18 Febbraio Feb 2019 1913 18 febbraio 2019

Il problema della rappresentanza di genere in Sardegna

Solo 61 donne hanno conquistato un posto nel Consiglio regionale in 70 anni. Alle elezioni 2019 si vota con una legge che prevede liste paritarie e doppia preferenza di genere. Il punto. 

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Elezioni Sardegna 2019 Donne

L'asticella da superare è bassa: quattro consigliere su 60 nell'Assemblea uscente. In tutta la storia – 15 legislature dal 1949– appena 61. Sarà un voto più femminile quello della Sardegna alle urne il prossimo 24 febbraio? Il risulto non è affatto scontato. Le premesse, però, sono state scritte a fine 2017 con una modifica della legge elettorale statutaria diventata norma a marzo 2018. Un passo storico che ha resistito anche alla richiesta insistente – quattro volte di seguito - dello scrutinio segreto. Non era il primo tentativo: già nel 2013 la stessa iniziativa era stata cassata con lo stesso strumento che faceva decadere gli emendamenti, incluso quello sulla rappresentanza femminile. La legge, approvata con 50 sì e 2 no, è stata sostenuta con forza negli anni da appositi collettivi spontanei, tra tutti Heminas e il Coordinamento 3 Donne di Sardegna. Al via libera sono scattati applausi e commozione. Entusiasmo e soddisfazione che ora arrivano alla prova dei fatti: il voto con le nuove regole. Due novità: la prima è la composizione – obbligatoria - delle liste paritarie a sostegno dei candidati presidente: uomo e donna al 50%. La seconda è la doppia preferenza di genere tra i candidati di lista: non un obbligo per l'elettore, ma una possibilità. Oltre al voto al presidente della Regione è possibile infatti scegliere i nomi dei singoli aspiranti consiglieri: uno o due, appunto. Nel secondo caso devono obbligatoriamente essere una donna e un uomo (o viceversa), e non dello stesso sesso. Nella scheda con due preferenze uguali (o due maschi o due femmine) il secondo nome sarà annullato. Altra possibile trappola: non è possibile segnare due preferenze in due liste diverse, pena la nullità dell'intera scheda: non si può quindi tracciare la x sul nome di un uomo e di una donna di liste o coalizioni contrapposte. È invece consentito il voto disgiunto presidente – liste.

GLI APPELLI: COMUNICAZIONE NON CHIARA

A pochi giorni dalla domenica delle elezioni – però – le stesse promotrici della doppia preferenza lanciano l'allarme. E un appello al presidente della Regione, Francesco Pigliaru. A farlo è il Coordinamento 3 a cui aderiscono donne di tutti gli schieramenti: «Esprimiamo viva preoccupazione per la confusione, imprecisione e strumentalizzazione che si sta creando sull'uso della doppia preferenza», si legge. Spiega meglio Carmìna Conte, la presidente: «Abbiamo chiesto una più incisiva campagna di comunicazione perché ci siamo accorte che le regole non sono chiare nemmeno agli elettori apparentemente più informati». Non è tardi? «No, non lo è. Serve una campagna è condotta su tv, web e carta stampata (come previsto tra l'altro dalla stessa legge). Anche le tribune sono sbilenche: non sempre donne e uomini appaiono in numero pari». I possibili errori restano quelli del voto nullo e della preferenza cancellata. Mentre sui social partono gli appelli:«Votate e fate votare solo donna». Un tentativo di essere più incisive sui numeri.

A CACCIA DI CANDIDATE

Si può scegliere tra circa 700 nomi di donne: appunto la metà dell'esercito di 1400 circa in corsa per un seggio. Tutte pronte? Non proprio. «Molte sono state coinvolte all'ultimo momento, per chiudere le liste», spiega ancora Conte. «D'altronde c'è un gap da colmare di anni e anni». E tra le 'moglie e le figlie di...' spuntano anche i ticket, l'abbinamento uomo-donna: una mossa strategica delle liste. Ma non solo. Perché - come denunciato - in alcuni casi sono stati utilizzati in modo distorto. «Il rischio è che si sprechi un'occasione importante, storica», insiste la presidente di Coordinamento 3. «Vedere un uomo (di solito il più noto, spesso un ex consigliere che punta al bis, ndr) abbinato a più candidate, anche quattro o cinque, ci dà l'idea di come sia stata interpretata la doppia preferenza». Il modello harem è talvolta subìto e nemmeno capito «Sempre per via dell'inesperienza, ma è una furbizia dei più forti, ancora gli uomini». In altri casi addirittura il nome maschile è in evidenza e di un carattere più grande, quello della donna più piccolo. Anche la grafica dei santini – diffusi soprattutto sui social - diventa strumento per piegare la novità.

LE PREVISIONI

Stime dei numeri? Impossibile farne. In Abruzzo, in cui si è votato per la prima volta con lo stesso strumento i risultati sono stati deludenti: per il Consiglio regionale sono state elette cinque donne su 31. «Secondo uno studio da noi realizzato (curato da due volontarie Maria Luisa Marilotti e Maria Francesca Mandis) però alle ultime amministrative sarde dove la doppia preferenza era prevista nei comuni sopra 5 mila abitanti gli eletti sono stati per il 42,58% donne: un buon risultato considerando anche che erano chiamati al voto un sesto dei Comuni». Intanto il Coordinamento è soddisfatto per aver fatto firmare tutti i candidati alla carica di presidente una Carta di intenti: cinque punti tra cui un assessorato alla Parità e un piano straordinario per l'occupazione femminile.

LA CANDIDATA PRESIDENTE FANTASMA

Donne che chiedono impegni a protagonisti rigorosamente uomini. Perché su sette in lizza nemmeno una è donna. Per circa un mese si era buttata in campo la magistrata del Tar Lazio, Ines Pisano con una lista civica nel campo del centodestra. Era stata citata più volte come alternativa addirittura a Solinas (Psd'Az-Lega) poi tutto è sfumato ed è arrivato anche il ritiro con endorsement a sorpresa a Massimo Zedda, del centrosinistra.

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