2 Luglio Lug 2018 1732 02 luglio 2018

No, la cultura della diversità non è un problema: è la soluzione

Il successo dell'Italia ai Giochi del Mediterraneo l'ha dimostrato. Lasciamo da parte il linguaggio dell'odio e godiamoci il trionfo della Nazionale.

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Italia Giochi Mediterraneo 4X400

Una delle foto più belle della storia dello sport. Questo ritengo sia la foto delle quattro staffettiste italiane vincitrici della 4x400 ai Giochi del Mediterraneo 2018. Il motivo va ben al di là dell’importanza della competizione il cui livello non è un indicatore di valore mondiale dal punto di vista prestativo, ma dà sicuramente un motivo di orgoglio alla Federazione Atletica. Una Federazione, vale la pena ricordarlo, che sta facendo anche della parità di genere un vanto e che di recente ha ribadito con forza a tutti i suoi affiliati che nessun podio tra uomini e donne può essere diverso.

Ma perché questa vittoria delle Azzurre diventa oggetto di dibattito politico. Tutto parte dal tweet di Roberto Saviano che sfrutta la ghiotta occasione dicendo parlando delle campionesse dice che «il loro talento e i loro sorrisi sono la risposta all’Italia di Pontida, razzista, imbrogliona, ciarlatana e violenta». Ancora una volta lo scrittore anti-mafia non usa mezzi termini e sfrutta l’assist delle atlete vincenti della atletica per proseguire il feroce duello con Salvini.

Ci stupisce invece Giorgia Meloni che non coglie al volo l’opportunità e, pur lasciando una bacchettata d’ordinanza alla sinistra radical chic, riesce ad esultare senza troppi commenti per il risultato delle italiane.

Ma a far diventare definitivamente la staffetta femminile 4x100 un caso politico ci pensano i dem che con l’hashtag ben studiato #primeleitaliane costringono l’uomo del momento ossia il Ministro dell’Interno Matteo Salvini a rintuzzare l’attacco mediatico. Salvini con stile istituzionale e una piccola digressione da segretario di partito dice: «Bravissime, mi piacerebbe incontrarle e abbracciarle. Come tutti hanno capito (tranne qualche 'benpensante' e rosicone di sinistra), il problema è la presenza di centinaia di migliaia di immigrati clandestini che non scappano dalla guerra e la guerra ce la portano in casa, non certo ragazze e ragazzi che, a prescindere dal colore della pelle, contribuiscono a far crescere il nostro Paese. Applausi ragazze!!!».

Mai credo nella storia dello sport femminile una gara dei Giochi del Mediterraneo aveva avuto così tanto risalto in Italia. Tra l’altro in pochi sanno che le atlete e gli atleti italiani di seconda generazione o naturalizzati sono moltissimi nel nostro Paese. E lo sono in particolare grazie ad una legge che fa sì che nello sport il diritto di cittadinanza sia già realtà. La svolta del cosiddetto 'Ius Soli sportivo' ci fu il 20 gennaio 2016 con la legge numero 12. A promuoverlo furono le due campionesse entrate nel mito e poi in Parlamento: Josefa Idem del Pd (relatrice) e Valentina Vezzali di Scelta Civica. La legge consente da allora ai minori stranieri regolarmente residenti in Italia «almeno dal concepimento del decimo anno di età» di essere tesserati presso le federazioni sportive con le stesse procedure previste per il tesseramento dei cittadini italiani, ovvero senza le limitazioni che i singoli sport impongono per gli stranieri. A fronte di questo ius soli sportivo, si è mantenuto solo il vincolo sulla presenza di un atleta in azzurro riservato solo a chi ha conseguito la cittadinanza italiana.

Perché allora tanto scalpore, vi chiederete? Perché siamo in una eterna fase di propaganda, senza esclusione di colpi. E per Salvini l’uso dei social network è funzionale al consenso in maniera del tutto evidente, ora sullo stesso filone sono anche gli altri partiti. L’imperativo sembra essere 'sfruttare tutto': una notizia non più da trattare solo come tale o per portare riflessioni, approfondimenti e pensiero politico, ma solo per arrivare alla pancia delle persone e produrre emotività. Non a caso, la foto delle ragazze sui social network sta impazzando e magari delle migliaia di tweet e post su Facebook nessuno si chiederà l’unica cosa su cui vale la pena interrogarsi: perché quello che è già il presente, evidente e vincente nello sport, ossia una multiculturalità e una cultura della diversità, in Italia è percepito più come un problema che non come imprescindibile ricchezza di una società migliore? Chissà se un giorno una domanda così riuscirà a scatenare oceanici ragionamenti fatti senza il linguaggio dell’odio. Intanto godiamoci le facce meravigliose di Libania Grenot, Maria Benedicta Chigbolu, Ayomide Folorunso, Raphaela Lukudo. Atlete italiane sul tetto del Mediterraneo.

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