Sessismo

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4 Giugno Giu 2018 1758 04 giugno 2018

La Rai dia spazio allo sport femminile

Non vuole trasmettere la partita della Nazionale italiana di calcio. E mentre le Farfalle sono campionesse d'Europa, i tg non ne parlano. L'appello di Assist.

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Assist Rai Sport Femminile Sessismo

La storia della visibilità negata allo sport femminile è una questione che fino a qualche anno fa veniva liquidata da tutti (femministe a parte) come un problema non degno di essere discusso. L’opinione pubblica, ma anche i colleghi giornalisti (per non parlare dei politici) erano talmente abituati a pensare che lo sport femminile non meritasse che qualche sporadico interessamento nel corso dei Giochi Olimpici che nessuno osava appoggiare Assist Associazione Nazionale Atlete. Una battaglia iniziata da questa realtà addirittura nel 2000 e sulla quale adesso pare vi sia finalmente una presa di coscienza collettiva.

Facciamo due rapidi esempi e centriamo la questione: qualche giorno fa le meravigliose e talentuosissime atlete della Nazionale di ginnastica ritmica si sono riconfermate Campionesse Europee nella specialità «5 cerchi». Sul tetto d’Europa, immense, ancora una volta capaci di muoversi sul tappeto con quella leggerezza e precisione millimetrica che nessun Paese europeo è stato in grado di avere. Non lo sapete? Non avete letto la notizia da nessuna parte? Nessun servizio nei tg? Non è colpa vostra, tranquillizzatevi. A parte Rai Sport (che ha seguito le gare in diretta) e le testate sportive, questa vittoria non è rientrata in quasi nessun tg nazionale e ha avuto al massimo qualche riga nei quotidiani generalisti.

Un altro esempio: l'8 giugno, all’Artemio Franchi di Firenze, le Azzurre del calcio avranno la possibilità di consentirci di dire che un’Italia ai Mondiali ci andrà. Se riusciranno, infatti, a vincere contro il Portogallo, saranno qualificate per la competizione iridata in programma in Francia nel 2019. Sarebbe un risultato storico per la Nazionale femminile, ma anche un obiettivo che potrebbe dare ad una nazione di appassionati di calcio, la gioia di avere i propri colori per cui tifare dinanzi al mondo. Eppure, anche qui, nonostante il pressing dell’Associazione Atlete, costantemente in solitaria in queste battaglie, la partita verrà trasmessa solo su Rai Sport. Senza nulla togliere alla bravura dei colleghi della testata tematica Rai e al loro grande impegno, andare su una delle reti 'ammiraglie' sarebbe tutta un’altra cosa. Sarebbero diverse le potenzialità di seguito, di popolarità, di curiosità, diversa l’attività di lancio abitualmente fatta per invitare gli spettatori a seguire l’evento. Un’altra storia insomma.

Nella campagna #AzzurreSuRaiUno dell’Associazione Atlete, proposta qualche mese fa in Rete e rilanciata il 4 giugno, la spinta popolare alla causa era stata talmente clamorosa da diventare una piccola case history delle campagne per i diritti delle donne: circa due milioni di persone avevano letto il post e decine di migliaia commentato favorevolmente. Cosa è successo da allora? Niente. La partita è ancora più importante dell’ultima giocata, ma la Rai non cede. Alle donne Rai Uno, Rai Due e Rai Tre non sono concesse. Logiche di mercato, dicono quelli che la sanno lunga: pochissimi sponsor, poco seguito durante le partite, un livello differente da quello dei maschi. In realtà, secondo me, il punto è un altro. Lo sport maschile, e il calcio soprattutto, hanno un sistema di protezione che non è solo dato dall’indiscussa capacità del movimento dal punto di vista del seguito e del valore di mercato, bensì da una rete culturale. La «cessione di sovranità», per far sì che qualcuno abbia l’ardire di «investire» o sviluppare un immaginario alternativo per il pubblico (quindi sullo sport femminile) sembra essere il vero elemento che si vuole mantenere come «intoccabile». Ogni volta che chiediamo un piccolo passo di sensibilità, sentiamo un motivo diverso, una ragione nuova per il diniego. Chiara, almeno per molti di noi, la sensazione che sia più un alibi che un reale problema di qualsivoglia natura.

Non sarà che il punto è che dare spazio allo sport femminile significhi toglierlo a qualcun altro? Creare un piccolo varco, non rischia di innescare possibilità che è meglio non valorizzare? La risposta non è semplice e nonostante i risultati siano ancora poco confortanti ci sono due cose che mi fanno pensare che qualcosa si stia davvero muovendo, che forse l’era degli sport minori e degli sport femminili invisibili stia finendo.

La prima è che nelle attività a sostegno di una maggiore visibilità delle atlete e dei loro risultati, gli uomini siano sempre di più. Non siamo più al «maschi contro femmine», ma nel pieno di una piccola rivoluzione sul gradimento degli sport proposti dalle tv e dai telegiornali. Una rivoluzione che è sempre più sostenuta dell’opinione pubblica, non da un gruppo di «suffragiste» dello sport femminile (o da «quattro lesbiche» come avrebbe forse detto l’ex presidente della LND Belloli).

La seconda è la sensazione che stia aumentando la consapevolezza che le leggi del marketing e degli sponsor non possano condizionare il servizio pubblico in eterno, fino a far sparire dall’informazione lo sport femminile. Esiste o no un ruolo culturale della RAI? Esiste la voglia e il dovere di rappresentare lo sport praticato dalle donne e da sempre relegato a sport minore tra i minori? Avranno le bambine di questo Paese il diritto sacrosanto di vedere dei «modelli» nelle campionesse, perché siano per loro «ispirazione» e sogno?

Io direi proprio di si.

L’Italia sarà pure una Repubblica fondata sul pallone, ma è ora che un podio europeo, un podio mondiale e grandi traguardi vengano valorizzati dal servizio pubblico.

Si può, si deve.

Torniamo a sollecitare la #RAI a trasmettere le gare della Nazionale Italiana femminile di calcio su RAI 1. E' una gara...

Geplaatst door Assist - Associazione Nazionale Atlete op maandag 4 juni 2018
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