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31 Maggio Mag 2019 1305 31 maggio 2019

Pillon: «Ddl in Commissione a giugno». Il M5S smentisce

Il senatore promette trionfante la ripresa dei lavori per l'approvazione del suo disegno di legge. Il grillino Mattia Crucioli, vicepresidente della Commissione Giustizia«Non mi risulta». 

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Ddl Pillon Approvazione

Dopo le Europee il senatore Simone Pillon si è risvegliato (in campagna elettorale probabilmente avrebbe fatto perdere voti) ed è tornato più incontenibile che mai. Prima il post decisamente di cattivo gusto sulla morte del giornalista Vittorio Zucconi («Prego per lui perché, al di là delle inutili e faziosi di Repubblica, si salvi l’anima»), poi il sogno di trasformare l'Italia nell'Alabama antiabortista (quando potrebbe trasferirsi serenamente lui nello Stato americano se gli piace tanto), e adesso l'annuncio che tutti aspettavamo (corredato dalla foto che vedete sotto): «Nella settimana del 10 giugno si tornerà a discutere in Commissione». Di cosa? Vi chiedere voi. Dei diritti delle donne e dei minori? Sì. Ma di come limitarli tramite il ddl che porta il suo nome (qui trovate tutte le criticità del disegno di legge, i motivi per cui andrebbe ritirato, le proteste e le polemiche degli ultimi mesi).

Il post si conclude con un incoraggiante: «Ce la metteremo tutta». Peccato che, secondo quanto riportato da HuffPost Italia, la notizia non risulti al senatore Cinque Stelle Mattia Crucioli, vicepresidente della Commissione Giustizia del Senato (commissione a cui fa riferimento il leghista nel post): «Non vorrei che l’esito di queste elezioni (con la vittoria della Lega e la debacle dei grillini, ndr) possa indurre qualcuno a pensare che aspetti del testo che ci sembravano ingiustificabili prima del voto ora possano trovare il nostro consenso, specie quando si tratta di una materia che riguarda la vita dei bambini. Chi pensa questo evidentemente non ha capito le ragioni del nostro impegno». E ci mancherebbe visto che non sono passati nemmeno due mesi il sottosegretario alle Pari Opportunità, Vincenzo Spadafora, non proprio il primo che passa insomma, aveva assicurato: «Il provvedimento Pillon è chiuso. Quel testo non arriverà mai in aula, è archiviato. Adesso bisogna scrivere un nuovo testo, che probabilmente prenderà anche qualcosa di buono, ma molto poco, per andare incontro ai temi del diritto di famiglia, ma non come aveva pensato Pillon». Della stessa opinione sembrava anche il vicepremier, Luigi Di Maio: «Va riscritto, perché rischia seriamente di minare l’equilibrio e la stabilità quotidiana dei figli. Sediamoci al tavolo e facciamo una nuova legge, anche con le opposizioni». E anche se in calce al testo del leghista rimangono tre firme di senatori grillini (a fronte delle cinque iniziali), il Movimento 5 Stelle farebbe bene a ricordare quanto promesso in queste settimane visto che, secondo le analisi di SWG, è il partito che ha perso più voti femminili nel giro di un anno (dalle politiche del 2018 alle Europee 2019).

N.B. HuffPost ha contattato anche Pillon al termine della «riunione tecnica» tanto sbandierata sui suoi canali social. Il senatore ha preferito non commentare e rilanciare la minaccia del «ci si vede dal 10 giugno in Commissione».

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