12 Giugno Giu 2018 1959 12 giugno 2018

Ricordate: le campionesse della Nazionale di basket 3x3 sono considerate dilettanti in Italia

Oggi, Rae Lin D'Alie, Giulia Rulli, Marcella Filippi e Giulia Ciavarella sono giocatrici non professioniste, senza uno straccio di diritto. Ed è tutta colpa di una legge del 1981.

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Italia Basket Femminile 3X3 Mondiali

Di imprese delle donne nello sport ne vediamo sempre di più. Ma quella che hanno appena fatto tre atlete, più la riserva e la loro allenatrice, merita davvero attenzione. Leggete questi nomi e cercate di non dimenticarli: Rae Lin D'Alie, Giulia Rulli, Marcella Filippi e Giulia Ciavarella allenate dalla ct Angela Adamoli. Il team Azzurro ha infatti appena vinto i Mondiali a Manila, nelle Filippine. In finale hanno avuto la meglio sulle fortissime russe, dopo un percorso mozzafiato e al di là di ogni aspettativa. Le italiane, sicuramente non meno forti delle altre Nazionali, ma sulla carta non certo favorite, avevano già fatto un miracolo vincendo ai quarti con le statunitensi per 17 a 14, ma poi si sono addirittura ripetute con la Cina, grande attesa per l’oro della competizione iridata. In ultimo, il gran finale: le Azzurre schiantano la Russia e salgono sul tetto del mondo.

Non era mai successo che il basket femminile italiano vincesse un Mondiale e un simile trionfo proietta questa squadra nel sogno più grande, quello di ogni atleta di qualunque disciplina: l’Oro olimpico. Ha ragione il presidente Gianni Petrucci, già presidente del Coni per ben quattro mandati consecutivi e ora presidente FederBasket, a parlare di «Vittoria straordinaria». Questi risultati non fanno bene solo alle donne: aumentano l’interesse su tutto il movimento e rinvigoriscono l’appetibilità in termini di marketing e visibilità televisiva. Ma soprattutto, come mi piace sempre ricordare, queste atlete entrano nella storia e diventano ispirazione per tantissime altre bambine che vorranno imitarle.

Ora, come posso non ricordarvi che il basket è una di quelle discipline dove agli uomini (di Serie A1) è concesso di usufruire della Legge 91 del 1981 sul professionismo sportivo e alle donne no? Come posso non farvi notare che pur essendo lo stesso il sudore, la fatica, l’impegno, il sacrificio e l’immenso talento, ad un giocatore di basket maschio viene concesso (sempre grazie a questa legge) il 'privilegio' di un contratto di lavoro, una pensione domani, la tutela infortunistica e la tutela dei diritti collettivi, e a una giocatrice di basket no?

Pensate che non è una cosa che scopriamo oggi. Proprio Catarina Pollini, una delle più straordinarie cestiste italiane di tutti i tempi, iniziò la sua battaglia per il riconoscimento del proprio 'lavoro sportivo' negli Anni ’90. Proprio a lei abbiamo fatto riferimento quando abbiamo fatto nascere Assist, l’associazione nazionale atlete che rivendica da 18 anni l’abbattimento di questa discriminazione. Eppure, niente è cambiato. Oggi, Rae Lin D'Alie, Giulia Rulli, Marcella Filippi e Giulia Ciavarella sono senza uno straccio di diritto, dovuto a chi fa del proprio sport un lavoro. Loro, fenomeni sul tetto del mondo, sono dilettanti. Se vinceranno un oro olimpico, cosa che gli auguriamo con tutto il cuore, sarà davvero difficile, spiegare che in Italia c’è ancora una legge che crede che si possa diventare campionesse nei ritagli di tempo.

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