2 Luglio Lug 2018 1848 02 luglio 2018

Il M5s chiarisca le sue posizioni sui diritti civili e delle donne

Vincenzo Spadafora, sottosegretario alle Pari opportunità, ha detto il nostro Paese non farà passi indietro. Ma il ministro Fontana l'ha smentito, sostenendo che parlasse a titolo personale. Una smentita gravissima. Che lo delegittima dal suo ruolo.

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Movimento Cinque Stelle Diritti Civili

Vincenzo Spadafora al Pride di Pompei ha detto: «Sono qui per ribadire come sottosegretario con delega alle Pari opportunità che il nostro Paese non può fare passi indietro sui temi dei diritti civili».

«Credo che il ministro Fontana sia una persona con cui si potrà dialogare anche su questi temi nell’interesse di tutti i cittadini», ha aggiunto.

A queste parole il ministro Fontana ha precisato in un post su Facebook che Spadafora ha parlato a titolo personale e non a nome del governo, affermazione ribadita anche da Matteo Salvini.

Con tutto il rispetto, il sottosegretario Spadafora parla a titolo personale, e non a nome del governo, né tantomeno...

Geplaatst door Lorenzo Fontana op Zaterdag 30 juni 2018

Una smentita gravissima che delegittima Spadafora nel suo ruolo istituzionale alle Pari opportunità e rimarca la forza della Lega nel stabilire priorità ed interventi in tema di diritti attraverso il suo ministro per la famiglia, Fontana, appunto, impegnato da anni contro i diritti delle persone lgbt, contro l’aborto, contro l’educazione di genere nelle scuole. Ma se sulla sua anacronistica negazione della famiglia omogenitoriale (più che mai esistente e sempre più integrata nella società) gli sono piovute addosso critiche da ogni dove, poco o niente è accaduto per l’altro lato della medaglia oscurantista che porta al petto, ovvero la sua contrarietà alla libertà di scelta delle donne sulla propria salute riproduttiva.

«Voglio intervenire per potenziare i consultori così di cercare di dissuadere le donne ad abortire», sono state le sue parole appena eletto.

Evidentemente Fontana non considera le donne in grado di compiere scelte importanti su se stesse, sulla propria vita; pensa che ci sia bisogno di un intervento esterno che le dissuada, che le convinca che stanno sbagliando.

La pensa così il popolo del Family day, che demonizza l'aborto come le famiglie omogenitoriali, perché si tratta di libertà in contrasto entrambe con la visione di un cattolicesimo integralista che come ogni altro integralismo religioso impone alla donna la sottomissione e alle persone omosessuali di nascondere il proprio orientamento.

Fedriga dal Friuli ha detto che anziché al Pride i patrocini e i finanziamenti andrebbero dati al Family day.

Ecco il disegno della Lega. Fondi pubblici alla restaurazione del patriarcato, con il padre padrone dalla voce grossa che batte il pugno su tavolo.

Cosa intende dunque il ministro Fontana per «potenziare i consultori»?

Appoggiare (anche economicamente) le iniziative dei movimenti catto-integralisti che spesso occupano gli spazi adiacenti ai consultori per manifestare la contrarietà all’aborto, colpevolizzando le donne e improvvisandosi nel ruolo di tutori, o peggio di salvatori, promettendo pochi euro per acquistare pannolini illudendo chi non si può permettere un figlio di ricevere un sostegno che sia più di qualche briciola (Io mi sono confrontata con alcune pie donne che dicono di farsi carico con le loro associazioni degli aspetti economici della genitorialità, ma si tratta di pochi euro che si azzerano dopo circa 18-20 mesi, poi ti ritrovi sola, ti affidano alla provvidenza)? Non condivido le parole del Papa quando dice che non si dovrebbe abortire nemmeno in caso di malformazioni del feto, ma rimangono parole sue. Se invece gli stessi concetti li enuncia un ministro, in uno Stato che rivendica la propria laicità nella Costituzione, mi preoccupo, perché questo incide e inciderà nelle vite delle persone e delle famiglie.

