21 Giugno Giu 2018 1231 21 giugno 2018

L'Italia del fioretto femminile ha vinto l'oro a squadre agli Europei di scherma

No, non è assolutamente un caso, così come non è una cosa scontata. Perché per essere le migliori, ti devi confrontare con le migliori del mondo. È per questo che, nella disciplina, vinciamo (quasi) sempre.

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Fioretto Femminile Campionesse Europei Scherma

Chiara Cini, Arianna Errigo, Alice Volpi e Camilla Mancini

Cinque giorni per aspettare un oro. Raramente alla scherma italiana capita un digiuno tanto lungo all'interno di una competizione internazionale. Per spezzarlo, agli Europei di scherma di Novi Sad, ci sono volute loro, le ragazze del fioretto: Arianna Errigo, Alice Volpi, Camilla Mancini e Chiara Cini. Sempre e comunque loro, il fiore all'occhiello del movimento sportivo che ha portato il maggior numero di medaglie olimpiche all'Italia. Loro, le fiorettiste, a vincere ci sono abituate. Hanno conquistato otto degli ultimi nove titoli europei in palio, sei degli ultimi otto Mondiali, quattro delle ultime cinque Olimpiadi. Vederle davanti a tutti sembra normale, come se essere ai vertici di una specialità ininterrottamente da 30 anni a questa parte fosse una cosa banale.

Non è così, non è ovvio che a una Trillini segua una Vezzali, a una Vezzali una Di Francisca, a una Di Francisca una Errigo e a una Errigo una Volpi. Non è logico e scontato un ricambio generazionale che non conosce battute d'arresto, che promette eccellenze anche per il futuro (tenete d'occhio Martina Favaretto, classe 2001, dominatrice nelle categorie giovanili e già bronzo ai campionati italiani di quest'anno). Dietro ai successi del fioretto italiano c'è una classe di maestri di altissimo livello che continua a sua volta a rinnovarsi, trasmettendo competenze da una generazione all'altra. Se Ezio Triccoli è l'uomo che ha iniziato tutto a Jesi, facendo nascere i Cerioni, le Vezzali e le Trillini, quest'ultima ne ha raccolto il testimone finendo per allenare Alice Volpi, la ragazza che ieri ha chiuso il match di finale contro la Russia rimontando 4 stoccate di svantaggio per vincere 41-40 e conquistare un oro che, nel 2017, arrivò al termine di una passeggiata di salute.

Sì, il livello globale si alza, effetto anche di quegli stessi maestri italiani di cui sopra, che vanno all'estero e fanno crescere i movimenti stranieri. La Russia ne ha beneficiato tanto da produrre una atleta, Inna Deriglazova, capace di vincere i Mondiali nel 2015 e nel 2017, le Olimpiadi nel 2016, gli Europei del 2018. I successi italiani, quindi, non sono più una cosa scontata ma frutto di un costante lavoro quotidiano volto a migliorarsi per superare se stesse prima dell'avversario.

Cosa alimenta la continua fame delle fiorettiste italiane? Qual è la benzina che accende il loro furore agonistico? Certamente un ruolo centrale ce l'ha una competitività interna che mette queste ragazze nelle condizioni di spremere il 100% del loro talento fin dalla più tenera età per poter anche solo entrare nelle selezioni giovanili e poi passare dalle categorie under 20 a un ruolo da protagoniste in un quartetto che soprattutto all'inizio può sembrare blindato dalla presenza di autentici fenomeni in grado di dominare il mondo. La stessa Volpi, classe '92, ha dovuto aspettare qualche anno per ottenere quella piena maturazione che le permettesse di imporsi fino all'argento conquistato ai Mondiali di Lipsia 2017 e a un'ultima stagione con una vittoria e tre secondi posti in Coppa del Mondo. Un percorso analogo a quello che sta vivendo Camilla Mancini, due anni più giovane, dominatrice assoluta a livello giovanile ma approdata in squadra assoluta solo un anno fa, a 23 anni, complice la maternità di Elisa Di Francisca ma conquistandosi la fiducia del ct e delle compagne con risultati in costante miglioramento e una presenza in squadra fondamentale per l'oro ai Mondiali di un anno fa e per la conquista di questo titolo europeo.

La scherma è uno sport di tecnica, velocità, tattica e pazienza. Bisogna saper attendere il momento giusto per sferrare il proprio attacco senza lasciarsi divorare da una fretta che può portare a scoprirsi facendosi colpire dall'avversario. Le ragazze italiane, con questa pazienza, imparano a conviverci da subito con modalità che non hanno eguali in nessun'altra nazione. Gli Stati Uniti puntano su una crescita rapidissima dei loro giovani, la Germania nel 2015 fece esordire a un Mondiale assoulto una non ancora 16enne Leonie Ebert, la stessa Russia ha in quartetto già dal 2017 una ragazza del 1999, Marta Martyanova. In Italia questo non è possibile, per diventare grandi bisogna competere con le migliori ed è per questo che si vince (quasi) sempre.

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