4 Luglio Lug 2019 1525 04 luglio 2019

Il Governo non rispetta la legge sul femminicidio

ActionAid, D.i.Re, Be Free, Telefono Rosa, ma anche le deputate dem Lucia Annibali e Maria Elena Boschi puntano il dito contro il mancato rispetto delle scadenze dell'Esecutivo e di Spadafora. 

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«A che punto siamo con i fondi antiviolenza? Quante sono le risorse stanziate ad oggi e come sono state utilizzate? A queste domande avrebbe dovuto rispondere la relazione che, secondo la legge sul femminicidio, il sottosegretario alla Presidenza con delega alle Pari Opportunità Vincenzo Spadafora doveva presentare alle Camere entro il 30 giugno. Ma la scadenza non è stata rispettata, e gli interrogativi sulle risorse stanziate, così come sullo stato di avanzamento del Piano nazionale antiviolenza 2017-2020 restano inevasi». Un'occasione persa, per Isabella Orfano, esperta del Programma Diritti delle donne di ActionAid, secondo la quale «continua a venir meno la trasparenza necessaria e determinante nella gestione delle politiche pubbliche. È un fatto grave: non si tratta solo di una questione procedurale ma sostanziale, che si aggiunge ai gravi ritardi nell'erogazione dei fondi ai centri antiviolenza. Le risposte non possono farsi attendere ancora, perché è a rischio l'esistenza stessa dei centri e delle case rifugio e, soprattutto, la possibilità delle donne che subiscono violenza di essere assistite».

Vincenzo Spadafora.

Ansa

MANCA ANCHE LA RELAZIONE ANNUALE SULLA VIOLENZA SESSUALE

«Vogliamo capire che priorità il Governo intende dare alla lotta alla violenza di genere. In un clima di minacce e attacchi continui ai diritti e agli spazi delle donne, è necessario un segnale forte di presa di responsabilità su un problema che richiede interventi strutturali e continuativi nel tempo. Non possiamo permetterci pause su questo fronte», sottolinea Orfano. Alla denuncia di ActionAid si sono unite anche D.i.Re, Donne in rete contro la violenza, la cooperativa Be Free e Telefono Rosa. "Al di là della scadenza del 30 giugno riscontriamo un totale stallo nelle politiche nazionali di prevenzione e contrasto nei confronti di questo fenomeno. A tutt'oggi abbiamo dal Governo solo una dichiarazione di disponibilità a dare continuità e corpo al Piano Nazionale contro la violenza maschile sulle donne, ma di fatto i finanziamenti sono fermi e non c'è certezza né chiarezza su come intenda procedere, né è chiaro quale sia l'impegno dei singoli ministeri chiamati a concorrere alla sua attuazione», ha concluso Lella Palladino, presidente di D.i.Re.

ANNIBALI E BOSCHI: «L'ESECUTIVO È INADEGUATO»

Sul problema si sono espresse anche le deputate del Partito Democratico Lucia Annibali (che a giugno 2019 aveva anche espresso alcuni dubbi sul tanto discusso Codice Rosso) e Maria Elena Boschi: «L'Esecutivo è assente, opaco e colpevolmente in ritardo. È questa la triste fotografia di una maggioranza inadeguata di fronte a un'emergenza che vede negli ultimi mesi aumentare gli abusi sessuali e le percosse e che sta coinvolgendo drammaticamente le donne, e troppi uomini violenti, nel nostro Paese», hanno detto. «L'attuazione del piano nazionale antiviolenza varato nel 2017 è, di fatto, bloccato. La cabina di regia, dopo il suo insediamento, si è riunita una sola volta e le opacità sull'operato del governo sono sotto gli occhi di tutti. Senza contare che non c'è stato alcun trasferimento alle Regioni dei fondi 2018/2019 stanziati dal governo a guida Pd per i centri antiviolenza e le case rifugio. Il sottosegretario Spadafora è latitante e, dopo aver svuotato di contenuti e azioni il dipartimento Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, dimentica colpevolmente anche gli obblighi di legge».

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