Femminismo

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17 Settembre Set 2019 1713 17 settembre 2019

Perché la battaglia per i nidi è una battaglia femminista

Nel suo discorso alla Camera Giuseppe Conte ha detto che investire in questo tipo di strutture è tra le priorità di questo governo. I benefici che il sostegno di questo diritto ha sulle donne. 

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Asilo Nido Diritto

Quando Giuseppe Conte ha dichiarato, durante il discorso programmatico, che la priorità di questo governo nascente è investire negli asili nido, lo confesso, ho pianto. Di solito non piango facilmente e, sopratutto, di solito non piango per le parole di un politico. Ma erano anni che insieme a tante, tante, donne attendevo queste parole. Parole profondamente femministe. Parole che solitamente vengono pronunciate con fervore durante le campagna elettorale per poi evaporare misteriosamente subito dopo. Il presidente del Consiglio non ha solo fatto una dichiarazione d’intenti condivisibile, no, Conte ha colto con sintesi e chiarezza perché i nidi sono tanto importanti, e perché, aggiungo io, sono così importanti per la causa femminista. Tento di spiegarmi riprendendo quattro punti chiave del discorso.

«È UN INVESTIMENTO»

Più nidi significa più lavoro e più lavoro significa a sua volta più risorse per tutti. Lo sostiene il premio Nobel per l’economia James Heckman che ha più volte ribadito come investire in buoni servizi educativi sia una delle scelte più strategiche che un Paese passa fare. Le professoresse Daniela Del Boca e Silvia Pasqua hanno anche spiegato, in uno studio della fondazione Agnelli, come i bimbi che frequentano questo tipo di strutture ottengono migliori risultati a scuola e come siano meglio integrati socialmente. Effetti benefici che fanno risparmiare in spese di recupero future, poco efficaci e molto dispendiose. In Italia per creare i posti nido necessari ci vorrebbero (i dati sono della Cgil) circa 2,5 miliardi di euro.

«PER COMBATTERE LE DISEGUAGLIANZE SOCIALI»

Le diseguaglianze sociali negli ultimi anni sono cresciute e tanto. Hanno aperto un varco profondo: tra ricchi e poveri, tra Nord e Sud e hanno aumento la distanza tra uomini e donne. Nel tempo ho raccolto tante testimonianze in proposito. A Napoli la mamma-avvocato Simona Molisso ha frequentato il nido in uno dei quartieri più difficili (lotto O) della sua città. «Un fiore nel deserto», l’ha definito. Lì tante donne, con pochi mezzi e spesso sole con mariti in carcere, grazie a strutture di questo tipo hanno trovato il sostegno necessario per andare avanti. Una mamma pugliese quando ha saputo che - forse - il nido che frequentava avrebbe chiuso ha minacciato di morte l’educatrice che lo gestiva, AnnaMaria Forgelli. Il Sud è ricco di storie eccessive, contrastanti e di povertà drammatica, ma è sopratutto in questi contesti che i servizi rappresentano un’ancora per molte donne. Nel Meridione capita anche che i nidi brucino: è successo a Reggio Calabria e in Sicilia. Bruciano perché chi nelle diseguaglianze prospera ha timore dell’educazione e della cura? La domanda rimane aperta.

«PER L'INTEGRAZIONE DELLE DONNE SUL LAVORO»

Ma i nidi raccontano anche storie di successo di donne imprenditrici. Incontriamo Katiuscia Levi. Al terzo figlio è stata talmente osteggiata nel suo lavoro (faceva la maestra) che si è licenziata e ha aperto uno spazio educativo in casa sua. Oggi lei e il marito gestiscono oltre 200 figure professionali sparse in tutt’Italia. Un esempio eccezionale è vero. Una storia più comune e frequente la posso raccontare per esperienza diretta. Non so davvero come avrei affrontato la maternità e la ricerca di un nuovo lavoro (lasciata a casa all’ottavo mese di gravidanza) se non avessi trovato rifugio nei sorrisi solari delle educatrici: Antonella, Daniela, Paola, Tiziana... che tutte le mattine accoglievano mia figlia e mi salutavano con: «Ora vai, a Cecilia ci pensiamo noi!».

«PER SOSTENERE LA NATALITÀ E CONTRASTARE IL DECLINO DEMOGRAFICO»

Il declino demografico è drammatico, a questo punto lo sanno anche i sassi, l’Italia si posiziona agli ultimi posti delle classifiche Europee, in un’Europa che è già vecchia. Sulla questione molto, moltissimo si è detto e ipotizzato, mentre una strategia vincente era già sotto il nostro naso e non è stata presa in considerazione. Più luoghi educativi e di cura significa anche restituire più fiducia nel futuro. Senza un supporto concreto, continuativo, accessibile e sicuro avere un bebè diventa un atto eroico e crescere un figlio, sbarcare il lunario, mantenere un lavoro e non uscire di senno, diventa quasi impossibile. Un paese che non investe in politiche dedicate alle donne è destinato a morire di vecchiaia.

IL NIDO È FATTO DA DONNE: È UN BENE PER TUTTI

Il nido parla la lingua delle donne, perché è stato realizzato da donne, donne politiche come Adriana Lodi che negli Anni ‘70, dal suo seggio in parlamento, ha ascoltato le donne che nelle piazze chiedevano e gridavano: «Vogliamo i nidi!» e li ha istituiti. L’apertura dei servizi 0-3 non ha cambiato solo le vite delle mamme e delle donne, ha cambiato la vita anche dei papà che si sono abituati a dividere il carico di lavoro dentro e fuori casa. In fondo, come sottolinea, la pedagogista dei nidi comunali di Bologna Micol Tuzi, «al nido non crescono solo i bambini, al nido cresce tutta la famiglia». Ed ecco perché, per tutti questi motivi, il discorso di Conte è stato profondamente femminista. La politica ha accolto tanti perché, ora noi donne, noi femministe dobbiamo continuare a ritrovarci, ascoltarci, e lavorare verso PIÙ-NIDI-PER-TUTTI.

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