14 Marzo Mar 2019 1731 14 marzo 2019

In Senato è iniziato l'iter del ddl sul revenge porn

Accelerato dal caso Giulia Sarti, è iniziato in Senato il 14 marzo, e prevede la reclusione da uno a cinque anni e la multa da euro 927 ad euro 2 mila. Il testo è proposto dal M5s.

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Revenge Porn Legge Giulia Sarti

È iniziato in Senato l'iter del ddl sulla pubblicazione e diffusione di immagini o video privati sessualmente espliciti senza il consenso delle persone rappresentate, il cosiddetto revenge porn. Per colmare un pesante vuoto normativo. La mattina del 14 marzo infatti in commissione Giustizia il presidente Andrea Ostellari ha svolto la la relazione illustrativa ed è stato deliberato un ciclo di audizioni. «Il testo, di cui sono relatore», ha spiegato Ostellari, «a prima firma della senatrice Elvira Evangelista (M5s), incontra già una vasta condivisione trasversale. Proporrò alcune modifiche, fra cui l'ulteriore inasprimento delle pene, previste dalla bozza, per chi pubblica materiale senza consenso, contando su un rapporto fiduciario con la persona offesa e, soprattutto, in caso di morte di quest'ultima. Un'adeguata riflessione sarà dedicata anche ai concetti di pubblicazione e diffusione, considerate le diverse modalità con cui le attuali tecnologie possono concorrere a creare patimento nelle vittime. È giunto il momento di dire basta. Se ricatti, minacci o pensi di vendicarti in un modo infame, finisci in galera». Il ddl del M5s in discussione in Senato - ne esistono altri tre proposi da Forza italia - prevede la reclusione da uno a cinque anni e la multa da euro 927 ad euro 2 mila «a chiunque pubblica attraverso strumenti informatici o telematici immagini o video privati aventi un esplicito contenuto sessuale senza il consenso delle persone che ivi sono ritratte».

IL CASO GIULIA SARTI

Una battaglia, quella contro il revenge porn, di cui Laura Boldrini è convinta sostenitrice, ma che è diventato più stringente negli ultimi giorni alla luce della gogna mediatica che si è scagliata nei confronti della deputata M5s Giulia Sarti.La pentastellata era stata già colpita da anonimi hacker nel 2013 che, poco dopo il suo primo ingresso in Parlamento, annunciarono di aver 'bucato' la sua mail entrando in possesso di foto o video hard. Ora Sarti, rieletta in Parlamento, è di nuovo finita nell'occhio del ciclone per essere una dei protagonisti del cosiddetto scandalo Rimborsopoli del M5s, una vicenda che tra scambi di accuse e responsabilità ha riportato l'attenzione sull'esistenza di video hot della deputata. Video e foto, in un caso addirittura 'fake', che complice la facile diffusione via social, si dice stiano impazzando sui telefonini di mezzo Parlamento e tra i giornalisti. Tanto da indurre il Garante della Privacy ad intervenire per richiamare i media ad uno scrupoloso rispetto del codice deontologico che, neanche a dirlo, impone ai giornalisti di «astenersi dal diffondere dati riguardanti la sfera intima di una persona per il solo fatto che si tratti di un personaggio noto o che eserciti funzioni pubbliche». Intanto, hanno fatto sapere fonti del Viminale, le verifiche della Polizia Postale sulla vicenda della parlamentare «non hanno rilevato la presenza in rete di nuove foto e video. Le immagini si stanno diffondendo attraverso le applicazioni di messaggeria». Va ricordato che, mentre in Italia manca ancora una legge, il revenge porn è già riconosciuto come reato in Paesi come la Germania, Israele, Gran Bretagna, Canada e 34 Stati del Usa.

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