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Diritti

30 Luglio Lug 2018 1803 30 luglio 2018

Perché il ministro Fontana sbaglia a parlare di aborto

La 194 non deve essere ostaggio di battaglie ideologiche a buon mercato. Il governo lavori veramente a un welfare che aiuti le mamme e i papà. Allarghi i diritti, non li riduca. 

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Obiezione Respinta Manifestazione Femminista Aborto (11)

Dopo le famiglie arcobaleno che «non esistono», la gestazione per altri «illegale», questa volta il loquace ministro della Famiglia Lorenzo Fontana ha avvertito l'urgenza di dire, ribadire, la sua anche sull'aborto. In una intervista a La Verità, il leghista ha infatti posto come uno dei motivi più ricorrenti che portano le donne alla decisione di interrompere la gravidanza la «preoccupazione economica». Per poi aggiungere: «Mi piacerebbe che lo Stato fosse più vicino a queste donne per far capire loro che, nel dubbio, un figlio è meglio farlo». Sono parole scivolose, insinuanti e, per questo, pericolose. Dietro le quali si nasconde una concenzione taleban-cattolica della donna, mera fattrice e talmente in balia degli eventi da non poter godere nemmeno dela più basilare delle libertà: quella di gestire il proprio corpo. Per questo, sempre secondo Fontana, deve intervenire lo Stato padre, guardiano e marito, per «fare capire» a noi sprovvedute e ingenue che nel dubbio tanto vale espletare la funzione per la quale siamo state create e cioè dare la vita.

ABORTIRE È UN DIRITTO, NON UNA CONCESSIONE

Fontana ancora una volta ignora di essere ministro di uno Stato laico che, con colpevole ritardo, ha fatto suo il diritto di una donna a non diventare madre. Abortire è una scelta, non una concessione. Ed è una scelta che solo la donna che ci è passata può, se vuole, spiegare. Prima di tutto a se stessa. E portarla a termine senza colpevolizzazioni, senza l'aiuto non richiesto di ultrà Pro-life nei consultori, senza l'indecenza di trovarsi di fronte personale medico pubblico obiettore di coscienza ed essere costretta a una via crucis per ospedali. E soprattutto senza un rappresentante dello Stato che dica la sua su un tema così personale e delicato.

SERVE UN NUOVO WELFARE, NON SLOGAN IDEOLOGICI

Altra cosa è permettere a ogni donna, anche se single, di portare avanti in tranquillità una gravidanza. Ma qui stiamo parlando, gentile ministro, di chi un figlio lo vuole, nonostante tutto. Ricordo solo che il partito che Fontana degnamente rappresenta è già stato al governo senza per questo riuscire a varare aiuti veri e non propagandistici per le donne e la famiglia. Spulciando poi il contratto di governo che vincola le azioni di Lega e M5s non si fa cenno a una revisione della 194, ma si punta a finanziare un welfare famiglia friendly: più asili nido, più benefit, meno tasse. Sarebbe meglio che Fontana, in collaborazione col ministro del Lavoro Luigi Di Maio, si impegnasse a reperire i fondi per realizzare ciò che ha promesso invece di intraprendere battaglie ideologiche, pericolose e oscurantiste. Il ministro Fontana dovrebbe anche ricordare che in Italia il calo demografico è parzialmente attenuato dai piccoli di prima e seconda generazione. Proprio quelli a cui il suo partito, i suoi alleati di centrodestra e il M5s non intendono riconoscere come italiani paventando, in qualche caso, il rischio di una sostituzione etnica. E che ci sono donne che nonostante tutto decidono di mettere al mondo un figlio e pur di farlo salgono su un gommone affidandosi a criminali. Per loro, ministro Fontana, lo Stato può fare nulla?

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