Elezioni 2018

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18 Gennaio Gen 2018 1317 18 gennaio 2018 Aggiornato il 01 giugno 2018

Giulia Bongiorno e la Lega: una paladina delle donne in un partito maschilista

L'avvocata, dal 2007 impegnata con Doppia Difesa, si candida come capolista del Carroccio. Lo stesso che ha dato a Boldrini della «bambola gonfiabile» e alla Kyenge della «scimmia».

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Bongiorno Salvini

Con la presentazione della lista dei ministri, Giuseppe Conte ha inaugurato il governo gialloverde, sostenuto da Movimento 5 Stelle e Lega Nord e basato sul cosiddetto 'contratto di governo' firmato da Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Tra i nomi di punta c'è anche quello di Giulia Bongiorno, senatrice del Carroccio, e ora anche Ministra (senza portafoglio) alla Pubblica amministrazione. A gennaio 2018, quando l'avvocata si è candidata alle elezioni del 4 marzo, abbiamo fatto un'analisi tra la sua scelta politica e quella da attivista. Sì, perché le due cose sono difficilmente sovrapponibili.

«Giulia Bongiorno si candida come capolista della Lega in diversi territori del Paese».
Appena ho letto dell'annuncio di Matteo Salvini in conferenza stampa a Montecitorio, dopo essere saltata sulla sedia ho provato nell'ordine: delusione e incomprensione.
Per quale ragione, è inevitabile chiedersi, un'avvocata da sempre dalla parte delle donne, impegnata dal lontano 2007 con Doppia Difesa - quando ancora il tema della violenza era assolutamente sottovalutato, e nemmeno si sapeva cosa fosse lo stalking - decide di mettere faccia e impegno all'interno di un partito maschilista e misogino?

Proviamo a lasciare da parte le ombre del suo - ricchissimo - curriculum da penalista, come la difesa di Giulio Andreotti, per concentrarci su quanto la sua battaglia femminista faccia a pugni con i credo del Carroccio. Dovremmo sperare che il suo apporto migliori il partito sotto questo aspetto? Ce lo auguriamo. Ma come può essere coerente con il suo impegno decennale l'appoggio di un leader che si è permesso di dare della bambola gonfiabile a una donna, nonché presidentessa della Camera, fiero poi di non essersi scusato? «C'è una sosia della Boldrini qui sul palco. Non so se sia già stata esibita», disse nell'estate 2016 durante un comizio a Soncino commentando l'arrivo di una bambola gonfiabile». Per poi lanciare l'hashtag raccapricciante #sgonfialaboldrini.

Ipocrita, buonista, razzista con gli italiani. Dimettiti! #sgonfialaboldrini

Geplaatst door Matteo Salvini op maandag 25 juli 2016

Durante l'annuncio a Montecitorio Bongiorno si è detta «emozionata e contenta di un'interlocuzione continua con Salvini». Cosa l'avrà conquistata? «Di lui mi ha colpito la nitidezza di idee in tema di sanzioni e di regole». Ma chissà se ha rimosso che parliamo di un leader che oltre ad aver preso di mira Boldrini ha anche dato pubblicamente della «befana» alla tanto odiata Fornero, uno degli insulti più gentili che forse le ha rivolto in questi anni. Parliamo di un partito che ospitava Roberto Calderoli, uno che chiamò l'allora ministra per l'Integrazione Cécile Kyenge «orango». Sarà difficile, cara avvocata Bongiorno, dimenticare la povertà di questo background politico, con o senza di lei. E sarà difficile anche mandare giù la sua scelta, quella di preferire la Lega, razzista e maschilista, a qualsiasi altro partito. Perché il sostegno a un'associazione come Doppia Difesa che in questi anni ha più agito che parlato, ascoltando centinaia di donne come avanzando importanti proposte di legge, è incompatibile con la discriminazione di genere, con la violenza verbale, con la svalutazione della donna in quanto tale.

Per non parlare di razzismo e immigrazione, e del non-rispetto di Matteo Salvini per chiunque non sia suo fedele connazionale. Soltanto il 17 gennaio ha ribadito la sua intollerenza nei confronti delle donne che indossano lo hijab nel nostro Paese. E pensare che a Montecitorio Bongiorno ha anche assicurato il suo impegno in tema di immigrazione e di tutela delle donne, sia italiane che immigrate. Che dirle, se non tanti auguri?

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