29 Agosto Ago 2018 1900 29 agosto 2018

Ddl Pillon su diritto di famiglia: passi indietro «nel nome del padre»

Un lavoro capace di scontentare tutti. Luisa Rizzitelli è entrata nel merito della proposta del senatore leghista. ll ddl inizia il suo iter parlamentare in commissione Giustizia del Senato il 10 settembre.

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Simone Pillon Ddl

ll ddl Pillon ha iniziato il suo iter parlamentare in commissione Giustizia del Senato il 10 settembre.

Perfetto sconosciuto fino a qualche mese fa per chiunque di noi, il senatore leghista Simone Pillon ha guadagnato l’onore delle cronache per due cose decisamente in linea con la storia del suo partito. Come prima uscita mediatica ha dichiarato guerra alla 194 asserendo che l’Italia presto diventerà come l’Argentina, dove l’interruzione di gravidanza è a tutt’oggi illegale. Poi, raccogliendo critiche quasi unanimi, ha depositato il suo disegno di legge di revisione dei criteri di affido e mantenimento in caso di separazione e divorzio: un lavoro capace di scontentare proprio tutti, tranne quelli di pontidiana fede. Appurato quindi che il Pillon di cui parliamo non è l’allenatore del Pescara e che invece parliamo proprio del senatore leghista che ha chiesto con vigore una dura battaglia contro la stregoneria (tutto vero), entriamo nel merito della sua proposta.

Il ddl «Norme in materia di affido condiviso, mantenimento diretto e garanzia di bigenitorialità» depositato in Commissione Giustizia del Senato si potrebbe dire animato da un proposito condivisibile ossia la salvaguardia di un principio di bi-genitorialità. E qui però mi tocca segnalare il primo elemento di arretratezza culturale e di pregiudizio: il disegno di legge, imperdonabilmente, parla di «mamma e papà», escludendo quindi all'origine dagli intenti della legge le famiglie arcobaleno. Una scelta in piena coerenza con quanto Salvini dichiara da tempo, in barba ai diritti civili sui quali l’Italia resta fanalino di coda d’Europa, soprattutto per la tutela dei figli delle coppie famiglie rainbow.

Ma non solo: il disegno di legge compie a mio parere un errore figlio di chi la materia evidentemente proprio non la conosce. La proposta esige infatti che le condizioni di imposte ai genitori (anzi, no, a mamma e papà) siano identiche per tutti: metà tempo col papà e metà tempo con mamma o quantomeno per un tempo non inferiore per 12 pernottamenti al mese. Pare importar poco al Senatore Pillon la situazione nella quale vivono i minori e quindi la loro storia familiare: secondo lui il principio di una spartizione aritmetica va salvaguardata in qualunque caso. Chi vive invece queste problematiche ogni giorno sa bene come ogni nucleo familiare abbia una sua specificità (età dei bambini, luoghi di frequenza di scuole, dei servizi di sostegno, status dei genitori ecc.) e che non si può pensare di stabilire a priori un modello decisionale.

Dal punto di vista degli impegni economici di un genitore a favore dell’altro, Pillon poi propone la completa eliminazione del mantenimento e dell’assegnazione della casa. Un monstrum giuridico, se si pensa che sono frequentissime le situazioni nelle quali, in particolare (per non dire sempre) le donne, si ritrovano in una posizione tutt’altro che paritaria con l'ex coniuge. Una applicazione puntuale della legge porterebbe il minore (nell’interesse supremo del quale il ddl doveva essere pensato) a vivere in ambienti disomogenei o addirittura completamente diversi, perché frutto delle possibilità di uno e dell’altro genitore.

Il disegno di legge prevede l’obbligatorietà della mediazione familiare. Come già rilevavo prima, la sensazione è che al senatore manchi proprio qualche fondamentale. La mediazione familiare obbligatoria è un ossimoro e creare una analogia con le tante imposizioni di mediazioni in ambito civile una vera assurdità. Chiunque conosca la materia sa che la mediazione civile, a cui il senatore fa riferimento per giustificarne l’obbligatorietà, è un istituto ben diverso, dove peraltro in ballo non c’è la vita dei bambini. Chi opera in questo campo sa prima di tutto che serve una importante componente di volontà, perché la mediazione possa avere senso e un probabile qualche risultato.Un obbligo peraltro impensabile ad esempio nei casi di padri-mariti violenti. La scelta quindi di una mediazione familiare obbligatoria non solo è sbagliata e controindicata, ma aggiunge un costo ad unico beneficio dei centri di mediazione privati. Delle cose che ho elencato tutte mi risultano particolarmente infelici, ma ammetto che le ultime due che sto per citare non solo terribilmente odiose, ma meriterebbero una vera sollevazione dei movimenti femministi e delle associazioni antiviolenza.

