questa volta. Il presidente della Federazione francese di tennis (FTF), Bernard Giudicelli, ha infatti sentenziato senza appello che «rivedrà il codice di abbigliamento del torneo per i tennisti perché qualche volta siamo andati troppo in là».

A lasciarmi sbigottita sono due considerazioni: la prima è che al signor Giudicelli, anziano signore come quasi tutta la dirigenza dello sport mondiale, non importi un accidente che il motivo per cui Serena avesse indossato quella tuta sia legato al suo essere diventata madre. In più, sempre per il signor 'tennis de France' è assolutamente normale decidere come una tennista possa scendere in campo. Ovviamente, Gudicelli avrebbe ragione se la tuta fosse catarifrangente, oppure lasciasse scoperte parti intime o, addirittura, risultasse per qualche oggettiva ragione indecorosa. Ma qui parliamo di una tuta che copriva completamente il corpo di Serena Williams, per di più nera.

Cosa è scattato quindi nella testa dell’alto dirigente? Mistero. Forse è più corretto porsi un’altra domanda: se fosse arrivato Nadal con un fuseaux nero e una maglia a manica lunga attillata, qualcuno avrebbe avuto da ridire? Per me la risposta è: no. Un secondo interrogativo, ancora più pesante, è: ma davvero un’ atleta che resterà nella storia dello sport, che ha vinto finora 23 tornei del Grande Slam, che è diventata la numero 1 al mondo per la prima volta l’8 luglio nel 2002 (del 2002!), che è stata Campionessa Olimpica a Londra e che oggi è nuovamente a ridosso delle prime posizioni del ranking mondiale, merita di essere trattata come una scolaretta a cui viene bandito il grembiulino a fiori? No. E l’accaduto non è sembrato inaccettabile solo a me e ad Assist Associazione Nazionale Atlete. È sembrato pessimo anche all’icona delle battaglie del tennis mondiale ed ex campionessa, Billie Jean King, protagonista anche del recente bellissimo film La battaglia dei sessi, con Emma Stone e Steve Carell. La King ha criticato duramente la presa di posizione del presidente della federazione dicendo che è ora finisca «la sorveglianza sui corpi delle donne». «Il rispetto di cui si ha bisogno è quello per il talento eccezionale che Serena Williams porta nel gioco. Criticare ciò che indossa per lavorare è dove risiede la vera mancanza di rispetto», ha tuonato la grande tennista fondatrice proprio della WTA.

Il 29 agosto agli US Open Serena, che aveva detto di piacersi molto con quella tuta da Black Panther che la faceva sentire una «principessa guerriera», è scesa in campo con un gonnellino di tulle e delle calze contenitive. Sia la Nike che la Regina del Michigan hanno evidentemente preferito non innescare un braccio di ferro con le regole degli organizzatori del Grande Slam, ma io voglio azzardare una previsione: quella tuta sarà riammessa e diventerà un simbolo. Magari proprio dai prossimi Internazionali di Roma dove la Federazione Italiana Tennis si mostrerebbe, ne sono certa, molto più rispettosa di questa straordinaria campionessa e molto più sensibile a quelle che possono essere le esigenze di un’atleta che ha voluto diventare madre. In fondo basta poco per onorare come è doveroso sia le grandi campionesse senza le quali non ci sarebbe – come ci ricorderebbe Billie Jean King – nessun Grande Slam femminile.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso