Violenza Sulle Donne

Violenza sulle donne

10 Luglio Lug 2019 1602 10 luglio 2019

Il Codice Rosso non punisce l'odio contro le donne sul web

Salvini annuncia che il testo sarà legge a partire dal 22 luglio, ma le opposizioni accusano la maggioranza di aver bocciato un emendamento contro le violenze di genere in Rete. Il caso. 

  • ...
Legge Codice Rosso Violenza Sulle Donne Web

«Agli insulti rispondiamo coi fatti». Così il ministro degli interni Matteo Salvini ritorna sulla polemica col sottosegretario Vincenzo Spadafora annunciando che «il 22 luglio il Codice Rosso sarà legge entro luglio, salvando tante donne vittime di violenza che dovranno essere ascoltate dal giudice entro tre giorni dalla denuncia», ha detto il vicepremier per poi tornare su uno dei suoi tanti cavalli di battaglia: «La Lega è favorevole alla castrazione chimica che eviterebbe ulteriori crimini, ma il Movimento 5 Stelle no». Insomma tanto entusiasmo. Peccato che, come abbiamo già raccontato in passato, la norma abbia una serie di criticità e, soprattutto, risulti un'occasione mancata, vista la bocciatura da parte della maggioranza di un emendamento, sostenuto da tutte le opposizioni, per perseguire l'odio contro le donne diffuso e alimentato soprattutto attraverso la Rete.

LEGGE O MANIFESTO DI PROPAGANDA?

«È inspiegabile», scrive in una nota la senatrice della Südtiroler Volkspartei (Svp), Julia Unterberger. D'altronde si tratta di un problema quotidiano, come gli ultimi fatti di cronaca testimoniano: «Pensiamo alle minacce, fino all'augurio di essere vittima di uno stupro di gruppo, per la Comandante della Sea Watch Carola Rackete, ma anche alle offese e alle ingiurie sessiste di cui è stata oggetto Giorgia Meloni per aver espresso la sua contrarietà all'iniziativa della ong», ha aggiunto la parlamentare. «La maggioranza ha presentato un testo blindato senza alcuna volontà di apertura ai nostri emendamenti migliorativi. La cosa incomprensibile è che alcuni di questi emendamenti tendevano a rendere più efficace la tutela delle vittime, ampliandone facoltà e diritti, perciò non comprendiamo il motivo di tale chiusura. Temo che la fretta di approvare la norma non c'entri nulla, si sarebbero potuti accogliere gli emendamenti e procedere all'approvazione in 15 giorni. Piuttosto il timore è che ci sia di fondo la volontà di fare di questa legge un manifesto di propaganda più che un aiuto alle vittime di questi reati», spiega il senatore Alberto Balboni che per Fratelli d'Italia ha partecipato ai lavori in commissione Giustizia.

M5S: «PASTICCIO PROCEDURALE»

A rispondere alle accuse ci ha pensato la senatrice del Movimento 5 Stelle Elvira Evangelista, relatrice del ddl: «Si tratta di un evidente problema di forma e di procedura. Ritirato dal senatore Caliendo, l'emendamento è stato fatto proprio dal senatore Grasso che però anziché riformularlo lo ha riscritto. Di fatto era quasi un testo di legge nuovo. Quantomeno irrituale questo modo di agire, diciamo anche che si è trattato di un pasticcio procedurale. L'introduzione del reato di odio contro le donne è sicuramente importante, merita il massimo della nostra attenzione. Ma non si può agire in questo modo estemporaneo e improvvisato, rischiando di rallentare e complicare l'iter di una legge urgente come il Codice Rosso».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso