25 Luglio Lug 2018 1559 25 luglio 2018

Luci e ombre della Fecondazione assistita

Il 25 luglio 1978 nasceva la prima bimba concepita con l'inseminazione artificiale. Da allora di strada ne è stata fatta. Ma alcune barriere culturali restano.

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Fecondazione Assistita Eterologa

Il 25 luglio 2018 ricorre un anniversario importante. Importante per milioni di persone che senza la fecondazione assistita non sarebbero nate. Il 25 luglio di 40 anni fa infatti i medici all'Oldham General Hospital, nel Regno Unito, sentirono un vagito che avrebbe cambiato la storia: Louise Brown era la prima nata concepita in provetta.

ETEROLOGA, UN DIVIETO VERGOGNOSO

L'inseminazione in vitro ha aperto negli anni nuove possibilità, compresa quella di diventare genitori facendo ricorso a donatori. E proprio circa questa pratica - la fecondazione etrologa - in Italia non abbiamo avuto momenti di cui essere fieri. Anche se dal 2014 nel nostro Paese è possibile accedervi, ci porteremo dietro per molto tempo una pagina vergognosa nella storia dei diritti. Per anni infatti alle coppie che avevano problemi di fertilità è stato impedito di realizzare il loro sogno. Un divieto figlio di una politica retriva e per nulla laica. A salvarci è stata la Corte Costituzionale che ha smantellato a suon di pronunce una delle peggiori cattiverie mai inflitte. Fa ancora talmente rabbrividire quel divieto che vale la pena ricordarlo. La famigerata legge 40/2004 parlava chiaro: non consentiva alle coppie sterili di fare uso della tecnica che prevede l’utilizzo di gameti esterni alla coppia. Quanta sofferenza e quanta rabbia abbia portato quel divieto lo sa solo chi ha vissuto direttamente o indirettamente con i propri cari questa ingiustizia (aggirata solo da chi poteva permetterselo, foraggiando cliniche straniere).

La prima pagina dell'Evening News del 1978 che dà grande risalto a Louise, la prima figlia della provetta.

Detto questo, sono sempre di più le coppie nel mondo che ricorrono all'inseminazione artificiale. Dal 1978 nel mondo sono nati con procreazione medicalmente assistita oltre 8 milioni di bimbi. Sempre nel nostro Paese, dove i problemi di fertilità riguardano una coppia su cinque, dal 2005 al 2015, la tecnica è stata effettuata mezzo milione di volte portando alla nascita di oltre 100 mila piccoli. Ma tuttora, nonostante il continuo miglioramento delle tecniche, la probabilità di riuscita della procedure di Pma è inferiore al 50%.

L'UOMO È ANCORA UN «GRANDE ASSENTE»

A fronte di questi numeri ci si aspetterebbe una conoscenza significativa su cosa sia la fecondazione assistita e quali azioni di prevenzione sarebbe bene porre in essere per un miglior successo della procedura o anche per poterla in alcuni casi evitare. E su questo mi ha particolarmente incuriosito un elemento che, tanto per cambiare, si poggia benissimo su quella insopportabile cultura della «iper-responsabilità femminile» in tema di procreazione e genitorialità. Pare infatti, secondo gli andrologi, che l'uomo sia ancora una sorta di «grande assente». Anche qui, l’attenzione pare essere tutta sulla donna. A dirlo non sono io, ma la Società Italiana Andrologi (Sia) che riporta come in casi di difficoltà un uomo su quattro non venga visitato dall'andrologo. Non solo. Oltre 60 mila delle 250 mila coppie con problemi di fertilità 'dimenticano' diagnosi e cura per il lui. Eppure, basterebbe una adeguata informazione per sapere che interventi poco complessi e costosi come la correzione del varicocele, la cura di infiammazioni urogenitali, l'uso di terapie ormonali o di molecole antiossidanti a seconda dei casi, «potrebbero consentire una gravidanza naturale o favorire il successo di una eventuale procreazione medica assistita», dice ancora la Sia.

UNA QUESTIONE MOLTO ITALIANA

Insomma il quadro sembra quello che accomuna tante questioni italiane: una politica che si arroga il diritto di vietare una pratica preziosa, nascondendosi dietro il paravento della parola “etica”, la Corte Costituzionale che ci riporta nell’era moderna e una cultura dura a morire secondo cui il problema risiede senza alcun dubbio nella donna e non nell’uomo. E su questo speriamo di non dover aspettare altri 40 anni, prima che si faccia una corretta informazione.

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