31 Gennaio Gen 2019 1900 31 gennaio 2019

Le donne protagoniste della crisi in Venezuela

La moglie del presidente Maduro, la Wonder Woman della protesta, l'istigatrice dell'odio: ritratto delle sei figure di spicco nella scena politica e di protesta.

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Il Venezuela ha spesso l'immagine un po' frivola del Paese che con lo 0,36% della popolazione mondiale ha dato al pianeta un quinto di tutte le Miss Mondo e Miss Universo, ma la verità è che sono state le donne a soffrire i peggiori contraccolpi della crisi. Con il 44% delle case in cui è una donna il capofamiglia, è toccato sopratutto a loro fare file interminabili ai negozi semivuoti. In un Paese dove l'aborto è illegale, gli alimenti per bambini quasi non si trovano e gli anticoncezionali hanno prezzi proibitivi, una drammatica risposta alla crisi è stato un boom delle sterilizzazioni. Anche il tasso di femminicidio è tra i 15 più alti del mondo, e durante la repressione delle proteste del 2017 sono stati denunciati vari casi di abuso sessuale contro donnne. Neanche espatriando le donne la scampano, dal momento che la quantità di venezuelane all'estero che sono state vittime di traffico di persone è quadruplicata tra 2014 e 2018. Tuttavia ci sono donne anche tra le protagoniste in primo piano, nello scontro che contrappone i due presidenti contrapposti Nicolás Maduro e Juan Guaidó. Da una parte e dall'altra.

Maria Corina Machado.

MARÍA CORINA MACHADO PARISCA: LA LEADER CHE FECE STARE ZITTO CHÁVEZ

«La Giovanna d’Arco dell’opposizione», la definì lo stesso Chávez. Cinquantun'anni, divorziata con tre figli, figlia di un industriale dell’acciaio e di una psicologa impegnata nell’aiuto ai bambini di strada, nel 2001 creò una ong di nome Súmate che ben presto si inserì nel collasso dei partiti tradizionali, coprendo un ruolo di punta nell’opposizione di Chávez. In prima linea sia nelle grandi mobilitazioni del 2002-2003 che nel referendum revocatorio del 2004, ne ricavò da Gorge W. Bush un invito alla Casa Bianca, il 31 maggio del 2005; e dal regime un processo che le tolse il diritto di uscire dal Paese per tre anni. Candidata alle politiche del 26 dicembre 2010, fu la deputata con più preferenze tra tutti gli eletti. Meno bene andò la sua partecipazione alle successive primarie dell’opposizione, dove si fermò al 3%. Ma dal 2014, dopo che il Tribunale Supremo di Giustizia le aveva tolto la carica di deputata, è stata una delle leader più visibili della protesta di piazza, anche per il suo notevole coraggio fisico personale. Famosa per aver interrotto un discorso torrentizio di Chávez che durava da dieci ore, è stata aggredita fisicamente varie volte.

Luisa Ortega.

LUISA ORTEGA DÍAZ: LA VYSINSKIJ DI CHÁVEZ, DIVENTATA LA MATTEOTTI ANTI-MADURO

Cinquantanove anni, avvocata, capelli biondi e occhialoni da studentessa secchiona che le danno una vaga rassomiglianza con la presidentessa cilena Michelle Bachelet: lei è Luisa Ortega Díaz. Simpatizzante da giovane per un gruppo comunista che praticava la lotta armata, sposata con un'ex-guerrigliero poi divenuto deputato chavista, già attiva in quei gruppi di avvocati in difesa dei detenuti politici del tipo che in Italia veniva definito del 'Soccorso Rosso', Luisa Ortega fu voluta da Chávez nel 2007 all’incarico di Fiscal General de la República Bolivariana de Venezuela. Fu lei a dire che «l’uomo più umanista che sia mai esistito nel pianeta si chiama Hugo Chávez», e al suo funerale stava in prima fila. Nel 2014 Maduro la fece confermare, e lei fu corresponsabile della feroce repressione che mandò in galera centinaia di persone. «In Venezuela non ci sono prigionieri politici!», rispondeva stizzita alle denunce internazionali. Fino al 31 marzo del 2017, quando definì a sorpresa «incostituzionali» le due sentenze con cui il tribunale Supremo di Giustizia aveva annullato l'immunità parlamentare dei deputati dell'Assemblea Nazionale e avocato a sé i loro poteri legislativi. Quando lo stessso Tribunale Supremo di Giustizia ha iniziato la procedura per destituirla lei ha usato toni che a un cultore di storia italiana non possono non ricordare l’ultima requisitoria del leader socialista contro Mussolini. Destituita e costretta in esilio assieme al marito dall’agosto del 2017 per evitare l’arresto, è però tuttora riconosciuta Procuratore Generale dall’opposizione, e all’estero collabora attivamente a vari procedimenti contro i gerarchi del regime.

Il presidente Nicolas Maduro con sua moglie Cilia Flores.

