Femminismo

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14 Maggio Mag 2019 1816 14 maggio 2019

Quali sono le liste femministe alle elezioni europee 2019

Dalla Feminist initiative di Soraya Post alle ricette di socialisti spagnoli e francesi. Tra salary gap e lotta alla violenza di genere, le forze politiche dalla parte delle donne.

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Elezioni Europee 2019 Femminismo

Il cammino dell'Unione europea verso la parità di genere è ancora lungo. Solo il 37% dei membri del parlamento attuale è donna e alle ultime elezioni, quelle del 2014, appena il 40,7% dell'elettorato femminile si è recato alle urne, contro il 45% di quello maschile. C'è una scarsa rappresentanza favorita anche da una scarsa partecipazione, anche se probabilmente si tratta di una relazione di causa-effetto biunivoca, e questo non può far altro che creare una scollatura tra gli interessi femministi e le politiche dell'Ue.

DIVERSE LOBBY IMPEGNATE SUL FRONTE

Le elezioni in programma domenica 26 maggio per rinnovare il parlamento europeo sono certamente un'occasione per cercare un'inversione di tendenza necessaria, imprimere un'accelerata a un processo di cambiamento che finora è rimasto lento e lacunoso. Diverse sono le lobby femministe che si stanno adoperando con campagne mirate per portare avanti gli interessi di genere. La campagna #FEM_EU, lanciata nell'ottobre del 2018, ha per esempio lo scopo dichiarato di collocare i diritti delle donne al centro delle politiche europee e di spingere per un'agenda femminista che sia prioritaria. La piattaforma aperta Young Feminist Europe ha lanciato la campagna #HerEurope per creare una sorta di programma femminista partecipato per un'Europa dei diritti. La European Women's Lobby punta a raggiungere la parità di rappresentanza all'interno del parlamento europeo, della Commissione e tra gli incarichi di maggior rilievo nell'Unione attraverso la campagna 50/50: Women for Europe – Europe for Women. In Italia, la proposta più netta è quella della lista femminista di Beatrice Brignone, segretaria di Possibile, ma dove si collocano i partiti europei all'interno di questo discorso?

LE IDEE PARITARIE DEL CANDIDATO TIMMERMANS

Frans Timmermans, membro del Partito laburista olandese, già ministro per gli Affari europei e ministro degli Esteri in patria, è un uomo ma ha un programma decisamente femminista. Timmermans è vicepresidente della Commissione europea e ora punta a succedere a Jean-Claude Juncker alla presidenza. Il suo programma prevede una strategia di parità di genere europea che punti al superamento delle disparità pensionistiche e salariali, che combatta la violenza di genere e le molestie sessuali, e garantisca i diritti sessuali e riproduttivi di tutti. In un tweet pubblicato a dicembre ha dichiarato: «Non posso essere un candidato donna, ma posso offrirvi un candidato femminista».

SVEZIA: IL CASO SORAYA POST

Soraya Post, membro del partito Feminist Initiative, è la prima deputata di un movimento femminista a essere stata eletta al parlamento europeo. In carica dal 2014, ha portato avanti studi e proposte sulla parità di genere. È membro della commissione per le Libertà civili, la giustizia e gli affari interni e della sottocommissione per i Diritti umani. Figlia di padre ebreo tedesco e di madre romanì, convintamente anti-razzista e contro ogni forma di discriminazione, ha invocato la necessità di una «politica di sicurezza femminista che metta in primo piano la salvaguardia degli esseri umani». Nell'introduzione di un recente report dal titolo “Feminist Responses to growing nationalism in the European Union” spiega «quanto fondamentalmente importante siano il femminismo e il lavoro intersezionale femminista nella promozione di diritti umani, valori democratici, governo della legge, anti-razzismo e parità di genere dentro l'Unione europea».

Soraya Post.

