30 Agosto Ago 2018 1552 30 agosto 2018

Perché le donne di Dissenso Comune non vogliono parlare del caso Asia Argento?

Abbiamo cercato di contattare decine di attrici per chiedere da che parte stessero. Ma solo due, Elisabetta Pellini e Lucia Sardo, ci hanno detto la loro. Dov'è finito il coraggio di parlare?

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Dissenso Comune

Lo scorso febbraio, sulla scia dello scandalo Weinstein, 124 attrici e lavoratrici italiane dello spettacolo hanno firmato Dissenso Comune, una lettera-manifesto finalizzata non solo a esprimere solidarietà nei confronti delle donne – appartenenti, appunto, al mondo del cinema e della tv – vittime di molestie sessuali, «che hanno avuto il coraggio di parlare in Italia e che per questo sono state attaccate, vessate, querelate», ma anche a diffondere una testimonianza forte e decisa. Il documento, inviato al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, pare scritto col fuoco. Ogni riga emana sdegno, rabbia, voglia di chiarezza e giustizia: «Questo è il tempo in cui noi abbiamo smesso di avere paura» è la frase finale. Così, considerando che il caso Weinstein è scoppiato anche grazie alle rivelazioni di Asia Argento e basandoci sull’essenza della lettera in questione, ci è parso importante provare a contattare alcune fra le attrici firmatarie per chieder loro un'opinione sulla nuova e spinosa vicenda che coinvolge la Argento e che, questa volta, a sorpresa la vede nei panni di presunta molestatrice.

IL RIEPILOGO DELLA STORIA

Secondo quanto scritto dal New York Times, nel 2013 Asia avrebbe costretto il collega Jimmy Bennet ad avere un rapporto sessuale, promettendogli poi 380 mila dollari in cambio del suo silenzio. La figlia del celebre regista horror ha negato qualsiasi relazione sessuale con Bennet e confermato invece di avergli dato una cospicua somma di denaro, d’accordo con il compagno di allora, Anthony Bourdain (morto lo scorso giungo), mossa da compassione e per «non subire più intrusioni nella nostra vita». Nel frattempo Rain Dove, compagna gender di Rose McGowan, che con Argento ha dato vita al movimento #MeToo, ha diffuso gli sms in cui quest’ultima avrebbe raccontato degli incontri sessuali con Bennet. La McGowan, come se non bastasse, ha pubblicamente 'scaricato' Asia con una nota nella quale, fra l’altro, si legge: «Ciò che è stato duro è lo choc dato della consapevolezza che tutto ciò che il movimento #MeToo rappresentava è stato messo in pericolo».

DECINE DI ATTRICI CI HANNO CHIUSO LA PORTA IN FACCIA

Dinanzi a tutto questo, come dicevo, abbiamo deciso di contattare qualcuna delle attrici che hanno coraggiosamente legato il proprio nome a Dissenso Comune. Ci aspettavamo disponibilità, interventi appassionati e sinceri, magari un desiderio di confronto. Dopo tutto hanno smesso di avere paura, no? E invece ci siamo trovati davanti a un muro. Abbiamo cercato alcune fra le più note, quelle che il grande pubblico conosce bene e di cui, in qualche modo, si fida (senza nulla togliere alle altre, intendiamoci). La ricerca è durata all’incirca una settimana. Abbiamo chiamato Michela Andreozzi, la quale ci ha risposto che non si tira mai indietro, ma che necessitava di «sviluppare un pensiero critico» in merito alla vicenda. L’accordo era quello di risentirci il giorno successivo, ma non ha più risposto. Nemmeno il giorno dopo ancora. Vien da pensare che la cosa non sia casuale, alla luce di svariati tentativi caduti nel vuoto.

TUTTI I NOSTRI TENTATIVI CADUTI NEL VUOTO

Abbiamo mandato diversi messaggi tramite Facebook: Geppi Cucciari, o chi amministra la sua pagina, ha visualizzato ed è finita là. Ci siamo poi rivolti agli uffici stampa che seguono Barbora Bobulova, Alba Rohrwacher, Carolina Crescentini, Tea Falco, Serena Iansiti, Maria Pia Calzone, Valentina Cervi, Cristina Donadio, Valeria Golino, Maya Sansa, Paola Minaccioni, Anna Ferzetti, Giulia Bevilacqua. Tutti, al telefono, hanno risposto. Tutti hanno detto di mandare la richiesta tramite mail, il che suona un po’ strano: se stiamo comunicando a voce, se tu sei un ufficio stampa e se già ti sto spiegando tutto, perché ti devo mandare la mail? Forse perché altrimenti ti dimentichi? Comunque ok. Mandiamo. L’ufficio stampa di Tea Falco ha risposto che «con lei non riusciamo a organizzare»; l’ufficio stampa di Maria Pia Calzone ha risposto che quest’ultima «non è disponibile». Eppure non si trattava di una lunga intervista, ma solo di un commento. Anche breve. Degna di nota la risposta dell’ufficio stampa che segue, almeno così figura sul sito, Paola Minaccioni, Maya Sansa, Anna Ferzetti e Giulia Bevilacqua, tutte rigorosamente firmatarie di Dissenso Comune: «Buonasera, non seguiamo più Paola Minaccioni». Ok, bene. E le altre? Nessuna risposta. E gli altri uffici stampa che ci hanno cordialmente invitato a inviare la mail? Nessuna risposta.

