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Diritti

8 Marzo Mar 2019 1244 08 marzo 2019

Mattarella: «L'8 marzo celebra valori comuni»

Sviluppo di condizioni inclusive nel mercato del lavoro, stop alla violenza di genere, ferma lotta alla prostituzione e difesa della Legge Merlin. Il discorso del presidente.

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8 Marzo Sergio Mattarella Donne

La condizione femminile non è un affare solo delle donne, ma di tutti. Ne è certo il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che l'8 marzo ha indirizzato a tutti gli italiani il suo discorso per la Giornata Internazionale della Donna, commuovendosi al racconto di una ragazza fuggita alla schiavitù sessuale dopo aver subito violenze indicibili. «Fare gli auguri alle donne, in realtà, vuol dire rivolgerli all'intera comunità nazionale», ha detto il capo dello Stato, «perché la componente femminile è parte, oltre che essenziale, decisiva della nostra società». L'8 marzo, dunque, è una giornata di tutti, perché «si celebrano valori di fondo della nostra vita in comune, valori che recano il segno delle conquiste realizzate, spesso con fatica e tra molte difficoltà, dalle donne stesse. La condizione femminile è uno di quegli elementi che attestano il grado di civiltà raggiunto da un Paese».

IL PROGRESSO DELLA DONNA È PROGRESSO ECONOMICO

In un 8 marzo preceduto da due casi di femminicidio, il presidente della Repubblica non ha potuto fare a meno di porre l'accento sul tema della violenza di genere: «Non possiamo continuare ad assistere inerti alla violenza nelle case e nelle strade. Ancora ieri, nel nostro Paese, sono state assassinate due donne, Alessandra e Fortuna», ha ricordato, «vittime di una violenza prodotta da distorte e criminali mentalità di possesso e dominio». Ma la questione femminile non può esaurirsi alla violenza. I diritti delle donne sono centrali anche nel discorso economico: «Ancora tante donne trovano ostacoli nel dispiegare il proprio talento, sono minacciate da condizioni di indigenza, oppresse da forme di violenza, sono gravate da pesi supplementari, talvolta difficilmente sostenibili, tra il lavoro e la cura della famiglia, sono sottopagate o escluse da un'occupazione stabile benché capaci e meritevoli», ha proseguito Mattarella. «Tutti gli indicatori concordano sul dato che il progresso economico e sociale di un Paese va di pari passo con lo sviluppo dell'occupazione femminile. È nostro compito costante rimuovere gli ostacoli che, limitando di fatto la libertà e l'uguaglianza, impediscono il pieno sviluppo di ogni persona umana. Sul mercato del lavoro le condizioni delle donne italiane sono ancora critiche e il tasso di occupazione femminile insoddisfacente, soprattutto se paragonato agli altri Paesi europei».

LA PROSTITUZIONE È SCHIAVITÙ

«Mi trascinavo per entrare nella macchina dei clienti, mi sentivo anche sporca e bruttissima, perché mi avevano strappato i capelli e si vedeva anche la cute. Le mie mani erano gonfie, così anche le ginocchia», inizia così il racconto che prosegue descrivendo come la giovane sia stata calpestata con dei tacchi a spillo che le hanno bucato la pancia: «Questi uomini, che voi chiamate clienti, sono persone che vanno a fare la spesa, che sentono la necessità di appropriarsi di cose. Così anche io sono diventata una cosa da comprare, come quando si va dal macellaio». E Mattarella ha dedicato un ampio capitolo del suo discorso al tema della prostituzione e dello sfruttamento sessuale, a pochi giorni dalla sentenza della Corte Costituzionale che ha confermato come perseguire penalmente questi reati non violi la libertà d'iniziativa economica e quella sessuale. Il presidente della Repubblica si è commosso ascoltando il racconto di una ragazza. «È una pratica criminale purtroppo diffusa», ha detto nettamente il capo dello Stato, «è bene chiamare questa condizione con il nome appropriato: schiavitù. Si tratta dell'infame schiavitù del nostro secolo. Non dovrebbe essere necessario, ma lo è, malauguratamente, ribadire che la civiltà non potrà mai convivere con la schiavitù. Dove questa sussiste, la civiltà è negata. Nessun compromesso è accettabile. Nessuna tolleranza può essere mascherata da realismo o da opportunismo».

UNA TRATTA CHE VA SRADICATA

Parole che paiono come un chiaro messaggio alle tentazioni leghiste di riaprire le case chiuse: «La tratta va sradicata. Colpendo chi controlla il traffico delle schiave costrette a prostituirsi. Stroncare il traffico è compito delle forze di polizia, dei magistrati, delle istituzioni nazionali e degli organismi internazionali. Ma tutta la società civile è chiamata a fare la propria parte, agendo con responsabilità e coerenza morale. Nessuno può restare indifferente». Messaggio rivolto in particolar modo agli uomini, perché «la domanda di prostitute schiave è alimentata da comportamenti di uomini delle società più prospere». In questo contesto, per Mattarella è fondamentale ricordare la storia di Lina Merlin: «Ci sono lezioni del passato su cui è opportuno meditare. Sessantuno anni fa, una legge dello Stato, promossa da una senatrice, partigiana e costituente, dichiarò fuorilegge lo sfruttamento della prostituzione. Dovette lottare, in parlamento e fuori da esso, contro pregiudizi e stereotipi inaccettabili, duri a morire. Vi erano parlamentari che sostenevano persino che alcune donne nascevano prostitute e pertanto non sarebbero mai cambiate. Quella legge fu una tappa importante nel cammino di liberazione della donna. Oggi quella senatrice, Lina Merlin, sarebbe in prima linea contro la tratta di questo nostro tempo». Per il presidente della Repubblica, «nella nostra società ci sono risorse civili e morali in grado di continuare il percorso della libertà, della parità, della differenza che arricchisce la comunità».

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