17 Luglio Lug 2018 1956 17 luglio 2018

Cosa insegna la sentenza della Cassazione su stupro e alcol

I giudici hanno scelto giustamente, applicando l'aggravante in maniera corretta. Dobbiamo imparare a leggere meglio le notizie, senza farci trascinare dall'emotività.

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Sentenza Stupro Spagna (2)

La sentenza della Cassazione (di cui abbiamo scritto qui), nella quale non è prevista un’aggravante specifica per gli stupratori di una donna sotto l’effetto di alcol volontariamente assunto, ha scatenato un’ondata di indignazione generale. In molti, me compresa, abbiamo temuto di trovarci di fronte ad un’altra sentenza shock come quella dei “jeans” indicati dalla Corte qualche anno fa come prova per negare uno stupro. In questo caso, tuttavia, una buona dose di emotività da parte dell'opinione pubblica e qualche titolo un po’ fuorviante di testate blasonate hanno provocato una serie di critiche ai supremi giudici onestamente immotivate. Vediamo il perché.

L'ALTRA AGGRAVANTE CHE È STATA RICONOSCIUTA

La Corte ha riconosciuto il reato di violenza sessuale di gruppo (articolo 609 del Codice penale) demolendo l’assoluzione ottenuta in primo grado dai due stupratori, e questa è una prima vittoria. Tale reato è punito con una condanne dai 6 ai 12 anni. Inoltre, la sentenza stabilisce l’aggravante della minorata difesa (qui in ottemperanza all’art. 61), elemento che porta alla maggiorazione di un terzo della pena prevista. Viene quindi a cadere la critica più feroce contestata ai giudici, ossia che lo stato di incapacità di opporsi al reato non fosse stato oggetto di aggravante. Lo è stato e costerà caro ai due individui.

Soprattutto val la pena ricordare che non più tardi di qualche anno fa i giudici, nel nostro Paese e anche all'estero, avevano scritto sentenze-mostro intrise di una cultura patriarcale e misogina, asserendo che non poteva essere riconosciuta la violenza sessuale se la vittima era alterata nella sua autodeterminazione dagli effetti dell’alcol. Sentenze gravissime che ci avevano riportato indietro davvero di secoli, riproponendo il famigerato “se l’è cercata”. Dobbiamo anche aggiungere, in merito al caso, che ora la Cassazione ha affidato alla Corte di Appello la verifica riguardo un'eventuale condotta dei due stupratori atta a indurre la donna in uno stato di “minorata difesa”. Se la Corte d’Appello dovesse decidere positivamente, su questa circostanza rientrerebbe in gioco anche l’aggravante al momento non ammessa.

FERMIAMO LA ROUTINE DELL'INDIGNAZIONE

Chiarito fin qui il fatto da un punto di vista tecnico e sottolineando che con le sole aggravanti riconosciute la pena potrà variare tra gli 8 e i 16 anni, vorrei portare una riflessione su due questioni. La prima è la puntualità dell’informazione e la verifica puntuale delle vicende. La velocità dei social network e la lettura veloce, soprattutto (ahinoi..) quando si ferma ai titoli, possono essere un elemento di disinformazione virale molto pericoloso. Facciamo, e rivolgo anche a me stessa questo invito, un respiro profondo quando leggiamo una notizia che ci indigna e cerchiamo diverse fonti.
Sono da sempre convinta che una società si migliora con la pazienza della conoscenza e con la volontà comune di non fermarci al primo strillo. Ma so anche che cedere alla tentazione di sbattere un pugno sul tavolo, prima di aver piena contezza delle proprie ragioni, è un rischio sempre in agguato. Cerchiamo quindi da questa catena di notizie, articoli e commenti di rivalutare una sorta di preziosa responsabilità sociale della circolazione delle notizie. Una responsabilità in capo ad ognuno di noi, chiamati dalla rete ad essere potenziali megafoni di “non verità”.

Il secondo punto torna al tema della violenza sulle donne. L’emotività e la rabbia che scatenano notizie dove sembra che vinca ancora quella che Cristina Obber chiama “la cultura dello stupro” testimoniano che l’opinione pubblica è davvero stanca dei tentativi di giustificare crimini così efferati. Sarebbe il caso, ad esempio (come chiedono varie realtà femministe e autorevoli centri antiviolenza), di eliminare per alcune fattispecie di reato la facoltà di ricorrere al rito abbreviato, così come andrebbe eliminata la prescrizione per violenze e molestie. Reati per i quali i tempi di elaborazione e di ricorso al percorso giudiziario possono anche essere lunghissimi.

GIRO DI VITE PER IL REATO DI STUPRO

Ultimo, ma non ultimo, ritengo che sarebbe necessario un inasprimento delle pene per i reati di stupro. Pur essendoci la parte delle aggravanti nella commisurazione della pena da scontare, la mia impressione è che nella violenza sessuale alberghi ancora una incomprensibile cultura della comprensione verso il reo. Qualunque psicoterapeuta e tutta la letteratura scientifica disponibile parlano dello stupro come di un danno enorme, in molti casi non rimarginabile. A questo danno non si può rispondere con qualche anno di galera, magari scontato ai domiciliari per buona condotta…

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