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Ddl Pillon

20 Febbraio Feb 2019 1742 20 febbraio 2019 Aggiornato il 22 febbraio 2019

La bufala della bigenitorialità perfetta nel ddl Pillon

Verrebbe applicata a discrezione del genitore che lascia la casa familiare, generalmente il padre, libero però di mollare gli oneri quotidiani alla madre e recuperare il tempo che gli spetta durante le vacanze. A costo zero.

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Bigenitorialita Perfetta Pillon

Il senatore Simone Pillon, firmatario del ddl sull'affido condiviso.

Il disegno di legge Pillon ci è stato sempre raccontato dai suoi promotori come necessario per garantire ai figli di separati il diritto alla bigenitorialità perfetta, che li divida a metà tra i due genitori. Doppio domicilio, un minimo di 12 notti al mese con il padre, mantenimento su precisi capitoli di spesa stabiliti nel piano genitoriale. Non mi concentro ora sull’applicabilità di una contabilità del genere, sul cosa significherebbe doppio domicilio, sulla schizofrenia dell'essere sballottati come pacchi da un posto all’altro con oggettive difficoltà nel conservare un equilibrio di frequentazioni tra amici, sport, scuola. Sorvolo sulla follia della mediazione obbligatoria e del coordinatore genitoriale, nonché sui costi enormi che graverebbero sui genitori. Mi concentro invece sull’onestà del desiderio di alcuni padri separati di voler trascorre con i figli tanto tempo quanto le madri, ove questo (presunto) desiderio non li aveva sfiorati durante il matrimonio.

Prendiamo dunque una famiglia tipo in cui dopo la nascita del secondo figlio lei abbia lasciato il lavoro o abbia scelto un contratto con un orario che le permettesse di prendersi cura della prole (non tutte le città offrono servizi nido, scuole con tempo prolungato eccetera). Immaginiamo che lui sia un dipendente impegnato a costruirsi una carriera tra obiettivi da raggiungere e colleghi sgomitanti, che rientra verso le otto di sera e si gode i figli nel fine settimana. Nel caso questa coppia si separi oggi si tiene conto delle diverse entrate economiche dei due genitori e del tempo che oggettivamente ognuno dedica alla cura dei figli, cercando di dare una continuità alla quotidianità dei bambini. Si stabilisce dunque un assegno di mantenimento che consenta loro di non cambiare abitudini (o il meno possibile) e dei tempi di frequentazione con il padre che tengano conto dei suoi impegni di lavoro, la sede della sua nuova residenza, eccetera.

È chiaro che un padre comune, una persona per bene, non abbia bisogno del ddl Pillon per mantenere una buona relazione con i propri figli. L’affido condiviso è già legge ed applicata oggi nella maggior parte delle separazioni (e comunque di fatto, nelle giornate in cui i minori dovrebbero stare con i padri, in realtà vengono spesso affidati ai di lui parenti, venendo meno a quanto disposto nella sentenza). Con il ddl 735 verrebbero agevolati i padri irresponsabili, a cui non sarebbe più nemmeno richiesta una ragionevole assunzione economica di responsabilità che tenga conto di scelte familiari che economicamente penalizzano quasi sempre le donne.

A sentire parlare Pillon di bigenitorialità perfetta verrebbe da pensare che dopo la separazione sarebbero molti gli uomini disposti a rinunciare a un lavoro a tempo pieno, magari che li tiene impegnati fino a tardi, per riversarsi nel traffico e conciliare il corso di nuoto della bimba con la visita dal dermatologo del bimbo. Vorrei tranquillizzare i vertici di Confindustria e sindacati.

Se avevate immaginato orde di padri che chiedono il part time, permessi per un apparecchio ai denti o per una visita sportiva, o centinaia di imprenditori che lasciano le riunioni a metà perchè dall'asilo chiamano che il bimbo ha la febbre, rilassatevi, non sarebbe così. Tutto questo carico di impegni quotidiani resterebbe sulle spalle delle donne, casalinghe o con stipendi ridotti, costrette però a farlo senza sostegno economico, magari dovendo pagare l’affitto della casa coniugale, mettendole ancor di più a rischio povertà.

Infatti nel decreto, all’articolo 11 leggiamo queste due frasi:

-(il minore) Ha anche il diritto di trascorrere con ciascuno dei genitori tempi paritetici o equipollenti, salvi i casi di impossibilità materiale. Qualora uno dei genitori ne faccia richiesta e non sussistano oggettivi elementi ostativi, il giudice assicura con idoneo provvedimento il diritto del minore di trascorrere tempi paritetici in ragione della metà del proprio tempo, compresi i pernottamenti, con ciascuno dei genitori.

-Il giudice o le parti, quando le circostanze rendano difficile attuare una divisione paritaria dei tempi su base mensile, possono prevedere adeguati meccanismi di recupero durante i periodi di vacanza, onde garantire una sostanziale equivalenza dei tempi di frequentazione del minore con ciascuno dei genitori nel corso dell’anno.