I consultori vanno potenziati, è vero, ma applicando la 194, che prevede soprattutto attività di prevenzione sull’utilizzo degli anticoncezionali, in Italia tra i più costosi in Europa.

GRAZIE ALLA LEGGE 194 GLI ABORTI DIMINUISCONO

«La legge 194 non va migliorata, va applicata». Così ha esordito il dottor Sandro Viglino (Presidente Nazionale AGITE, Associazione Ginecologi Territoriali) in un suo intervento a Milano il 21 maggio, ricordando come i numeri ci dicano che gli aborti sono diminuiti di due terzi dall’applicazione della legge 194 (per citare dei numeri, nel 1982 erano stati 234.801 e sono scesi a 84.926 nel 2016).

Il tasso di abortività dato dal numero di Ivg (interruzione volontaria di gravidanza) per mille donne tra i 15 e i 49 anni è sempre stato in calo dall’applicazione della legge, in particolare tra le donne italiane che fanno maggiormente uso di contraccettivi rispetto alle straniere.

Questa dunque la strada da seguire, con «campagne mirate a partire dalle scuole», come ha ribadito il dott. Viglino lamentando che nelle tante Pubblicità Progresso intraprese negli ultimi anni manchi proprio l’impegno educativo in termini di contraccezione e prevenzione.

Inoltre, ha ricordato Viglino, una delibera del luglio 2017 ha riposizionato alcuni contraccettivi ormonali da anni in fascia A (a carico del servizio sanitario nazionale) in fascia C (a carico del paziente), provvedimento che ne disincentiva l’utilizzo soprattutto tra le giovani e le donne in difficoltà economiche, che aumenta dunque le possibilità di aborti anziché prevenirli, mostrando l’ipocrisia di chi al governo si occupa di questi temi.

ABORTO DI CLASSE E ABORTO CLANDESTINO

D’altronde la ex ministra Lorenzin ha sempre negato che in Italia ci fosse un problema di mancanza di medici non obiettori nelle strutture pubbliche, dimenticando che minor numero di aborti non significa minor numero di richieste perchè le richieste disattese non vengono documentate. Se in un ospedale l’obiezione raggiunge il 100%, nessuna richiesta rientra nelle statistiche ufficiali, non è difficile rendersene conto. Vi sono regioni come la Basilicata in cui l’obiezione nella media raggiunge il 90%, non rispettando di fatto la legge e vincolando la libertà di scelta alle possibilità economiche. Una donna lucana che non voglia portare avanti la gravidanza deve infatti affrontare costi di trasferimento in regioni con minor tasso di obiezione, allungando i tempi e rendendo il tutto più complicato e doloroso. Oppure può ricorrere all’aborto clandestino, a volte dagli stessi medici che lo praticano in privato ma non nel pubblico, per non compromettere la propria carriera in strutture dove la dirigenza invita all’obiezione.

Va ricordato che è la stessa legge 194 a prevedere l’obiezione, perchè è una legge rispettosa di tutte le posizioni, ma la quota di obiezione tra i medici non dovrebbe superare quella soglia che garantisce l’erogazione di un servizio a cui le donne hanno diritto.

La legge 194 va rispettata e difesa perchè è una legge di civiltà.

Lo ha ribadito la rete Rebel Network che sulla 194 ha lanciato un «Manifesto per la vita e la libertà di scelta».

Intorno alla libertà delle donne si giocano tante altre libertà.

UN GOVERNO SORDO, CIECO E MUTO

Ma cosa ci dobbiamo aspettare da un governo che ci appare compatto anche sui temi etici, tenendo conto che Fontana, quando era al parlamento europeo, ha molto battagliato contro la scelta delle donne in tema di aborto, educazione sessuale e contraccezione?

