27 Febbraio Feb 2019 1853 27 febbraio 2019

Come sono andate le candidature femminili alle elezioni in Sardegna

Con nove consigliere elette su 60, la rappresentanza passa da un quindicesimo a un sesto. ll M5s al suo esordio - pur col flop - ha realizzato la parità: sì a tre donne su sei. Nel Pd nessuna. Le attiviste: «Donne non sostenute dai partiti».

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Donne Elette In Sardegna

Meglio di prima, ma comunque non un boom: nove consigliere regionali su 60 seggi. In Sardegna il test della doppia preferenza di genere - al suo esordio - non sfonda, ma di certo aiuta. Così come era già successo in Abruzzo dove le neo elette sono diventate cinque su 31 (dalle due della precedente legislatura). Nell'isola la rappresentanza femminile passa da un quindicesimo a un sesto, il doppio delle presenze in numeri assoluti: da quattro a nove, appunto. Il balzo c'è anche se la parità è davvero lontana. Schierate in lizza c'erano circa 700 candidate, grazie all'obbligo di liste al 50 e 50: i nomi femminili spesso senza esperienza hanno dovuto fare i conti con alcuni trucchetti di colleghi maschi più navigati di tutti gli schieramenti.Tra tutti il ticket (riprodotto anche nei santini digitali e cartacei) uomo- con più donne, in alcuni casi sette per uno - in stile harem. Per cui di fatto tutte aiutavano il collega per poi suddividere – e annullare - il supporto maschile. E rendere così vano, dal punto di vista della parità, l'accordo.

UN MECCANISMO DI VOTO POCO CHIARO

I timori delle ultime ore, la scarsa chiarezza dei meccanismi di voto hanno trovato in parte conferma. L'allarme era stato lanciato dal Coordinamento Donne 3, una delle associazioni che hanno portato all'approvazione del testo nel novembre 2017 (poi diventata legge nel 2018): «La campagna non è stata chiara». La possibilità – non l'obbligo - di scegliere due preferenze purché di sesso diverso si intrecciava infatti ad altre regole. Tra cui il voto disgiunto tra presidente della regione e liste avversarie che ha creato più di un rallentamento ai seggi elettorali. Il bestiario degli sbagli più comuni ha riguardato spesso i nomi: quasi 9500 tra schede nulle e con errori vari. E in ogni caso spesso si è messo solo una preferenza: ed era maschile. A ciò si aggiunge l'alta astensione, seppur in leggero calo rispetto alle precedenti elezioni: è andato a votare poco più di un sardo su due, il 53,7 per cento.

LE ELETTE E LE EX (NON RIELETTE) E GLI EQUILIBRI POLITICI

Aria nuova tra le neolette sarde: otto su nuove sono esordienti. C'è solo una conferma: la consigliera di Forza Italia, Alessandra Zedda; già assessore regionale della giunta di centrodestra di Cappellacci che a Cagliari raccoglie 1426 voti sorpassando un collega di partito. Niente da fare per le altre che ci hanno riprovato: entrambe tra le fila del Pd, Daniela Forma e Rossella Pinna. L'avvocata Anna Maria Busia del Centro democratico invece non si era presentata. La ripartizione dei seggi segue – secondo la legge elettorale - il successo del presidente della Regione vincente (grazie a un premio di maggioranza): Christian Solinas (Psd'Az-Lega), candidato per il centrodestra ha vinto con il 47.8 per cento: il suo schieramento guadagna 36 seggi. Tra le tra le fila dell'opposizione – in casa centrosinistra - non c'è nemmeno una consigliera del Partito democratico: il primo partito con il 13,48 per cento totalmente al maschile I seggi sono otto esattamente come quelli della Lega: che entra per la prima volta nel Consiglio sardo e piazza tre donne (Maria Assunta Argiolas, Sara Canu, Annalisa Mele). Per l'opposizione di sinistra entrano due consigliere, ma di liste civiche che supportavano il candidato Massimo Zedda: Laura Caddeo e Maria Laura Orrù per 'Noi la Sardegna' e 'Sardegna in Comune'. La vera parità – anche se solo interna – la raggiunge invece il Movimento 5 stelle al suo esordio: tre consigliere su sei seggi: Carla Cuccu, Elena Fancello e Desiré Manca.

LE ATTIVISTE ACCUSANO: «COLTRE DI SILENZIO E DONNE NON SOSTENUTE DAI PARTITI»

Parla a ruota Carmìna Conte, presidente del Coordinamento Donne 3, nelle ore del post voto di lunedì: «Non ci possiamo accontentare, è ovvio». Il risultato è considerato un punto di partenza, ma non soddisfacente. «La presenza femminile continua a essere irrisoria», spiega, «seppure le consigliere siano raddoppiate rispetto a quelle della legislatura precedente». Confusione sulle modalità di voto, ingaggi allo sprint finale e scarso supporto dei partiti più strutturati, queste le anomalie secondo Conte: «In tanti hanno sbagliato. La campagna - nonostante le nostre denunce - nella grafica ha messo sempre al primo posto i nomi maschili. Anche in caso di preferenza singola. È proprio un atteggiamento culturale, profondo e difficile da cambiare». E i partiti? «Non ci hanno creduto, ad alcune sono mancate dieci preferenze rispetto al collega di sesso maschile – prosegue la presidente – alcuni saranno finiti tra i voti nulli, ma molti altri sono stati dispersi». Un problema radicato, non solo del round finale: «In tutte le trattative preelettorali le donne erano praticamente assenti: nelle segreterie, nelle commissioni». Ora si riparte: il neo eletto presidente della Regione ha firmato un documento – come gli altri candidati alla carica – su cinque punti: tra cui un piano di lavoro straordinario di lavoro per le donne, sostegno alla genitorialità, osservatorio sulla violenza di genere, assessorato regionale alla parità. «Non si può, soltanto con una legge elettorale, modificare una situazione che sicuramente è culturale e antropologica servono azioni durature». Ora a lui spetta la scelta dei nomi della squadra e assicura: «Terremo conto delle donne». Il suo Psd'Az – però – non è riuscito a farne eleggere nemmeno una.

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