Traduzione: Caro padre separato, se sarai impossibilitato per motivi di lavoro ad esercitare la bigenitorialità perfetta, non preoccuparti, ti permettiamo di accumulare i giorni come i punti del supermercato. La tua ex moglie continuerà ad occuparsi dei vostri figli quotidianamente, come ha sempre fatto, mentre tu continuerai a dedicarti alla carriera. Potrai goderteli nei momenti migliori, quelli dei fine settimana, se non sarai andato a vivere troppo lontano (motivo che spinge molti uomini a separarsi è l’incontro con un’altra donna e la costruzione di una nuova famiglia) e delle vacanze estive e natalizie.

Con quello che ti tieni in tasca senza passare l’assegno di mantenimento alla tua ex moglie potrai far fare loro vacanze da favola, che con la mamma in riviera non ci vorranno più andare, ma tanto nemmeno lei si potrà più permettere un giorno di svago, con lo stipendio ridotto di cui si è accontentata per occuparsi della famiglia, mentre tu ti occupavi della carriera e lei ti chiedeva pure cosa volevi per cena. Eravate due cuori e una capanna, ma dal momento in cui la famiglia è dissolubile, ognuno pensa per sè. È evidente che questo disegno è studiato per agevolare i padri irresponsabili che non vogliono riconoscere alle ex mogli il valore del lavoro di cura che si sono accollate sin dalla nascita. Quegli uomini che sognano una vita di soli diritti, senza doveri. In primis, proprio verso i figli.

Il ddl agevolerebbe due tipologie di padri.

-quelli non violenti ma che mettono al centro se stessi, vivendo la genitorialità senza quel senso di responsabilità che significa fatica, costanza nell’educare e sacrificio nel garantire il necessario supporto economico.

-quelli violenti, a cui il disegno di legge garantirebbe la frequentazione dei figli anche se vittime di violenza assistita o abusi sessuali, rendendo impossibile alle madri ogni tentativo di proteggerli.

Supponiamo che la causa della separazione, per la famiglia tipo di cui sopra, sia la violenza domestica. Sempre all'articolo 11 si dice che nel piano genitoriale andrebbero stabilite anche le frequentazioni amicali e parentali del minore (punto 4).

Sappiamo che per un uomo violento è inaccettabile pensare che la ex moglie abbia un nuovo partner e dunque quel punto 4 diverrebbe un'arma incontrastabile per allontanare i propri figli da una nouva figura maschile che in molti casi rappresenta per le vittime di violenza assistita, un’ occasione di stabilità e serenità emotiva.

Il disegno sembra scritto per quegli uomini che vogliono mantenere il pieno controllo sulla vita della ex moglie attraverso il ricatto sui figli. Una ex moglie che non si sottometteva all'interno del matrimonio, si dovrà sottomettere per non vederseli allontanare. Infatti, all'articolo 12, nel decreto è scritto che, qualora il minore sia stato affidato a un solo genitore (generalmente questo avviene in casi di violenza assistita o abusi sessuali, gravi procedimenti penali o problemi di tossicodipendenza) il giudice

In ogni caso deve garantire il diritto del minore alla bigenitorialità, disponendo tempi adeguati di frequentazione dei figli minori con il genitore non affidatario.

Ciò significa che anche laddove ci sia una denuncia per abusi sessuali su minore, quel padre avrebbe comunque diritto ad esercitare la propria genitorialità. Ricordo il caso del panettiere di Ovada che abusava del figlio di 4 anni e che solo l'installazione di telecamere, su insistenza della madre, ha permesso di arrestare. E nel frattempo il piccolo continuava a subire violenza.

Il ddl, nella frase in cui in teoria prevede l'esclusione dei casi di violenza e abuso, nella pratica aggiunge l'aggettivo comprovato. Cosa significa comprovato? Se significa con sentenza definitiva, con i tempi della giustizia italiana, quanti abusi dovrebbero subire i bambini nell'attesa che in sede penale si arrivi a una sentenza? E se quel padre di Ovada avesse accusato di alienazione genitoriale la ex moglie e l’avesse allontanata dal bimbo?

Il decreto si appella infatti all’alienazione genitoriale, la teoria senza fondamento scientifico che si fonda sul principio che se un bimbo racconta un abuso se lo è inventato perché manipolato da una madre malevola da cui va allontanato. All’art. 17 viene specificato che di fronte al rifiuto di un minore di vedere il padre (perchè probabilmente ne ha paura?) si possano applicare i provvedimenti di allontanamento dalla madre anche in mancanza di prove di una condotta manipolatoria.

È scritto proprio così:

I provvedimenti possono essere applicati, nell’esclusivo interesse del minore, anche quando, pur in assenza di evidenti condotte di uno dei genitori, il figlio minore manifesti comunque rifiuto, alienazione o estraniazione con riguardo a uno di essi.

