11 Febbraio Feb 2019 1719 11 febbraio 2019

Perché la candidatura di Amy Klobuchar alla Casa Bianca è debole

Ambientalista dem, vicina a istanze da molti definite «populiste», non sono pochi gli ostacoli della sua campagna. Dalle poche risorse alle accuse di maltrattamenti ai membri del suo staff.

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Amy Klobuchar Candidata 2020 Casa Bianca

Minneapolis. Nevicata fitta. Temperature gelide. In questo clima particolarmente rigido, la senatrice del Minnesota, Amy Klobuchar, domenica 10 febbraio ha annunciato la sua candidatura alla nomination democratica del 2020. «Oggi», ha dichiarato, «su un'isola nel mezzo del possente Mississippi sono di fronte a voi come la nipote di un minatore, come la figlia di un’insegnante e un giornalista, come la prima donna eletta al Senato degli Stati Uniti dallo stato del Minnesota, per annunciare la mia candidatura alla presidenza degli Stati Uniti». Klobuchar, senatrice di lunga data, si è soffermata su alcune tematiche storicamente care all’elettorato democratico americano: dal controllo sulle armi da fuoco, alla sanità, passando per le politiche ambientaliste. Pur non citando direttamente Donald Trump, ha comunque espresso una chiara allusione nei suoi confronti, affermando: «Meritiamo di meglio di una politica estera fatta di tweet».

VICINA A ISTANZE POPULISTE

È evidente che la senatrice voglia puntare tutta la sua campagna sul recupero di quegli elettori del Midwest che – un tempo democratici – nel 2016 hanno voltato le spalle all’Asinello per sostenere l’ascesa del magnate newyorchese. In questo senso, il suo è un profilo non poi così dissimile da quello di un altro potenziale candidato alla nomination: il senatore dell’Ohio, Sherrod Brown. Anche lei vicina a istanze da molti definite «populiste», Klobuchar è stata in passato un’oppositrice dei trattati internazionali di libero scambio, a partire dalla Trans Pacific Partenership, esprimendo all’epoca non poca preoccupazione per il futuro dei lavoratori americani. Una posizione, questa, in linea con le idee della classe operaia impoverita della Rust Belt e che manifesta – tra l’altro – anche una parziale convergenza con il protezionismo economico dello stesso Trump. Un messaggio che, insomma, potrebbe rivelarsi vincente per riacquistare la fiducia di molti ex democratici del Midwest, legati economicamente all’industria tradizionale americana.

PRO CHOICE E IMPEGNATA CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE

Sul fronte delle tematiche eticamente sensibili, la senatrice sostiene le unioni omosessuali e – sull’aborto – si colloca su posizioni nettamente pro-choice: in passato, ha difeso la ricerca sulle cellule staminali embrionali, votando inoltre contro la restrizione dei sussidi previsti dal Dipartimento della Salute verso le organizzazioni che praticano l'interruzione di gravidanza. Tutto questo, senza dimenticare il suo impegno nel contrasto alle violenze sulle donne: nel 2017, è stata infatti tra i firmatari di una proposta di legge dedicata alle vittime di aggressioni sessuali.

SI OPPOSE A BUSH E ALL'AUMENTO DELLE TRUPPE IN IRAQ

Le previsioni di vittoria non sono comunque rosee. Klobuchar potrebbe infatti riscontrare non pochi problemi. Innanzitutto per quanto riguarda la politica estera. Nonostante si sia opposta nel 2007 all’aumento delle truppe in Iraq proposto dall’allora presidente George W. Bush, nel 2011 sostenne l’intervento bellico in Libia, promosso dall’amministrazione Obama. Un elemento che potrebbe esserle rinfacciato dai rivali: non dimentichiamo che, nel 2016, il senatore del Vermont, Bernie Sanders, criticò assai spesso Hillary Clinton per aver deciso quell’intervento da segretario di Stato. Del resto, non è un mistero che profondi sentimenti isolazionisti si stiano facendo da tempo sempre più largo tra gli elettori americani. Per questo, non è escludibile che quelle vecchie posizioni sulla Libia possano adesso azzoppare seriamente la senatrice.

Supporter che aspettano Amy Klobuchar sotto la neve, in Minnesota, il 10 febbraio.

ACCUSE DI MALTRATTAMENTI AI MEMBRI DEL SUO STAFF

In secondo luogo, per quanto le sue idee sul commercio internazionale risultino oggi notevolmente popolari, è pur vero che molti altri candidati alla nomination democratica sosterranno la stessa linea (si pensi soltanto alla senatrice del Massachusetts, Elizabeth Warren): fattore che renderà prevedibilmente molto difficile a Klobuchar la concreta possibilità di emergere. Inoltre, al di là delle questioni programmatiche, la senatrice ha alle spalle una controversa (e - pare - decennale) storia di maltrattamenti diretti ai componenti del suo staff. Impossibile non ritenere che simili accuse non saranno brandite dai suoi avversari per attaccarla senza pietà. Infine c’è la questione dei finanziamenti.

POCHE RISORSE E UNA CANDIDATURA ANCORA DEBOLE

Stando a quanto riporta la testata The Hill, Klobuchar disporrebbe al momento di 3,9 milioni di dollari, presenti nel conto della sua campagna per la rielezione al Senato: denaro che adesso potrebbe utilizzare per questa nuova avventura elettorale ma che non le consentirebbe comunque di avere una potenza di fuoco paragonabile a quella di molti suoi concorrenti (come la senatrice dello Stato di New York, Kristen Gillibrand, o la stessa Warren). Alla luce di tutto questo, è chiaro che Klobuchar dovrà faticare molto per riuscire a condurre una campagna efficace. Perché la sua è, al momento, una candidatura oggettivamente piuttosto debole. Una candidatura che deve trovare al più presto una strategia adeguata che le conferisca forza e – soprattutto – reale speranza di successo.

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