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Diritto all'aborto

30 Maggio Mag 2019 1338 30 maggio 2019

Anche la Louisiana vieta l'aborto

La decisione arriva dopo leggi simili in Georgia, Alabama e Missouri. Quali sono gli scenari che si prospettano per le donne degli Stati Uniti se questa guerra all'interruzione di gravidanza non si ferma. 

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Louisiana Aborto Stati Uniti

A nulla sono servite le proteste di piazza e social (qui la gallery con i post dei vip) contro le leggi che stanno martoriando il diritto all'aborto in alcuni Stati degli Usa. Tutto è iniziato dalla Georgia, poi è stata la volta dell'Alabama, quindi del Missouri, e infine è toccato alla Louisiana, dove il 29 maggio con 79 voti a favore e 23 contrari è infatti passata in modo definitivo un provvedimento che vieta l'interruzione volontaria di gravidanza oltre la sesta settimana, un periodo troppo breve anche per accorgersi della stessa gravidanza, anche in caso di stupro o di incesto. I medici che non rispettano la norma rischiano fino a due anni di carcere. L'unico che potrebbe in qualche modo ostacolare la legge, non firmandola, è il governatore John Bel Edwards, l’unico democratico degli Stati del Sud. Peccato che, nonostante i leader nazionali del suo partito condannino questo tipo di iniziative come un attaco ai diritti delle donne, lui sostenga la norma e, quindi, è pronto a metterci nome e cognome senza particolari scrupoli. Insomma un trionfo per i movimenti anti-aborto e della destra. In fondo loro ci sperano che prima o poi la Corte Suprema ponga fine alla protezione costituzionale che le donne hanno contro l'obbligo di portare a termine una gravidanza ed avere figli se non lo vogliono. Certo, secondo le testate americane, è molto difficile pensare a una vera e propria fine della Roe v. Wade, celebre sentenza del 1973 tramite la quale la Corte Suprema, appunto, stabilì che a livello federale esisteva il diritto all’aborto anche in assenza di problemi di salute della gestante o del feto, sancendo così la tutela della libera scelta della donna. Il rischio è che però venga piano piano depotenziata o smantellata. Le femministe manifestano e assicurano: «Non torneremo indietro». Ma secondo la firma del New York Times Michelle Goldberg il rischio non è quello di un ritorno al passato, ma di un'America ancora peggiore a quella pre 1973.

L'ABORTO COME UN OMICIDIO

Perché se è vero che in un'era post Roe v. Wade, le donne potrebbero trovare più facilmente, rispetto a prima degli Anni '70, farmaci abortivi come misoprostolo, che può essere ordinato anche online, è anche vero che questo tipo di legislazione punta ad equiparare l'interruzione di gravidanza all'omicidio con annesse pene (la detenzione). Come spiega Goldberg, fino al 1973 i medici che procuravano un aborto venivano perseguiti, le pazienti raramente (spesso però venivano minacciate per obbligarle a testimoniare contro chi le aveva aiutate). Oggi, negli Stati che stanno tentando di parificare i diritti del feto a quelli degli esseri umani, sono già state arrestate donne con l'accusa di aver danneggiato o messo in pericolo le loro gravidanze perché assumevano droghe, perché avevano tentato il suicidio o, come successo nello Utah, ritardando un taglio cesareo. Insomma è chiaro che in quegli Stati, i pubblici ministeri non saranno clementi quando si troveranno davanti a casi di aborto.

UNA DIVERSA CONCEZIONE DELLA PERSONALITÀ FETALE

Secondo lo storico Leslie Reagan, autore del libro When Abortion Was a Crime (Quando l'aborto era un crimine), prima della Roe v. Wade c'era poca concezione legale della personalità fetale. All'epoca spettava generalmente ai medici determinare cosa costituisse una deroga «medicalmente giustificabile» al divieto. Una scappatoia legale che permetteva al dottore e alla donna di negoziare e procedere con la pratica nella privacy dei loro uffici o delle loro case. Le nuove leggi invece cercano di ridurre la discrezionalità degli specialisti. In Alabama per esempio possono possono procedere solo quando le gestante si trova di fronte alla morte o a un «grave rischio di compromissione di un'importante funzione corporea». In caso contrario, siamo di fronte a un crimine che può essere punito potenzialmente con 99 anni di prigione, molti più di quelli che i medici rischiavano prima del 1973.

LEGGI ANCHE: Le cose da sapere sulla legge dell'Indiana sulla sepoltura dei feti​

C'È CHI PARLA ADDIRITTURA DI PENA DI MORTE

E se almeno la legge dell'Alabama, per ora, non criminalizza le persone che ricorrono alla pratica, quella della Georgia lo fa: come infatti sottolinea Mark Joseph Stern su Slate la norma ha un linguaggio che rende reato addirittura l'aborto auto-indotto. D'altronde molti politici repubblicani in alcuni Stati Usa sono chiaramente interessati a limitare le donne. Basta guardare ai legislatori del Texas che hanno ragionato su un disegno di legge che permetta di accusare di omicidio (e potenzialmente punire con la pena di morte) chi decide di interrompere la gravidanza.

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