Con questa prospettiva sarà impossibile per le donne chiedere una separazione per violenza domestica e abusi (e infatti il senatore Pillon si è dichiarato per il matrimonio indissolubile), una simile legge le costringerebbe a rimanere all'interno di una relazione violenta per cercare di non esporre i propri figli a maggiori pericolo o vederli trasferire in una casa famiglia (business sul quale sarebbe interessante indagare).

Questo disegno, che parla ossessivamente di «interesse del minore», verrebbe invece a realizzare il matrimonio indissolubile tanto caro a Pillon, il suo No al divorzio e a tutte le libertà delle donne. Donne che non chiederebbero la separazione per non cadere in povertà, che dovrebbero rassegnarsi a subire violenza per proteggere sé stesse i propri figli da situazioni ancora peggiori. Ecco il ritorno del padre padrone i cui i figli smettono di essere considerate piccole persone e ritornano ad essere proprietà. Altro che interesse dei minori, qui l’infanzia si divora, e questo è l’aspetto più struggente.

LA RISPOSTA DI UN'ASSOCIAZIONE CHE SI OCCUPA DI PADRI SEPARATI

Di seguito pubblichiamo la lettera di risposta all'editoriale di Cristina Obber firmata dall'Associazione Codici che si occupa di padri separati.

Un quadro distorto della realtà. È quello che offre l'articolo pubblicato mercoledì 20 febbraio su LetteraDonna dalla giornalista Cristina Obber dal titolo La bufala della bigenitorialità perfetta nel Ddl Pillon. Nel pezzo la figura dei padri separati viene demonizzata: sono tutti disonesti quando chiedono di poter trascorrere del tempo con i figli e se non sono violenti, sono egoisti e irresponsabili. Più che definire una “bufala” la bigenitorialità perfetta, bisognerebbe analizzare i motivi per cui negli anni la norma dell'affido condiviso è sempre stata disattesa, portando ai disastri dei giorni d'oggi. Anche gli uomini vivono una situazione di grave disagio in cui precipitano dopo la separazione. Il dolore per il divorzio non è un'esclusiva delle madri. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, nel 2016 in Italia 200 padri separati e divorziati si sono tolti la vita. Un dato impressionante, considerando che in tutta Europa si sono registrati mille suicidi. Secondo una ricerca effettuata dalla Caritas, non certo una setta di padri separati-orchi cattivi, il 46% dei papà divorziati vive in condizioni di indigenza. Fanno fatica ad arrivare alla fine del mese, molto spesso perché schiacciati dal peso delle spese di mantenimento per la ex moglie. Non sono uomini in carriera, come quelli raccontati nell'articolo, ma persone comuni, che oltre a perdere il contatto con i figli, non riescono a pagare le bollette, a fare la spesa e magari si ritrovano improvvisamente senza più la casa o il posto di lavoro. Ce ne sono tante, purtroppo, di storie come queste, di padri separati che cadono in depressione, in certi casi arrivando purtroppo a gesti estremi, o che si riducono in povertà. È per loro che riteniamo necessario stabilire il principio della bigenitorialità, che significa un rapporto equilibrato tra padre e madre nel rapporto con i figli. Perché la realtà odierna non è quella raccontata nell'articolo. Secondo i dati Istat, il 97% degli affidamenti nei casi di separazione è alla madre e spesso le decisioni dei giudici condannano a prescindere i padri, senza tenere conto della situazione all'interno della famiglia, dei rapporti con i figli e delle condizioni economiche dei genitori. È nelle sentenze che di frequente troviamo quella discrezionalità di cui si parla nell'articolo, non nella bigenitorialità perfetta bollata come “bufala”. L'intento di questa lettera non è quello di voler far cambiare idea alla giornalista. Rispettiamo le posizioni di tutti, ma vorremmo che fosse così anche per quei padri separati che soffrono per la lontananza dai figli e che si trovano in difficoltà a causa di sentenze ingiuste.

LA PRECISAZIONE DI CRISTINA OBBER

Il pezzo parla anche di padri responsabili, che non necessitano certo del decreto Pillon per esercitare con coscienza e amore la propria genitorialitá. Non si negano le difficoltà di padri in povertà, minori comunque, secondo i dati ISTAT, di quelle affrontate dalle donne. I giudici dichiarano di stabilire tempi di frequentazione in base a quelle che sono le abitudini dei figli, per garantire continuità, nel loro interesse. La bigenitorialita perfetta è il mio sogno, fin dalla nascita però, anche durante la convivenza. Per questo vorrei vedere gli uomini impegnati nella pretesa di nuove regole sociali che li vedano più protagonisti nel lavoro di cura, nella conciliazione casa-lavoro, nel tempo da dedicare quotidianamente ai bambini. Anche nel contratto di governo ci si riferisce a tutto questo come se riguardasse soltanto le donne. Se le associazioni di padri si impegnassero di più in tal senso risulterebbero più credibili.

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