29 Giugno Giu 2018 1729 29 giugno 2018

Il rapporto donne-calcio sta cresendo: prendiamone atto e ripartiamo da qui

La Nazionale femminile si è qualificata ai Mondiali 2019 e le tifose sono in aumento: il cambiamento è iniziato. 

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Donne Calcio Nazionale Mondiali Francia 2019

Ai Mondiali di calcio l’Italia femminile ci andrà e precisamente in Francia nel giugno del 2019. Ma è innegabile che guardare una Coppa del Mondo maschile senza gli Azzurri in campo un po’ di malinconia la dà e neanche il brillante risultato delle donne consola i più. Tra i delusi ci sono anche tante supporters: non a caso, un dato innegabilmente in crescita, nel calcio, è proprio il rapporto tra tifo e donne. L'Istituto di scienze dell'alimentazione (Isa) del Cnr di Avellino ha analizzato il rapporto tra donne e calcio. Leggendo i risultati, scopriamo che esistono addirittura 40 club di supporters al femminile, con tanto di associazione, l'Anfissc, grazie alla quale le tifose si organizzano e prendono d’assalto gli stadi delle loro squadre del cuore. Il sito dell'Università dice che «La tifosa-tipo ha un'età compresa tra i 25 e i 45 anni e con un livello di istruzione medio alto, spesso è stata coinvolta nella passione per il pallone da un fratello, un fidanzato o un padre particolarmente tifosi. Tutte tengono a precisare che non sono interessate all'avvenenza estetica dei calciatori, ma allo spettacolo calcistico e hanno una preparazione sull'argomento tale da poter discutere tranquillamente con gli uomini di fuorigioco e tattica». Non ve l’aspettavate, vero? Chissà che questi numeri non ci aiutino a vedere più brand tipicamente rivolti a un target in prevalenza femminile e meno pubblicità sessiste.

Il calcio è uno sport bellissimo per dinamismo e collegialità e questo, al di là del talento e del genio, fondamentali per essere grandi squadre, è l’elemento che a me affascina di più. Una partita di calcio giocata ad alto ritmo esalta la squadra e la capacità di saper essere sempre un gruppo. Bello, molto. Una vera metafora della vita per chi crede nella condivisione. Sarebbe interessante proporre (magari proprio alle Università) un’indagine più approfondita per capire dalle appassionate di calcio quali siano gli elementi che più le attraggono verso questa disciplina, se si sentono a loro agio negli stadi, se esistono elementi che accomunano o dividono dall’attaccamento dei tifosi uomini. Personalmente, mi piacerebbe sapere dalle calciatrici e dalle allenatrici cosa, secondo loro, può insegnare il calcio giocato dalle donne al calcio dei Cristiano Ronaldo e dei Messi. Nel frattempo che una ricerca venga commissionata, ho fatto qualche domanda a Patrizia Panico, uno dei più grandi talenti della storia del calcio italiano femminile e la prima allenatrice della storia della Federcalcio di un team maschile della Nazionale (l’under 17), e al mito Carolina Morace oggi allenatrice del Milan Women.

Patrizia Panico

Secondo Patrizia, l’aumento di donne che seguono il calcio è legato alla scoperta della passione nei confronti di questo sport. Più che di una vera e propria rivoluzione, secondo l’allenatrice Azzurra questa attenzione si inserisce in un cambiamento in molteplici settori, all’inizio tipicamente maschili nei quali la donna sta assumendo ruoli da protagonista. E parlando di allenatrici nel calcio maschile, Patrizia Panico non ha dubbi: «Molto presto vedremo allenatrici donne sulle panchine di squadre maschili. Bisogna studiare, fare esperienze e come ogni altro settore, prima o poi come ovunque, anche nel calcio le donne si affermeranno».

Carolina Morace

Le fa eco Carolina Morace, capocannoniera per 12 stagioni (di cui 11 consecutive), vincitrice di 12 scudetti e prima donna ad aver allenato, seppur per pochi mesi, una squadra di calcio professionistica maschile: il Viterbo. Carolina, per spiegare lo sbarramento attuale delle panchine del calcio maschile ad accogliere una allenatrice, dice con determinazione che chi decide non conosce la competenza e la professionalità delle donne in questo ruolo. E, pur ritenendo una spinta importante l’essere entrate nei club maschili con l’obbligatorietà di avere una squadra e un vivaio femminile, Carolina ci regala un aneddoto che parla chiaro: «Un noto direttore sportivo italiano, un giorno, mi disse: conosco benissimo la tua competenza e le tue capacità perché ascolto i tuoi commenti tecnici in tv ma non ti affiderei mai una squadra maschile. Lo sai perché? Perché, se la squadra perdesse qualche partita, i tifosi direbbero che la colpa è tua, perché sei donna, e non saresti giudicata obiettivamente per il tuo lavoro». Un po’ deprimente come risposta.

Certo, aiuterebbe a cambiare le cose anche avere qualche donna nei Comitati Regionali della Figc, ma anche su questo al momento l’alba non c’è. Sarebbe anche più facile scambiare esperienze visioni, confrontarsi su un modo diverso di vivere e allenare lo sport di alto livello. Io sono convinta, ad esempio, che il calcio femminile possa insegnare ai giovani che guardano con ammirazione gli idoli dei Mondiali di Russia 2018 a non perder mai come faro la passione e l’attaccamento alla maglia.

Non dico, per carità, che vi siano atleti in questi Mondiali che non sentano l’orgoglio di indossare la divisa della propria Nazionale, ma di una cosa sono certa: nelle fasi che precedono il torneo, quando ancora è tutto da decidere, quando si parla di comporre le squadre e guadagnarsi il posto, di amichevoli e poi di qualificazioni, c’è sempre qualcuno di troppo nel calcio professionistico che si fa 'due conti'. Beh, io credo che le donne del calcio, non solo perché immensamente meno pagate dei loro colleghi, ma per amore di questo sport rinuncerebbero a qualunque cosa, per i Mondiali: soldi, squadre, forse anche un fidanzato. È questa passione, questo attaccamento che servirà al nuovo ct azzurro, Roberto Mancini. È da lì, a mio modesto parere, che bisogna ripartire: dall’amore per la maglia Azzurra e dalla gioia che dà poterla indossare. Quella che hanno dimostrato le ragazze della Nazionale femminile.

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