Il ministro Fontana non è stato smentito da nessuno al governo; il silenzio di Di Maio e del Movimento Cinque Stelle sulla questione aborto ci fa pensare che anche le libertà femminili siano negoziabili pur di restare al governo. O peggio, dopo le posizioni nette di Danilo Toninelli in tema di diritti umani, dopo tanti esempi di sessismo e omofobia incredibilmente digeriti da una base sempre più asservita, il movimento Cinque stelle stia rivelando una faccia molto conservatrice abilmente cammuffata da una comunicazione efficace. Perché l'alternativa ad affidare a Salvini il ministero degli Interni e a Fontana quello della famiglia c'era, ed era tornare al voto. Perché lo scenario che si è già aperto è molto preoccupante per i diritti di tute le persone e riesce a farci rimpiangere persino Berlusconi.

Fontana giustifica le sue idee con il fatto di essere cattolico. Forse dimentica che tra i cattolici vi sono tanti e tante omosessuali che sempre più si allontanano dalla Chiesa anche per colpa della propaganda integralista (io ne ho testimonianza diretta durante la mia formazione nelle scuole). Forse dimentica che il referendum del 1978 sia stato vinto grazie anche al voto di tante e tanti cattolici che volevano sancire che il diritto di scelta spetta a chi un figlio lo dovrebbe portare in pancia, che volevano dire basta all’aborto clandestino. Forse dimentica che sono cattolici molti medici difensori della legge 194, sono cattoliche molte donne che vi ricorrono. Essere cattolici ed essere catto-integralisti sono due cose ben diverse.

L’integralismo ideologico e religioso che si sta mobilitando con campagne denigratorie e fortemente giudicanti nei confronti delle donne che ricorrono alla ivg (interruzione volontaria di gravidanza) non fanno che acuire le discriminazioni che le tante forme di violenza contro le donne ci testimoniano ogni giorno. In un recente documento il presidente di una di questi gruppi catto-integralisti ha ribadito che una donna dovrebbe portare avanti una gravidanza anche se conseguenza di uno stupro. In ogni riga dei loro proclami in difesa degli embrioni le donne spariscono. Sparisce la loro dignità, spariscono i diritti, sparisce il dolore. In fondo, proprio come le famiglie arcobaleno, proprio come uomini e donne e bambini in balia di un mare ingordo, nella loro visione del mondo le donne non esistono.

Ci dica il Movimento 5 stelle quali le sue posizioni su questi temi, vogliamo dichiarazioni ufficiali, non pareri personali.

Ci dica come si porrà in questo governo che ha esordito sordo alle istanze di una società civile già capace di convivere nel rispetto delle reciproche differenze e diversità di opinioni ma impaurita, esasperata dalla mala politica e della propria precarietà, incattivita da una propaganda subdola e continua. Un governo in cui in questa alleanza (che chiamano contratto così come chiamano pace fiscale un condono) il movimento 5stelle ha concesso alla Lega un grande potere e questo è allarmante perché sono noti i rapporti della Lega con gli esponenti dell'estrema destra di tutta Europa.

UNA GIORNATA NAZIONALE PER I DIRITTI

Sul terreno dell'incertezza e della paura si animano gli integralismi, che intervengono pazientemente e capillarmente sulla formazione e sull'informazione, che rispondono a un bisogno collettivo di sicurezza innegabile e umanamente comprensibile. Che colmano vuoti.

Ma i vuoti si possono riempire anche di politiche costruttive e il nostro Paese pullula di persone impegnate ogni giorno per questo, più silenziosamente ma in un sottobosco vivo e propulsivo.

Per questo la rete Rebel Network sta organizzando il Network day, una giornata per la politica dei diritti che si svolgerà a Rimini l'8 settembre 2018 e che riunirà associazioni, movimenti, cittadini e cittadine che vogliano rimettere al centro i diritti delle persone, che vogliano proporre, unendo le forze, una visione di Italia alternativa al passato ma anche a questo presente che oscura la memoria e le conquiste di civiltà per cui questo paese ha lottato e sofferto. Perché la difesa della legge 194, il riconoscimento delle famiglie omogenitoriali, la lotta alla mafia, sono pezzi di uno stesso puzzle il cui disegno è una società più giusta, dove tutte le persone abbiano pari opportunità, appunto, di realizzazione.

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