4 Febbraio Feb 2019 1815 04 febbraio 2019

Chi è Tulsi Gabbard, la candidata democratica anti-establishment

Vicina alla sinistra statunitense, ma allineata a Trump in politica estera. Dalle posizioni sull'aborto a quelle sulle unioni omosessuali: ritratto della deputata originaria delle Samoa Americane.

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Tulsi Gabbard

Con le primarie del Partito democratico che iniziano a entrare nel vivo, c’è una figura interessante che potrebbe emergere. Parliamo di Tulsi Gabbard, che lo scorso 3 febbraio ha ufficializzato la sua discesa in campo per la nomination, dopo che all'inizio di gennaio, nel corso di un'intervista alla Cnn, aveva dichiarato di essere intenzionata a candidarsi.

Prima deputata del Congresso statunitense originaria delle Samoa Americane, è stata eletta per la prima volta nel 2012: in passato ha detenuto un seggio alla Camera delle Hawaii e al consiglio cittadino di Honolulu. Oltre a queste esperienze amministrative, Gabbard ha anche alle spalle un’importante carriera militare: ha combattuto prima in Iraq tra il 2004 e il 2005, poi in Kuwait.

LA CRITICA AI TRATTATI INTERNAZIONALI DI LIBERO SCAMBIO

Politicamente, Gabbard ha un profilo abbastanza atipico. Di fede induista, la deputata si colloca su posizioni molto vicine a quelle della sinistra democratica: non soltanto auspica la creazione di un sistema sanitario universale, ma invoca anche un significativo incremento del salario minimo. Sul commercio si è sempre opposta ai trattati internazionali di libero scambio, considerandoli tra le principali cause della perdita dei posti di lavoro americani. Una linea dura, che cozza con le tesi sostenute dall’establishment clintoniano del Partito democratico. Un dissidio che si fa ancora più stridente in politica estera. Gabbard rifiuta il tradizionale interventismo bellico statunitense: non solo è stata un’aspra critica della guerra in Iraq e dell’intervento militare in Libia del 2011, ma è anche nota per le sue istanze soft verso il presidente siriano Bashar al Assad. Non a caso, la deputata ha spesso polemizzato con quanti auspicano un cambio di regime dalle parti di Damasco.

In questo quadro, si può notare la parziale convergenza con alcune delle politiche portate avanti dal presidente americano Donald Trump: una convergenza che si manifesta tanto nella comune difesa del protezionismo economico, quanto nell'isolazionismo in politica estera. Gabbard ha spesso visto in Trump una sponda per sostenere le sue posizioni filo-siriane, per quanto non abbia lesinato critiche alla Casa Bianca, attaccando soprattutto l’accordo sugli armamenti siglato dal presidente-magnate con l’Arabia Saudita nel maggio del 2017.

Anche nelle dinamiche interne all’Asinello la deputata non ha mai mostrato troppa simpatia per l’establishment clintoniano. In occasione delle Primarie del 2016, diede il suo endorsement al candidato socialista Bernie Sanders, mentre l’anno dopo – nello scontro per la conquista della presidenza del partito – si schierò con l’outsider Keith Ellison. Nel tempo, Gabbard ha mutato opinione su alcune questioni decisive. Prima anti-abortista, è diventata una strenua sostenitrice della prospettiva pro choice. Discorso analogo vale per le unioni omosessuali. In passato, ha difeso il matrimonio tradizionale per poi cambiare idea. Un mutamento che ha suscitato non poche polemiche e che l’ha costretta a fare pubblica ammenda per le sue precedenti idee in materia.

Tulsi Gabbard.

Getty

Dalle parti dell’Asinello la situazione per Gabbard non è esattamente confortevole. Se si è attirata gli strali dell’establishment per le sue idee sulla Siria, si è fatta anche non pochi nemici per una certa indipendenza di pensiero. In particolare, è entrata in conflitto con la senatrice democratica delle Hawaii, Mazie Hirono. Poche settimane fa, quest’ultima – durante un’audizione al Senato – ha contestato a un candidato giudice conservatore l'appartenenza all’organizzazione cattolica dei Cavalieri di Colombo. Gabbard ha quindi criticato la collega, accusandola di strumentalizzare indebitamente la fede religiosa altrui. Una presa di posizione netta, in linea col suo carattere ferreo, che le ha attirato le antipatie di parte dell’universo liberal. E Gabbard ne sta già pagando le conseguenze. Come riporta Politico, la sua campagna elettorale sarebbe già piombata nel caos, con manager e consulenti dimissionari e un'organizzazione non poco traballante. Qualcuno parla già di un ritiro. Altri ritengono invece che Gabbard proseguirà per la sua strada.

IL VANTAGGIO DI AVERE UNA ESPERIENZA POLITICA LIMITATA

Comunque sia, bisognerà vedere se la deputata dimostrerà di avere la stoffa per arrivare alla nomination democratica. Da una parte, la sua esperienza politica limitata e la giovane età non sembrano essere elementi troppo promettenti. Ma non bisogna neppure dimenticare che, nell’America di oggi, il professionismo politico non viene visto con troppa simpatia. Senza poi trascurare che – soprattutto sul commercio internazionale – Gabbard sposa una linea abbastanza popolare tra gli operai statunitensi: operai un tempo democratici e oggi molto vicini a Trump. Infine, è probabile che la sua atipicità ideologica la aiuti ad attrarre voti trasversali, superando quindi i rischi insiti in un eccessivo settarismo. Certo, le incognite all'orizzonte sono numerose. Ma non è da escludere che il carattere ostinato non possa portare questa donna molto lontano.

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