CILIA ADELA GAVIDIA FLORES DE MADURO: LA LADY MACBETH DI CARACAS

Moglie del presidente Maduro che preferisce definirla «Prima Combattente» piuttosto che «Primera Dama», 62 anni, avvocata, nel 1992 entra in contattto con Chávez quando si assume la difesa dei militari golpisti. Aderisce al loro progetto politico, e conosce un autista di autobus e sindacalista che accompagna Chávez come guardia del corpo e che si chiama Nicolás Maduro. Fondatrice nel 1993 di un Círculo Bolivariano de los Derechos Humanos, dirigente del partito di Chávez nelle sue varie denominazioni, dal 2000 è deputata, e nel 2006 è la prima donna a presiedere l’Assemblea Nazionale del Venezuela, dal cui emiciclo esclude i giornalisti. Accusata di nepotismo per aver fatto assumere 40 persone, ha risposto dicendosi «orgogliosa» di aver aiutato familiari e amici. Procuratrice Generale nel 2012, ci resta fino al marzo del 2013, quando muore Chávez. A quel punto diventa presidente Maduro, con cui ormai da tempo convive, assieme ai quattro figli avuti da precedenti matrimoni: tre di lei e uno di lui. Nel luglio del 2013 si sposano. Dal maggio del 2015 inizia alla tv pubblica il programma Con Cilia en familia, e un anno dopo alla radio di Stato Decisiones. Ma nel novembre 2015 due suoi nipoti arrestati a Haiti carichi di droga e estradati negli Usa sono processsati per narcotraffico, e poi condannati a 18 anni. A dicembre l’opposizione vince le elezioni, in cui lei è eletta deputata. L’Assemblea però è esautorata, e lei nell’agosto del 2017 è eletta nella nuova Assemblea Nazionale Costituente. Accusata di malversazioni di tutti i tipi, è sottoposta a sanzioni di Stati Uniti, Canada e Panama. Nota di colore: secondo Maduro fa minestre «celestiali» con zucche coltivate nel giardino presidenziale, secondo un esempio che viene consigliato ai venezuelani per superare la crisi.

LILIAN ADRIANA TINTORI PARRA: LA CAMPIONESSA SPORTIVA, MOGLIE DEL MARTIRE

Quarant'uno anni, figlia di un modenese che era passato per l’Argentina prima di venire in Venezuela a sposare una venezuelana, è la moglie di Leopoldo López: il popolare leader in carcere dal febbraio del 2014, che è stato mentore di Juan Guaidó. Tre figli, Lilian Adriana ha praticato una quantità di sport: 12 maratone, nuoto, kickingball, ginnastica ritmica e artistica, rugby, calcio, yoga, nel 2003 è stata campionessa di Kitesurf, e nel 2001 aveva partecipato al popolare reality tv Robinson, la gran aventura. Insegnante di asilo e laureata in Comunicazione, si è data alla politica dopo l’arresto del marito. È tra le prime cinque influencer del Venezuela su Instagram (sul polso sinistro ha il tatuaggio 'Venezuela', scritto in corsivo».

Caterina Ciarcelluti.

CATERINA CIARCELLUTI: LA WONDER WOMAN DELLA PROTESTA

Modella e insegnante di fitness, 47 anni, Caterina Ciarcelluti divenne nel 2017 una icona della protesta, a partire da una foto in cui appariva in shorts, casco e bocca coperta mentre tirava un sasso. «Mujer Maravilla» l’hanno ribattezzata: nome in spagnolo di Wonder Woman. «In Venezuela le donne belle sono in sovrannumero», dice. «Ma non è solo un Paese di donne belle: è un Paese di donne forti. Siamo guerriere, e sono contenta di essere diventata una loro bandiera». Lei tiene a ricordare di avere anche la cittadinanza italiana, e di essere «cresciuta come una combattente» per i racconti di un nonnno abruzzzese che aveva fatto le guerre mondiali.

Delcy Rodríguez.

DELCY ELOÍNA RODRÍGUEZ GÓMEZ: L'ISTIGATRICE DELL'ODIO

Cinquant'anni, è figlia del dirigente di un partitino marxista che nel 1976 era morto 34enne sotto le torture della Disip, la polizia politica dell’epoca. Avvocata e docente universitaria, presidente della Asssociazione Venezuelana degli Avvocati del Lavoro, era stata dirigente studentesca assieme al fratello, Jorge Rodríguez Gómez. E entrambi hanno fatto carriera con Chávez. Lei è stata ministro per l’Uffficio della Presidenza, della Comunicazione e Informazione e degli Esteri, prima di diventare presidente dell’Assemblea Nazionale Costituente e da ultimo vicepresidente: incarico che nel sistema venezuelano ha anche funzioni di primo ministro. Secondo la Bbc è lei in realtà il personaggio più potente della nomenklatura venezuelana. Alla voce 'controversie' Wikipedia la segnala come responsabile di un uso del linguaggio particolarmente aggressivo, malgrado una Legge contro l’Odio e per la Convivenza Pacifica e la Tolleranza da lei stessa fatta approvare.

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