Prendendo direttamente il testo dal ddl leggiamo:
«Art. 342-quater. – (Ulteriori contenuti dell'ordine di protezione) – (….) Il giudice, nei casi di cui all'articolo 342-bis, **può in ogni caso disporre l'inversione della residenza abituale del figlio minore presso l'altro genitore oppure limitare i tempi di permanenza del minore presso il genitore inadempiente, ovvero disporre *il collocamento provvisorio del minore presso apposita struttura specializzata*, previa redazione da parte dei servizi sociali o degli operatori della struttura di uno specifico programma per il pieno recupero della bigenitorialità del minore (….)».

Inoltre all’articolo 342-bis del codice civile è aggiunto il seguente comma:
«Quando in fase di separazione dei genitori o dopo di essa la condotta di un genitore è causa di grave pregiudizio ai diritti relazionali del figlio minore e degli altri familiari, ostacolando il mantenimento di un rapporto equilibrato e continuativo con l’altro genitore e la conservazione rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale, il giudice, su istanza di parte, può adottare con decreto uno o più dei provvedimenti di cui agli articoli 342-ter e 342-quater. I provvedimenti di cui a quest’ultimo articolo possono essere applicati, nell’esclusivo interesse del minore, anche quando, pur in assenza di evidenti condotte di uno dei genitori, il figlio minore manifesti comunque rifiuto, alienazione o estraniazione con riguardo a uno di essi».

Due discutibilissime modifiche alla legge vigente. Nel primo riferimento il giudice può obbligare che il minore venga collocato in una 'casa-famiglia', per recuperare il rapporto bigenitoriale. Una scelta incomprensibile se si pensa che al bambino verrebbero tolti i riferimenti ambientali e una situazione familiare quantomeno garantita dal genitore «adempiente», con l’obiettivo di garantire un rapporto con l’altro genitore inadempiente. Nel secondo articolo il giudice nel riconoscere al genitore una colpa di condizionare il minore al rifiuto dell’altro genitore, potrebbe ricorrere strumenti come il togliere il bambino all’affidatario (solitamente la madre) per assegnarlo a strutture nelle quali la ìbigenitorialitàì venga garantita. Una scelta nella quale l’unico a pagare il prezzo più alto sarebbe proprio il minore.

Verrebbe da chiedersi quale sia l’intento vero della legge. La sensazione è che in primis la proposta punti a raccogliere in maniera confusa e dannosa per i minori, le istanze delle associazioni dei padri separati da tempo molto agguerriti nel rimproverare ai Tribunali una preferenza nei confronti delle madri e delle mogli. In secundis tenta di rendere impervia la strada della separazione prima e del divorzio poi. Il tutto imponendo una rigidità impensabile in una materia fatta di storie l’una diversa dall’altra e dove la sensibilità del giudice è e deve rimanere un punto di fiducia per garantire l’interesse del minore. «Non si toca direttamente il diritto al divorzio, ma si rende la separazione in presenza dei figli così penosa e dannosa per le madri da spingerle a pensarci due volte», ha commentato la studiosa Giorgia Serughetti di Femminesterie.

Essendo stata calendarizzata, l’auspicio è che il Senatore Pillon voglia quantomeno fare un passaggio con i soggetti da sempre impegnati in questo settore. Sono convinta che, oltre a dargli elementi che sembrano al momento ignorati nel testo, si potrebbe porre in tutt’altro modo il tema di una presenza doverosa di entrambi i genitori nella vita dei minori nonché l’attuazione puntuale di una responsabilità che va ben oltre una semplice 'spartizione' di diritti e doveri. Quando di mezzo c’è la vita dei bambini, un po’ di attenzione e sensibilità in più, ben oltre lo sbandieramento delle proprie ideologie, non è solo una opzione, ma un dovere imprescindibile.

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