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#MeToo

24 Agosto Ago 2018 1303 24 agosto 2018

Perché #MeToo è solido nonostante il caso Argento-Bennet

Come si può pensare che una sola donna, per quanto nota e prima vittima a venire allo scoperto, possa invalidare la potenza di una ondata di migliaia di denunce in tutto il mondo?

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Asia Argento Bennet Movimento Me Too Italia

Ora che la vicenda delle accuse ad Asia Argento sembra mostrare in tutta evidenza una serie di contraddizioni che meriterebbero prudenza e doveroso garantismo, sono in tanti a chiedersi, soprattutto all’estero, come mai in Italia la questione si sia prestata a un durissimo attacco al movimento #MeToo.

Ripercorriamo in poche righe l’accaduto. Il New York Times ha pubblicato giorni fa una notizia secondo cui Asia Argento avrebbe pagato un giovane attore a cui era da tempo affezionata, Jimmy Bennet, per evitare di scivolare in una clamorosa e paradossale denuncia. Denuncia che, secondo il NYT, potrebbe essere di molestie a seguito di rapporti sessuali che la Argento avrebbe avuto con il ragazzo, allora 17enne. Nonostante il noto quotidiano newyorkese descrivesse la vicenda con un garantismo evidente nei confronti dell'attrice-regista, la storia è diventata per i media italiani e per gli odiatori professionisti di casa nostra una ghiottissima occasione per proseguire con lo tsunami di fango e insulti con cui già in precedenza avevano travolto la Argento dopo che coraggiosamente aveva denunciato Harvey Weinsten.

Con aggressività inusitata e infamante alcuni giornali hanno titolato a in prima pagina, paragonando addirittura Asia Argento a Weinsten. C’è stato chi ha parlato di risarcimento per stupro (quando nemmeno è stata aperta un’indagine) e di voracità sessuale e bieca ipocrisia dell’attrice. Alcuni quotidiani italiani si sono esibiti in una delle peggiori pagine del giornalismo italiano, mostrando i canini a sostegno di accuse tutte da verificare e mosse da un ragazzino problematico, pare avvezzo alla ricerca spasmodica di denaro.

È chiaro che, al di là di quanto potrà essere più o meno confermato sull’ipotesi che Asia Argento abbia avuto rapporti sessuali col 17enne (cosa che inquadrerebbe la vicenda nell’orribile ambito degli abusi) in Italia è stato subito evocato e praticato un attacco incomprensibile e in alcuni casi abbastanza isterico alla tenuta del #MeToo e della sua credibilità.

Come? Per alcuni l’occasione è stata perfetta per rialimentare la necessità patologica di esternare in maniera violenta odio e antipatia contro una donna che ha l’ardire di essere libera, coraggiosa e schietta come poche. Per altri, la dimensione da accusatrice ad accusata ben si è prestata per definire «bufala» tutte le denunce di #MeToo (in particolare da parte degli uomini, che male hanno incassato l’accusa planetaria che le molestie sul lavoro siano una pratica pandemica). Infine, la preoccupazione di alcune attiviste che #MeToo ne uscisse irrimediabilmente danneggiato e un conseguente rimbrotto alla Argento che solo cinque minuti prima era osannata come la paladina italiana del coraggio.

Ancora una volta ci siamo collettivamente mostrati come 'cattivo esempio', al punto che persino il New York Times si è interrogato sulla reazione italiana. Come si può pensare anche solo per un secondo, ci si chiede con un briciolo di scoramento, che una sola donna, per quanto nota e prima vittima a venire allo scoperto, possa invalidare la potenza di una ondata di migliaia di denunce in tutto il mondo? Perché la stampa italiana non ha voluto distinguere una vicenda personale da un fenomeno che ha coinvolto trasversalmente migliaia di donne appartenenti a una moltitudine di professioni, classi sociali, latitudini? Mentre nel mondo nessuno ha ritenuto minato il Movimento, in Italia persino molte femministe si sono dichiarate pentite di aver affidato ad Asia Argento il ruolo di leader. In realtà la loro preoccupazione è completamente infondata.

La Argento, avendo mosso per prima le accuse contro uno degli uomini più potenti e ricchi al mondo, non poteva certo non essere un simbolo mediatico e popolare. Ma i simboli non sono necessariamente leader e non sono di certo 'proprietari' di fenomeni che come in questo caso, per potenza e diffusione, scavalcano e superano ogni ambizione personalistica o ogni assegnazione di ruolo.

#MeToo è la rivolta planetaria e contemporanea delle donne contro quello che è il più sottaciuto dei problemi: la molestia e la violenza nei luoghi di lavoro, il POTERE criminale esercitato per abusare e prevaricare, costringendoti spesso a scegliere tra la violenza e la tua stessa sussistenza. Non è un caso che nemmeno negli Stati Uniti dove adorano un certo 'leaderismo sociale' nessuna delle donne coinvolte tra quelle di maggior fama, abbia assunto toni da leader maxima. Dire oggi che #MeToo perda di credibilità e potenza perché Asia Argento sta subendo un’accusa da cui deve difendersi non è solo raccontare una favola: è ribadire quanto in Italia questo movimento sia stato epidermicamente mal sopportato dal patriarcato di cui siamo ancora insopportabilmente intrisi.

Le voci feroci delle donne contro Asia non sono altro che la prova di quanto culturalmente non siamo affrancate dal ruolo caro al peggiore maschilismo, quello che ci vuole distinte tra «sante o puttane». Di voci equilibrate, grazie al cielo, ce ne sono state: Cristina Comencini, Cristina Obber, Lidia Ravera. Donne che hanno tenuto saldo il timone della sorellanza e del garantismo. Donne che sanno che un movimento come questo sopravviverà ben oltre lo scetticismo italiano. E accadrà perché è stato un movimento di forza collettiva, di coesione e di unione in tutto il mondo. Migliaia di donne, ovunque e a viso aperto, hanno parlato dei loro carnefici sapendo che, anche senza andare in un tribunale, avere consapevolezza di ciò che si era subito, rappresenta un’arma potentissima per sé stesse e per le altre.

#MeToo ha inoltre indicato con chiarezza la strada di quello che secondo me sarà il nuovo femminismo: un movimento dal basso che vedrà unite le donne, sostenute anche da tanti uomini che credono nella pari dignità tra persone, nel valore dei diritti e nel bisogno di rivendicarli. Un movimento senza una persona sola al comando, anzi, dove è la forza collettiva delle donne a fare da guida e dove la parità di genere può diventare un collante di giustizia sociale, speranza, solidarietà e pace. Parole bellissime che nessun regime patriarcale potrà più abbattere, sminuire, fermare. Perché quando le donne camminano insieme, senza avere l'assurda pretesa di essere sempre d'accordo su tutto, sanno essere non solo speranza, ma la realtà di un mondo migliore.

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