SOLO DUE HANNO SCELTO DI ESPORSI

Una resistenza inspiegabile. O meglio, l’ipotesi è che ci sia la volontà di non esporsi, di non schierarsi, di tacere. E meno male che ci hanno messo la faccia, appunto. E meno male che era finito il tempo di avere paura. Arrivati a questo punto, Dissenso Comune comincia a perdere di valore. Diventa solo un insieme di frasi e di firme che in teoria hanno quasi dell’eroico e nella pratica appaiono vuote. Non intendiamo fare di tutta l’erba un fascio, di certo altre attrici avrebbero risposto… O forse no. E a questo proposito, con sollievo riferiamo che due, invece, non hanno esitato neanche un secondo: Elisabetta Pellini, che in passato ha lavorato – fra gli altri - con Gabriele Salvatore, Ferzan Ozpetek e Sergio Rubini, nonché per una lunga serie di fiction fra cui Le Tre rose di Eva, Scomparsa, Sirene, Braccialetti Rossi; e Lucia Sardo, diretta nel corso della sua carriera da registi come Aurelio Grimaldi, Carlo Verdone, Antonio Albanese, e che è stata l’egregia interprete della madre di Peppino Impastato ne I cento passi di Marco Tullio Giordana.

PELLINI: «SUL CASO ARGENTO TROPPI PUNTI INTERROGATIVI»

La Pellini non ha avuto alcun timore nel dire la sua: «Se Bennet è stato vittima di violenza da parte di Asia Argento, mi chiedo innanzi tutto perché abbia aspettato fino ad oggi per parlare. E non può venire il dubbio che sia alla ricerca di notorietà. D’altra parte, è innegabile l’accanimento contro Asia; però, se è tutto vero, questa storia è molto triste in ogni suo aspetto. Non la conosco personalmente, tuttavia non escludo che possa essere stata un’ipocrita nella sua lotta contro le molestie nel mondo del cinema». Elisabetta crede che l’incontro sessuale fra i due ci sia stato, resta da capire in che termini sia avvenuto; non crede, di contro, che Asia ignorasse di avere a che fare con un minorenne: «Secondo me sapeva l’età del ragazzo», ci dice. Pellini condanna la gogna mediatica, ma ribadisce che ci sono troppi punti interrogativi: «Perché Bennet ha chiesto i soldi ma non ha denunciato Asia? E perché Asia, se la sua versione è vera e se non aveva nulla da nascondere, non ha raccontato tutto quando è scoppiato lo scandalo Weinstein? Perché non ha fatto beneficienza anziché piegarsi a un ricatto? Stai zitta, paghi e poi fai la paladina di #MeToo? Ci sono tante cose che non mi quadrano da entrambe le parti». La sua più grande preoccupazione, adesso, è che #MeToo perda credibilità: «Spero davvero che non accada. E spero che non sia una mossa mediatica per screditare il movimento».

SARDO: «CLIMA DI CACCIA ALLE STREGHE, IO STO CON ASIA»

Le idee di Lucia Sardo invece sono piuttosto diverse rispetto a quelle della collega ma, di certo, ugualmente valide: «Intanto, per poter avere un rapporto sessuale l’uomo, al contrario della donna, deve essere eccitato. Questo non dimentichiamolo. Mi sembra quindi parecchio strano che Asia possa aver ‘violentato’ Bennet. Poi, certo: tutto può essere e accadere». Il polverone sollevato le sembra eccessivo e la versione di Bennet «mi puzza parecchio. Non escludo che sia stato mosso soltanto dalla fame di denaro. Altrimenti, se sei davvero triste e profondamente addolorato per quanto ti è stato fatto, vai dalla polizia e denunci. Non chiedi soldi». Lucia ribadisce quelli che sono stati i meriti di Asia Argento nei mesi scorsi: «Si è esposta, ha avuto grande coraggio. Non so come abbia fatto il New York Times a entrare in possesso di quei documenti, resta il fatto che ancora non sono stati mostrati pubblicamente». Bisogna attendere che la giustizia faccia il suo corso, che si trovi il vero ‘colpevole’: «non possiamo sostituirci a chi ha il compito di giudicare. Però io dico che c’è ormai un pesante clima di caccia alle streghe: tutti sono pronti a bruciarle, molti vogliono il loro cadavere». Lucia è irremovibile su un punto preciso: «Sono dalla parte delle donne sempre e comunque. Anche la più stronza sarà difesa da me, perché abbiamo secoli e secoli di crediti e un infinito bisogno di essere risarcite». Poi si chiede, amara: «Non ci viene il sospetto che facendo perdere fiducia in Asia Argento, si perda fiducia in tutte le donne e in tutti i relativi movimenti? E tutto questo perché, per un ragazzino avido? Magari Asia gli ha dato quei soldi per zittirlo, per paura di una ritorsione; perché lui era minorenne e lei rischiava di finire nei guai. Ma la verità è che c’è ancora un pesante tabù: la donna che sta con un uomo molto più giovane, è una malata di sesso. Una che deve essere curata. Invece l’uomo che sta con una donna molto più giovane è un vincente, uno che può vantarsi e che viene guardato con ammirazione».

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