19 Giugno Giu 2019 1832 19 giugno 2019

Perché il bonus matrimonio della Lega è incostituzionale

Il progetto di legge del partito di Salvini sulle agevolazioni per chi sceglie di sposarsi in chiesa non rispetta l'articolo 3 della Costituzione che dice: «Tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge senza distinzione di religione». 

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Bonus Matrimonio

È in corso di esame alla Camera il progetto di legge firmato dalla Lega per introdurre il Bonus matrimonio, una detrazione fiscale del 20% (fino a 20 mila euro in cinque anni) , per i giovani (under 35 e cittadini italiani da almeno 10 anni con un Isee complessivo non superiore ai 23 mila euro, 11.500 euro a persona) che decidono di sposarsi con rito cattolico. Sarà possibile richiedere l’agevolazione per ornamenti, fiori, abiti per gli sposi, trucco e parrucco, rinfresco, bomboniere e servizio di wedding reporter. Basterà pagare con bonifico bancario o con carta di debito o di credito, conservare le ricevute e presentarle al momento della dichiarazione dei redditi. Più che un modo per incentivare la formazione di nuove famiglie sembra uno specchietto per le allodole, una strizzata d’occhio alla Chiesa e anche una discriminazione incostituzionale. D'altronde lo scopo dichiarato è quello di intervenire su due tendenze: la posticipazione dei matrimoni a un’età sempre più tarda (34,9 anni per gli uomini e 29,4 anni per le donne) e la crescente preferenza del rito civile (scelto dal 49,6% delle coppie perché meno costoso) a quello religioso (crollati del 34% negli ultimi 10 anni).

REGALO ANACRONISTICO E INCOSTITUZIONALE

Secondo l’avvocato Filippo Biolé, professionista genovese attivo nella difesa dei diritti e delle pari opportunità, «se fosse approvato, il bonus nozze così formulato, introdurrebbe una distinzione tra cittadini», discriminando chi professa altre fedi (o nessuna) rispetto a quella cattolica e chi preferisce altre forme di unione e vincoli di coppia. «Una violazione anacronistica, contraria non solo all’articolo 3 della Costituzione («Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali», ndr), ma anche alla sentenza del 1989 con cui la Corte Costituzionale stabiliva la superiorità dello Stato laico rispetto a qualsiasi altro diritto (religioni comprese) e alla revisione 1984 dei Patti Lateranensi, che abolì la clausola che riconosceva la religione cattolica come religione di Stato». Perché lo ribadiamo, se servisse, la laicità è un aspetto fondamentale del nostro ordinamento dello Stato italiano.

IL MATRIMONIO RELIGIOSO DA SOLO NON HA VALORE PER LO STATO

Come ricorda Biolé: «A dare vita a una nuova famiglia è il matrimonio civile, che è il requisito minimo ai fini del riconoscimento dello Stato. Il rito religioso (matrimonio concordatario) è un di più, ma da solo non ha valore». Inoltre, continua l’esperto, legando uno sgravio fiscale (su imposte pubbliche) ad un istituto appartenente a un altro ordinamento (quello ecclesiastico) «la disposizione creerebbe insormontabili problemi applicativi con possibili contenziosi, soprattutto in caso di scioglimento o annullamento del vincolo matrimoniale, tra i beneficiari del bonus durante il suo periodo di erogazione».

DUE CUORI, UNA CAPANNA E UN BONUS

La prospettiva del bonus nozze, se da un lato scontenta chi vorrebbe coronare il proprio amore con un rito civile, dall’altro potrebbe rappresentare un incentivo a cedere al fascino dell’abito bianco. O forse no: «Dalla proposta di legge non è ancora chiaro se lo sgravio fiscale sarà cumulabile con altre misure per la famiglia, ma il provvedimento perde di vista i reali motivi per cui il numero dei matrimoni in Italia è in calo» continua l’avvocato. Insomma, siamo proprio sicuri che l’unico ostacolo ai fiori d’arancio siano i costi di addobbi, abiti e coiffeur e non, piuttosto dalla mancanza di lavoro e quindi di indipendenza? Considerando le condizioni economiche necessarie per accedere al bonus nozze, non sarebbe meglio investire per risolvere il problema dell'occupazione giovanile, in modo da evitare il futuro ricorso ad altre forme di assistenza sociale? «Bisogna ricordare che il sacramento del matrimonio cattolico è espressamente ordinato alla procreazione ed educazione della prole, quindi, in linea teorica, se il bonus si rivelasse efficace a perseguire il suo scopo, sarebbe inevitabile e legittimo, andare incontro negli anni a venire a una pioggia di domande per bonus mamme, bonus bebè e simili», conclude Biolé. Allora bisognerebbe fare davvero i conti con l’idea distorta di Stato asssistenziale, che attualmente somiglia più a un gatto che si morde la coda…

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