3 Ottobre Ott 2019 1803 03 ottobre 2019

Giardini degli angeli per la sepoltura dei feti: non solo Cagliari

La mozione presentata dal centrodestra ha fatto discutere. Ma le aree apposite nei cimiteri per i bambini mai nati esistono anche a Roma, Trieste, Modena e Vercelli. L'obiettivo è che gli embrioni non finiscano nei rifiuti speciali.

  • ...
Giardini Degli Angeli Feti Italia

L'ultimo – per ora solo sulla carta – è quello di Cagliari. Un giardino per i non nati voluto dai consiglieri di maggioranza di centrodestra che hanno presentato una mozione in Consiglio comunale. A far clamore è stata soprattutto una frase, poi cancellata dal testo originale nel bel mezzo delle polemiche: «Anche senza la richiesta dei genitori». Vale a dire una sorta di sepoltura d'ufficio, obbligata, con spese a carico del Comune, e l'istituzione di un registro. Una pratica che varrebbe anche per embrioni al di sotto delle 20 settimane, poco sopra le 12 settimane ossia la soglia prevista dall'interruzione volontaria di gravidanza regolata dalla legge 194. La mozione, ora, sarà comunque portata avanti dai 14 firmatari, la prima è la presidente della commissione Pari opportunità, Stefania Loi di Fratelli d'Italia – stesso partito del sindaco Paolo Truzzu, già ex sentinella in piedi. La battaglia (non solo politica) non è finita perché per i detrattori l'intento è quello di dettare la morale e minare la libertà delle donne sulla scelta di continuare o meno una gravidanza. Per i sostenitori, invece, è solo un luogo in cui elaborare lutto e dolore.

L'OBBLIGO E IL RISCHIO DI INVASIONE DI CAMPO

Un campo delicato e scivoloso in cui il discrimine – oltre al registro, e quindi alla tracciabilità dell'identità, soprattutto per le interruzioni volontarie – è, o meglio era, l'obbligo. E non è un caso unico. Appena qualche mese fa a luglio, in Lombardia, la proposta dell'obbligo di sepoltura – già cassata – era rispuntata in un emendamento della Lega che ha la maggioranza. La rivolta del M5s - quasi con scontri fisici in Aula – aveva poi provocato il ritiro e quindi il dietrofront.

GIARDINI DEI NON NATI: LA MAPPA NAZIONALE

Il nome non è – però- un'invenzione né sarda, né lombarda, né recente. Bensì frutto del lavoro che dura da 20 anni portato avanti dall'Associazione difendere la vita con Maria (Advm), di stampo cattolico. L'intento è appunto quello che embrioni e feti non finiscano nei rifiuti speciali e – in caso di richiesta di padre e madre – possano appunto essere sepolti. Gli spazi denominati Giardini degli angeli con questo stesso scopo esistono già altrove. A Roma, per esempio, è stato inaugurato a gennaio 2012 nel cimitero Laurentino: 600 metri quadri di prato che ospitano lapidi con pupazzi, foto e giochi. Papa Francesco il 2 novembre 2018 ha deciso di celebrare lì la messa in onore dei defunti. E ancora: a Vicenza ne è prevista la realizzazione a breve al Cimitero Maggiore, a Trieste sono stati conclusi i lavori da poco. E ancora, sotto questa etichetta, ne esistono altri in comuni più piccoli, gestiti sempre da associazioni cattoliche che fanno capo al Movimento per la vita: in provincia di Modena, a Cavazzo, in provincia di Vercelli, a Borgosesia.

IL CASO FIRENZE E GLI SPAZI GIÀ PREVISTI PER I BAMBINI NON NATI

Ma attenzione: gli spazi per i bambini non nati sono già previsti, addirittura anche a Cagliari come recita la stessa mozione. Dal 2012 in Toscana, nella Firenze guidata dall'allora sindaco Matteo Renzi, è stata ufficializzata – tra le polemiche, tra cui quelle di Lidia Ravera – un'area simile nel cimitero monumentale di Tresoiano. Non senza la dicitura Giardino degli angeli, però. D'altronde le norme sono chiare, uno è il regolamento di polizia mortuaria numero 285 del 1996: prima della 20esima settimana i feti sono considerati «prodotti abortivi» e finiscono – senza apposita richiesta di sepoltura da parte dei genitori, o dei parenti - smaltiti come rifiuti ospedalieri. Stessa procedura per feti tra la 20esima e la 28esima settimana, solo dopo si possono dichiarare non nati ed essere registrati all'anagrafe. Trafile burocratiche e penose in un contesto di lutto di chi spesso non riesce ad avere una gravidanza desiderata. Il confine, però, tra dolore privato e clamore pubblico (sul diritto all'aborto e alla dignità della scelta) è dato proprio dall'impostazione, e infatti sono le stesse associazioni cattoliche diffondono in Rete informazioni e l'elenco dei documenti necessari.

L'ELABORAZIONE DEL LUTTO: LA GIORNATA DEL 15 OTTOBRE

Da tempo c'è un movimento – non esclusivamente cattolico - che riconosce il lutto perinatale (in utero, alla nascita o poco dopo). Esiste una giornata della consapevolezza, nata negli Usa come Baby loss, è il 15 ottobre con iniziative anche in Italia avviate dall'associazione emiliana Ciao Lapo che raccoglie circa 10 mila genitori con esperienze simili. Si offre supporto e negli anni è stata creata una rete di contatti. Perché attorno a questo tipo di lutto c'è un grande tabù pubblico sull'argomento.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso