Sessismo

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7 Giugno Giu 2018 1821 07 giugno 2018

I 100 atleti più pagati al mondo sono tutti uomini: ci stupiamo ancora?

La cosa strana, purtroppo, è che sia una notizia. E chi pensava che la presenza di Serena Williams o di Maria Sharapova consentisse di evitare una valutazione seria della questione, è uno sprovveduto.

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Atleti Pagati Forbes Donne

La notizia viene rilanciata con stupore: nessuna donna tra i primi 100 atleti più pagati al mondo. Invece la notizia è che i giornali si stupiscano. Quello che oggi Forbes presenta con evidenza imbarazzante, non è diverso da quello che era accaduto negli anni passati. Chi pensava che la presenza di Serena Williams o di Maria Sharapova consentisse di evitare una valutazione seria della questione, è uno sprovveduto vero.

Nessun indicatore tra quelli che una persona mediamente esperta del mondo sportivo può conoscere dà una benché minima speranza di parità alle donne. Nello sport, in Italia e nel mondo, le donne sono clamorosamente indietro su tutto. Ah no, scusate, su una cosa no, le medaglie e il talento. Ma quello vabbè, chi se ne importa. Qui parliamo di soldi, Rizzitelli, non cominci a fare la romantica. Giusto, scusate, mi ricompongo.

Le donne dello sport, atlete, manager, dirigenti delle istituzioni sportive non sono alla pari su nulla. Le atlete sono meno pagate, meno supportate e meno «riutilizzate» a fine carriera. Se decidono di fare un figlio, invece di essere supportate e riportate alla qualità tecnica e di performance cui possono senz’altro arrivare, si punta su qualcun’altra, più giovane e magari che non abbia in testa di fare un figlio troppo presto. Le manager? Una percentuale che nemmeno il CIO, nonostante i suoi sforzi, è riuscita a raddrizzare. In Italia siamo a circa il 15% delle donne nei ruoli dirigenziali e, forse, grazie all’inserimento delle quote antidiscriminatorie obbligatorie nei consigli federali, forse tra 4 anni arriveremo al 33% di donne. Ma non è un problema solo italiano.

Una star di assoluta grandezza ancora oggi come Martina Navratilova ha dichiarato di aver ricevuto un compenso dieci volte inferiore a McNroe per commentare le gare trasmesse dalla BBC. La visibilità delle atlete e delle gare di altissimo livello viene spesso limitata non perché come dicono i misogini incalliti «le donne non attirano sponsor e pubblico», ma semplicemente perché reti di potere consolidati preferiscono utilizzare spazi e contenitori per lo sport maschile. In questo scenario poi un altro elemento è decisamente distruttivo per una considerazione paritaria: gli stereotipi. Una donna di straordinario talento e capace di conquistare medaglie, per attrarre ricavi che si avvicinino a quelli di un uomo (e quindi io direi per avere semplicemente rispetto) deve essere bella, femminile e rispondente ai canoni graditi alla cultura dominante nel marketing (e non solo). Un caso che mi fa molto arrabbiare in questo periodo è ad esempio il pressing latente che subiscono le calciatrici che stanno cercando spazio nei media. A qualcuno sembra piaccia che cambino aspetto, che risultino «femminili», magari truccate e con tacco. Invece di parlare di quanto sono brave, instancabili, talentuose e vincenti, i si sta preoccupando di renderle presentabili secondo un insopportabile modello maschilista. Spero che opporranno la dovuta resistenza e visto che siamo in tema l'8 giugno non perdetevi Italia-Portogallo gara decisiva per la qualificazione ai Mondiali, in onda alle 20.45 su RaiSPort.

Non sorprendiamoci quindi se non ci sono atlete nei 100 ricconi dello sport. La strada è irta nel mondo sportivo, forse più che in altre realtà. È un mondo diretto e governato da troppi uomini, quindi non mi stupisce proprio che la parità non sia il cruccio di manager, dirigenti e politici. Si può cambiare? Si, si può. Ma una mano dovrebbe arrivare proprio da quelle atlete che certo non hanno problemi di danaro. Servirebbe che iniziassero a metterci la faccia, a combattere per un diritto che potrebbero lasciare in eredità alle loro figlie, alle loro nipoti. In Italia ne abbiamo poche, pochissime, che ci hanno sempre messo la faccia, ma per noi di Assist Associazione Nazionale Atlete sono state fondamentali: Antonella Bellutti, Josefa Idem, Monica Vaillant, Manù Benelli, Carolina Morace, Patrizia Panico, Monica Bastiani, Francesca Zara, per citarne alcune. Ma non ho molti nomi oltre i loro da citare. Di Billie Jean King ce ne sono ancora troppo poche sia in Italia che nel mondo ed invece è ora di fare una bella rivoluzione anche nello sport e di farla adesso.

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