Getty Images

REGNO UNITO: IL WOMEN'S EQUILITY PARTY

In un Regno Unito che si approccia alle elezioni europee con lo spirito della Brexit che aleggia, almeno un partito che ritiene questa consultazione decisiva e fondamentale per il futuro della nazione e del continente c'è. Si chiama Women's Equality Party ed è stato fondato nel 2015 da Catherine Mayer e Sandi Toksvig. Anche in questo caso si tratta di un partito di area socialista che punta a opporsi all'ascesa del populismo, alzando l'allarme contro le spinte regressive che mirano a togliere alle donne e altre minoranze diritti già acquisiti, come quello all'aborto. Tra le altre battaglie che il partito promette di combattere c'è quella al traffico di esseri umani e allo sfruttamento della prostituzione. Come? «Abbattendo le barriere tra le nazioni, non scappando» e con «soluzioni di genere» a problemi di genere.

SPAGNA: IL PSOE E PODEMOS INVESTONO IN FEMMINISMO

A confermare come il femminismo si muova sempre verso sinistra è il caso spagnolo, dove il tema è stato al centro della campagna elettorale per le elezioni nazionali vinte dal Psoe di Pedro Sanchez, che per le elezioni europee ha inserito in lista Lina Gálvez, ex consigliera del governo andaluso e professoressa della Universidad Poble de Olavide di Siviglia, nella quale è anche direttrice dell'Osservatorio di Genere sull'Economia, la politica e lo sviluppo, un passato consolidato da attivista femminista, teorica di un modello economico «più femminista per giungere a un'economia più sostenibile e giusta». La conferma di una linea già tenuta dal partito nella campagna elettorale per le elezioni nazionali, nella quale il Psoe aveva promesso un patto di Stato contro la violenza di genere e per una legge sulle pari opportunità tra uomini e donne. Sulla stessa lunghezza d'onda Podemos, il cui leader Pablo Iglesias si è segnalato nei mesi scorsi per la scelta di prendersi un congedo di paternità e lasciare alla moglie Irene Montero la guida del partito. Montero ha più volte ribadito la volontà di proporre una legge per l'insegnamento del femminismo nelle scuole pubbliche, mentre il candidato alle Europee Pablo Bustinduy ha confermato la volontà di portare le istanze femministe a Strasburgo.

Pablo Iglesias.

Getty Images

GERMANIA: POCHE CERTEZZE NEL PAESE DI ANGELA MERKEL

Per quanto possa apparire paradossale, la Germania sembra il Paese che ha meno certezze sull'orientamento femminista dei propri partiti alle prossime elezioni europee. Paradossale perché la Germania è anche quel Paese che ha eletto e confermato alla cancelleria per quattro mandati consecutivi Angela Merkel e cinque dei sei principali partiti tedeschi sono guidati da donne. Eppure i problemi di genere in Germania esistono eccome: solo il 36% dei membri del Bundestag sono donne e il gap salariale di genere si attesta intorno al 21%. Per avere un termine di paragone, in Italia è al 6,9%.

FRANCIA: LA LISTA INDIPENDENTE DI NATHALIE TOMASINI

In Francia si schiera in prima persona Nathalie Tomasini, avvocata di fama resa celebre dalla difesa di Jacqueline Sauvage, la donna di 65 anni che nel 2012 uccise il marito con tre colpi di fucile dopo anni di abusi sessuali e violenze fisiche. Tomasini ha deciso di creare attorno a sé una lista indipendente e trasversale che si ponga come obiettivo la lotta alla violenza di genere: «Indispensabile è portare la voce di tutte quelle donne oppresse, violentate, molestate e di portare avanti una battaglia sul piano europeo per far crescere e armonizzare la legislazione in questo ambito». E se la République en Marche di Emmanuel Macron ha deciso di mettere in testa alla sua lista il nome di Nathalie Loiseau, viceministra degli Affari europei già nota per il suo impegno nel femminilizzare l'École nationale d'administration durante la sua direzione, nemmeno i socialisti stanno a guardare. Sul sito del partito di Olivier Faure si possono trovare le sue proposte per un'Europa femminista: parità salariale; congedo parentale retribuito; un budget per le politiche di genere e un commissario europeo dedicato; rinforzo alla lotta contro la violenza sulle donne; accesso universale e incondizionato all'interruzione volontaria di gravidanza.

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