18 Giugno Giu 2018 1836 18 giugno 2018

Il caso Tavecchio e una sentenza mostruosa: a 50 anni è tardi per denunciare?

A novembre la dirigente del calcio italiano Elisabetta Cortani lo denunciava per molestie. Ma secondo Guardian e Nyt nelle motivazioni si dice che «era abbastanza vecchia da non essere intimidita».

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La notizia, seppur non confermata dalla pubblicazione di atti ufficiali ma da indiscrezioni giornalistiche straniere, avrebbe già dovuto scatenare il finimondo e finire in tutti i tg e le prime pagine della stampa. Ma siamo in Italia, il tema riguarda le molestie sulle donne e tanto per cambiare non è andata così.

L’antefatto: nei giorni drammatici del #MeToo mondiale, il fenomeno che ha creato un’onda di coraggio e ribellione di migliaia di donne che hanno denunciato molestie e violenze, in Italia una dirigente del calcio italiano, Elisabetta Cortani, denunciava Carlo Tavecchio per molestie (era novembre 2017). L’ex numero uno del calcio italiano (sia come presidente della Lega Dilettanti che poi della FIGC) ha sempre negato, dicendosi innocente e sorpreso da queste terribili accuse. I racconti della dirigente erano circostanziati (racconti sostenuti da registrazioni audio effettuati dalla presunta vittima pare dai toni inequivocabili) e fornivano un quadro fotocopia di tante altre situazioni deprecabili, venute tristemente alla cronaca proprio in quei mesi in tutto il mondo. Ma noi in Italia, giustamente, siamo un Paese garantista e la notizia, pur circolata, non aveva provocato nessuno scossone nell’ambiente calcistico.

Qualche giorno fa The Guardian (ripreso poi dal New York Times e più tardi ancora da alcune testate italiane) ha riportato di aver avuto accesso alle motivazioni della sentenza di assoluzione in primo grado del caso Tavecchio-Cortani. L’autorevole testata inglese ha raccontato che secondo la giudice incaricata (ahimè, una donna) le molestie siano realmente e indiscutibilmente avvenute, ma che questo non sia stato sufficiente per una condanna. Sempre da quanto riferisce il Guardian, la signora Cortani «...era abbastanza vecchia da non essere intimidita» e «ha segnalato le molestie troppo tardi alle autorità». Questo, secondo la giudice, ha impedito la perseguibilità del reato e quindi consentirebbe (finora) a Tavecchio di restare impunito.

Ci troveremmo, se tutto fosse come lo raccontano i colleghi inglesi, di fronte ad una sentenza che potremmo solo definire «mostruosa». La signora Cortani all’epoca delle molestie aveva 50 anni e questa sentenza ci direbbe chiaro e tondo due cose terrificanti. La prima: esiste un’età per cui il molestatore non è punibile, anche se sono dimostrati e provati i comportamenti che siano reato. La seconda: donne, potrete essere rivittimizzate, anche se il reato c’è stato. Non basterà che denunciate: dovrete indovinare il «momento giusto».

La gravità della vicenda – ripetiamo: se confermata in toto - sarebbe data dal fatto che all’errore per bocca di una giudice si stabilisce l’età per avere giustizia (se sei una over 50 lascia stare...) e i tempi perché la tua denuncia sia credibile. Se non hai il «tempismo atteso» e una età ritenuta «idonea», non importerà che abbiano tentato di metterti le mani addosso o che siano riusciti a farlo, non importerà se ti avranno chiesto di fare cose che nessuno dovrebbe mai permettersi di chiedere a una donna (soprattutto in un posto di lavoro); non importerà se ti avranno molestata fisicamente o psicologicamente: il tuo molestatore, il tuo stupratore potrà farla franca e tu sarai stata un’ingenua a pensare di volerlo denunciare e di chiedere giustizia. Agghiacciante.

Non voglio e non posso pronunciarmi nel merito del caso Tavecchio, perché non possiedo i documenti delle indagini e nemmeno ho letto la sentenza, ma due cose ci tengo a dirle chiare e tonde. Questa storia non dovrà finire in una bolla di sapone, se le cose stanno come le racconta The Guardian.

Immagino che i legali della signora Cortani si opporranno in ogni modo a questa assoluzione e quindi non vedremo presto atti ufficiali. Ma se un giorno dovessimo accedere ai documenti a firma della giudice e avremo modo anche noi di leggere quelle parole e quelle motivazioni, io, da cittadina di un Paese civile, mi aspetto che accadano due cose:

Primo: che intervengano immediatamente il ministro della Giustizia e che le associazioni femministe inscenino una protesta senza precedenti. Una sentenza simile creerebbe infatti un pericolosissimo precedente e darebbe un segnale di impunità a chi ancora crede di poter trattare il corpo delle donne come merce a propria disposizione.

Secondo 'auspicio': che il capo dello sport italiano e il sottosegretario di Stato con delega allo sport (Giorgetti) esigano che l’ex Presidente Lega Nazionale Dilettanti e Federazione Giuoco Calcio, Carlo Tavecchio, si dimetta da qualunque incarico e gli venga interdetto qualunque altro ruolo dirigenziale sportivo. Ad oggi, secondo alcune fonti, Tavecchio sarebbe ancora a libro paga della FIGC (dicono per 60 mila euro all’anno) e tutto questo non sarebbe tollerabile in una Paese che dice di voler (a parole) rispettare le donne.

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