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16 Settembre Set 2019 1749 16 settembre 2019

Il ddl Pillon è definitivamente morto, ma non abbassiamo la guardia

La neo ministra delle Pari opportunità e della Famiglia Bonetti ha detto chiaramente che resterà nel cassetto. Attenzione, però: non è detto che questo governo duri, né che disegni di legge simili non vengano presentati.

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Ddl Pillon News Elena Bonetti

È stato un duro colpo per Simone Pillon vedere che al Ministero delle Pari Opportunità sia stata abbinata anche la delega alla Famiglia. C'è chi giura di aver visto volare scatoloni di papillon dalla finestra della sede della Lega e di aver sentito urla sconnesse e anatemi contro quelle insopportabili delle femministe. In effetti, tutto sembra essere andato storto al senatore che dice «le donne che non vogliono abortire le convinciamo». Un periodaccio.

Ci si è messa pure la ministra Elena Bonetti che non ha lasciato dubbi in un tweet postato lunedì mattina: «Se mi hanno lasciato nel cassetto una copia del Ddl Pillon? Non mi sono informata, ma per quanto mi riguarda resterà nel cassetto», ha scritto la neo nominata. Alla Ministra pare non manchino chiarezza e determinazione e il messaggio sembra proprio inequivocabile: il ddl Pillon è spirato e le sue ceneri verranno custodite in un pertugio ministeriale alla voce «orrori».

Dobbiamo sentirci sollevate e sollevati? Si. E anche al sicuro? No, al sicuro no. Per due ragioni semplicissime. La prima è che, se questo governo non durerà e non lavorerà bene al punto tale da garantirsi un minimo di futuro, si andrà al voto. E in questo caso i canini dei pillonisti verranno smaltati e affilati a dovere per prepararsi, in caso di vittoria leghista, ad 'addentare' nuovamente donne e figli che non vorranno ossequiare il patriarcato, l'indissolubilità del matrimonio e il potere del padre, anche se violento.

Se al contrario questo governo dovesse durare, non è affatto escluso che altri disegni di legge simili all'orrendo ddl Pillon vengano depositati e che si cerchino sponde per farli passare anche tra le falangi nemiche degli ultra-cattolici. A quel punto, anche se il lavoro delle Commissioni in cui i disegni di legge vengono discussi offrono una discreta garanzia di poter seguire la linea di governo e assegnano precise responsabilità ai componenti in quota partiti, non possiamo non temere che qualche deputato e qualche senatore decida di sostenere i retrivi propositi della Pillon-company.

Anche perché, come dicono alcune voci sempre più pressanti, l’ostinazione ad imporre alcuni temi non ha solo motivazioni religiose, ma muove affari imponenti, guarda caso legati al corpo delle donne e alla loro autodeterminazione.

E aggiungo che non a caso la scuola di pensiero di cui non solo Pillon, ma anche l’ex ministro Lorenzo Fontana è degno ambasciatore, non punta solo alla assurda revisione in chiave patriarcale del diritto di famiglia e del diritto alla genitorialità, ma a far arretrare le libertà acquisite dalle donne e dalle persone LGBTI.

Impossibile non citare che tutta l’area di Family day del Congresso di Verona ha sempre puntato ad attaccare il diritto all'interruzione di gravidanza, le unioni civili, il pieno diritto di cittadinanza di madri e padri omosessuali. I signori del new middle age (nuovo Medioeevo) da sempre osteggiano una legge sull’omofobia, le adozioni omogenitoriali, ma anche più semplicemente (si fa per dire, perché dalla cultura parte tutto…) alzano barricate contro l'educazione di genere e alla educazione sessuale nelle scuole, programmi di civiltà, prima che di formazione, restati tabù in tutti i governo finora succedutisi.

Quindi, come ha annunciato il comunicato firmato dalle associazioni femministe, dalle realtà antiviolenza, dai sindacati e dalle tante associazioni LGBT che ad esse si sono unite, anche se la manifestazione No Pillon annunciata per il 28 settembre non si terrà, l'attenzione resterà altissima e nessuno ha intenzione di abbassare la guardia. E meno male, perché nessuna resa è possibile su questi temi. Nemmeno di un millimetro, nemmeno un secondo.

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