29 Agosto Ago 2019 1759 29 agosto 2019

Lo Yoga Award 2019 all'italiana Antonietta Rozzi

È anche l'unica non indiana tra i premiati che, il 30 agosto, a Delhi, stanno per ricevere il prestigioso riconoscimento dal premier Narendra Modi. Nel 2000 ha fondato la Sarva Yoga International.

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Antonietta Rozzi Yoga Award

Credits: Sarva Yoga International.

Si chiama Antonietta Rozzi ed è un'esperta di yoga da record: non solo è l'unica italiana (di origini ligure), ma è anche l'unica non indiana tra i premiati che, il 30 agosto, a Delhi, nel corso di una cerimonia ufficiale, stanno per ricevere dal premier Narendra Modi lo Yoga Award 2019. E nonostante i numerosi riconoscimenti già ottenuti a livello internazionale non nasconde l'emozione. «È la prima edizione del premio istituito dal ministero per lo Yoga indiano», dice all'Ansa. «Quando sono stati resi noti i vincitori, lo scorso 22 giugno, lo stesso premier Modi si è congratulato con me, con una serie di tweet, in italiano. Mi ha ringraziata 'per l'eccezionale contributo alla promozione e allo sviluppo dello yoga in Europa, da oltre quattro decenni'. Ne sono davvero orgogliosa». In qualche modo, spiega ancora Rozzi «quello di domani è anche un premio all'Italia, primo Paese al mondo dove si insegna yoga all'università». Grazie ad un protocollo firmato col Miur, e per ora unico al mondo, Rozzi ha infatti portato la disciplina di pratica e meditazione nelle nostre aule universitarie: lei stessa tiene un master, nel quale forma insegnanti di yoga in varie sedi accademiche italiane, da Bologna a Bolzano.

HA UNITO LE PIÙ ANTICHE SCUOLE INDIANE DI YOGA

«Un'altra ragione del premio sta nel fatto che proprio io, una straniera, sono riuscita a realizzare quello che per molti indiani è stato un miracolo: mettere assieme le scuole che seguono la tradizione più pura della disciplina, realizzando il significato della stessa parola yoga, che deriva dalla radice sanscrita Yuj, ovvero aggiogare, unire. Dagli Anni 70 ho frequentato ripetutamente l'India per conoscere i maestri e gli ashram più seri, e ho capito presto che tra loro non c'era alcun contatto. Sono riuscita prima a farli dialogare, poi a metterli a collaborare: nel 2000 ho fondato la Sarva Yoga International, un'associazione di cui fanno parte le 20 più antiche scuole indiane di yoga». Rozzi, che quando indossa il sari viene facilmente scambiata per una signora di origini indiane, sorride ricordando il giorno in cui, nel 2008, gli esponenti di due scuole di Rishikesh, la capitale indiana della disciplina, si sono incontrati per la prima volta ad Assisi, durante il primo congresso mondiale dell'associazione: «Le loro sedi sono una di fronte all'altra, sulle rive opposte del Gange».

CHIAMATA A FARE LEZIONE DAGLI STESSI INDIANI

Non stupisce che l'italiana che ha messo assieme i più autorevoli istituti indiani venga chiamata a fare lezioni dagli stessi indiani: è accaduto anche lo scorso giugno quando, in occasione della giornata mondiale, è stata chiamata a Londra per organizzare gli eventi e le sedute di pratica dell'ambasciata indiana. Dall'India alle Nazioni Unite: su incarico del governo indiano, Rozzi è stata nominata tra i 15 esperti internazionali della commissione dell'Oms, l'Organizzazione mondiale della Sanità, creata dopo l'inserimento della disciplina tra gli strumenti per migliorare la salute globale. Lo yoga sta ottenendo un successo planetario, ma non è facile districarsi tra le innumerevoli scuole, nel proliferare di versioni new-age che sembrano molto lontane dalla disciplina più autentica: il consiglio della maestra italo-indiana? «Nel nostro Paese suggerisco di consultare le linee guida della Federazione Italiana Yoga, la sola partner italiana della Sarva Yoga International».

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