8 Agosto Ago 2018 1749 08 agosto 2018

Le atlete italiane ci hanno insegnato che cos'è l'autostima

È la fine di un’epoca, quella delle Azzurre talentuose, ma fragili. Agli European Chiampionships abbiamo invece visto campionesse fiere e sicure. Un esempio per tutte le donne. 

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European Championships 2018 Simona Quadarella

Questi sono giorni pieni di immagini sportive in tivù. Sport che incredibilmente riescono a farci dimenticare (o quasi) il calcio maschile, fagocitatore in eccesso dello spazio sui media. E nelle immagini che vediamo nelle telecronache degli European Championship c’è qualcosa di veramente speciale che si consolida. Le vittorie delle Azzurre, direte voi. Sì, anche. Ma io parlo della fine di un’epoca, quella che vedeva le atlete italiane come talentuose, ma fragili, sempre protese verso qualcosa (o qualcuno) senza cui non avrebbero raggiunto le medaglie. Atlete che spesso dicevano «senza di… non ce l’avrei mai fatta». Basti pensare a Simona Quadarella, nuova stella del nuoto italiano. Dopo aver conquistato un oro negli 800, la romana, di soli 19 anni si è ripetuta il 7 agosto nei 1500 stile libero: una gara massacrante e difficilissima dove l’ultimo podio italiano è stato quello di Martina Caramignoli nel 2014. «Ho lavorato tanto quest'anno per ottenere questi risultati. Mi sono guadagnata tutto e penso di essermelo proprio meritato», ha detto lei rinforzando un concetto già espresso qualche giorno prima alla giornalista Rai Elisabetta Caporale: «Dedico questa vittoria a me stessa: non mi ferma nessuno». È stato poi il turno del bronzo di Carlotta Zofkova nei 100 dorso. Che ci ha lanciato un altro segnale chiaro e forte concludendo così un’intervista: «In passato mi mancava lo spunto decisivo, forse la cattiveria nelle gare importanti. Sicuramente sono cresciuta: il mio approccio alle finali è meno emotivo». Il lavoro dentro di me, è così che ho conquistato la medaglia, sembra volerci dire.

Carlotta Zofkova.

Gett

Medaglie che non sono piovute solo a Glasgow, dove peraltro sono arrivati altri podi nel nuoto sincronizzato (Manila Flamini e Giorgio Minisini hanno conquistato l'argento nel duo misto, un bronzo è andato a Costanza Ferro e Linda Cerruti e quest'ultima, non contenta, si è ripetuta con un altro secondo posto individuale). Altri trionfi, ben sette, sono arrivati con le atlete della ginnastica artistica agli Europei in Scozia. Tutte sembrano avere una consapevolezza e una determinazione che marcano a fuoco i loro successi. E non è nemmeno una questione di 'tipologia di sport'. Perché la nuova immagine delle fuoriclasse azzurre ha contagiato un po' tutte le discipline: scherma, ciclismo, atletica, volley, basket, calcio, hockey, softball e altro ancora. E a chi pensa che non sia ancora così chiedo di fare caso alla sicurezza e alla fierezza di giovanissime come Ayomide Folorunso (ostacolista e velocista italiana, campionessa europea under 23 dei 400 metri ostacoli a Bydgoszcz 2017), come Cecilia Zandalasini (cestista italiana già sbarcata negli Stati Uniti), come Paola Egonu (stella del volley azzurro) o Sara Gama (calciatrice della Juventus e della Nazionale) ecc. . Poi mi direte. Se poi doveste invece interrogarvi sul perché tutto ciò è così importante, la risposta è semplice. Queste ragazze sono il più grande spot all’autostima delle donne e al contrasto ad ogni tipo di ingiustizia di genere. Sono l’immagine più bella della consapevolezza di sé e del proprio valore. In più, la notizia ancora migliore è che non sono il futuro, sono il presente. Un presente che può ispirare ognuna di noi, qualunque sia la nostra età e la passione che intendiamo coltivare.

Cecilia Zandalasini.

E attenzione. Queste fuoriclasse conoscono benissimo la gratitudine per allenatori e allenatrici, per le società sportive e i gruppi militari per i quali gareggiano, per la maglia Azzurra. Sanno bene che i «grazie» vanno detti. Ma sanno, ancora meglio, che sono loro stesse le uniche artefici del successo e del raggiungimento dei loro sogni. Lo hanno ereditato da donne come Antonella Bellutti (due ori olimpici nel ciclismo), Monica Vaillant (oro mondiale con il Setterosa), Patrizia Panìco (prima donna ct di una Nazionale maschile azzurra) che magari nemmeno conoscono. Non importa. Il loro esempio ha aperto una strada e oggi, alle giovani, tocca aprirne un’altra: quella che ci permetterà di eliminare, molto presto, l’offesa di uno Stato che le considera dilettanti e non professioniste. Il conto alla rovescia, per chi vuole trattarle come cittadine di serie B, cavandosela con una lettera di encomio, un premio o qualche selfie, è iniziato.

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