Fausto Brizzi

Caso Fausto Brizzi

2 Agosto Ago 2018 1940 02 agosto 2018

Fausto Brizzi chiede i danni a chi lo ha denunciato

Se la questione fosse affrontata in ambito penale le ragazze rischierebbero o la reclusione da sei mesi a tre anni o una multa non inferiore a 516 euro. 

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Fausto Brizzi Archiviazione Violenza Sessuale

Da denuncianti a denunciate. Non è certo incoraggiante per chi volesse rivolgersi alle forze dell'ordine per segnalare una molestia sessuale assistere a ciò che potrebbe succedere nel tanto discusso caso Fausto Brizzi. Ma la giustizia deve fare il suo corso e in questo caso la strada sembra segnata. La Procura di Roma ha infatti chiesto l'archiviazione per il regista indagato da aprile 2018 per violenza sessuale a seguito di querele presentate da tre donne. La vicenda, come dicevamo, è nota e aveva rappresentato forse l’unico episodio italiano trattato come 'credibile' dalla stampa nazionale, nell’ambito dello tsunami creato dal movimento #MeToo. Tutto è iniziato con una serie di servizi del programma televisivo Le Iene, che avevano raccolto le dichiarazioni di aspiranti attrici che raccontavo la loro esperienza con Brizzi. Poi sono arrivati i tg, i programmi del pomeriggio, quelli della sera, e chi più ne ha più ne metta. Tanto che la casa di produzione Warner gli impedì di partecipare al lancio del suo film Poveri ma ricchissimi, facendo addirittura togliere il suo nome dai manifesti. Insomma una catastrofe. E ora, a un passo dall'eventuale riscatto, almeno dal punto di vista giudiziario, il regista assapora l’idea di una vendetta non solo mediatica, ma anche economica. Attraverso i suoi avvocati, ha infatti annunciato probabili azioni legali nei confronti di chi l’ha accusato.

AMBITO PENALE O CIVILE?

Certo si parla solo di ipotesi. Perché tutto dipende dalla decisione del giudice per le indagini preliminari. «Se la questione fosse affrontata in ambito penale le ragazze che hanno accusato il regista potrebbero ritrovarsi a dover rispondere, a seconda dei casi, di calunnia o diffamazione, per il fatto determinato a mezzo stampa», ci spiega l’avvocata penalista Antonella Anselmo. E la pena prevista sarebbe o la reclusione da sei mesi a tre anni o una multa non inferiore a 516 euro. L’obiettivo dichiarato pare sia quello, però, di puntare alla causa civile, con l’intento comprensibile di stroncare la marea di dichiarazioni in particolare postate sui social network e in video che hanno minato la reputazione di Brizzi. Che, comunque, potrebbero non fermarsi, a prescindere dalla pronuncia della Giustizia. Staremo a vedere. Di sicuro, in entrambe le possibilità, lo scenario è piuttosto scoraggiante. Ci sarà chi continuerà a credere che una vasca idromassaggio nella sala dove vengono fatti i colloqui sia già una prova inconfutabile e altri che non perderanno occasione per screditare la portata e la potenza innegabili del fenomeno #MeToo.

È importante non far passare il messaggio che la Giustizia non dia fiducia alle donne che, subìto l'abuso, trovino il coraggio di denunciare

Una cosa però è certa: è un’impresa pressoché impossibile per le vittime provare che le molestie sessuali siano realmente avvenute e non solo per i tempi di elaborazione, tutt’altro che standardizzabili. In un caso ci sarebbe infatti uno scambio di messaggi e nuovi appuntamenti fissati in clima cordiale successivi alle presunte violenze. Riportando la questione in termini generali, è però davvero importante non far passare il messaggio che la Giustizia non dia fiducia alle donne che, subìto l'abuso, trovino il coraggio di denunciare. Magari, come ci ricorda ancora l’Avvocata Anselmo, occorrerebbe innanzitutto aiutarle, con adeguate campagne informative, a muover i passi giusti dal punto di vista legale. Informarle anche su quanto possa essere dannoso produrre esternazioni alla stampa che potrebbero rivelarsi, un domani, solo un grosso boomerang.

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