8 Aprile Apr 2019 1333 08 aprile 2019

Cosa contesta D.i.Re del Codice Rosso

Nessun finanziamento per i centri antiviolenza, tempistiche pericolose e una sbagliata concezione del problema rendono la «legge l’ennesimo proclama inutile sulla pelle delle donne». Lo spiega la presidente Lella Palladino. 

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Lella Palladino Dire Codice Rosso Violenza Sulle Donne

Nonostante l’attesa norma sul Revenge porn che, come ci ha spiegato la mamma di Tiziana Cantone Maria Teresa Cantone è un passo avanti, ma non è abbastanza, D.i.Re, Donne in rete contro la violenza, la rete nazionale dei centri antiviolenza, non festeggia l’approvazione del Codice Rosso (qui le cose da sapere). «Le obiezioni sostanziali espresse nel corso delle audizioni non sono state prese in considerazione da un testo governativo blindato che riflette una percezione della violenza sulle donne come fenomeno emergenziale da affrontare esclusivamente con misure penali e securitarie, nonostante i fatti dimostrino ampiamente che si tratta di una manifestazione strutturale della disparità di potere tra uomini e donne», ha spiegato dichiara la presidente Lella Palladino.

NIENTE FINANZIAMENTI PER I CENTRI ANTIVIOLENZA

Nel testo mancherebbero riferimenti al ruolo chiave che i centri antiviolenza svolgono, nonostante nel corso di oltre 30 anni «hanno dimostrato numeri alla mano – oltre 21.000 donne accolte ogni anno solo nei centri D.i.Re – di essere l’unico presidio per coloro che vogliono uscire da una relazione violenta», si legge nel comunicato. Senza contare che non è previsto nessun finanziamento per questo tipo di stutture. «Tutto questo depotenzia totalmente le misure previste per la formazione del personale giudiziario e di polizia», ha aggiunto Elena Biaggioni, avvocata penalista e coordinatrice del Gruppo avvocate dell'associazione.

TEMPISTICHE PERICOLOSE

Inoltre i tre giorni previsti tra la denuncia della vittima e l'effettivo incontro con il magistrato che deve predisporre eventuali misure di protezione «costituiscono un margine pericoloso o inutile. Pericoloso, perché non è detto che la donna sia in sicurezza. Inutile, perché se la donna non è pronta e non è sicura, non racconterà nulla o minimizzerà», continua Biaggioni. «Questa misura non farà altro che scoraggiare ulteriormente le denunce».

«GOVERNO INDIFFERENTE ALLE RICHIESTE DELLE DONNE»

«Se l’atteggiamento del governo resterà quello tenuto nel corso del dibattito alla Camera, questa legge sarà solo l’ennesimo proclama inutile sulla pelle delle donne», ha chiarito Palladino riferendosi allo sbarco in Senato del Codice Rosso. «Donne contro le quali il governo continua ad accanirsi, indifferente ai loro bisogni, anche quando dichiara a gran voce di voler tutelare la famiglia e favorire la natalità, tagliando i bonus baby sitter e dunque limitando nei fatti la possibilità di conciliare maternità e lavoro, perché evidentemente è il lavoro di cura gratuito delle donne iscritto nella società patriarcale l’unica misura di welfare che questo governo riesce a immaginare». Senza dimenticare il peso della minaccia di una modifica del Codice della famiglia, «attraverso il Ddl Pillon e gli altri disegni di legge collegati».

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