17 Gennaio Gen 2019 1622 17 gennaio 2019

Il Pd ha proposto di abbassare l'Iva sugli assorbenti femminili

Ha presentato un disegno di legge per far scendere l'aliquota dal 22 al 5%, la cosiddetta 'tampon tax'. Ogni donna spende tra i 100 e i 150 euro all'anno: «È una tassa di genere».

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Riduzione Iva Su Assorbenti Pd

Gli assorbenti femminili sono necessari per ogni donna. E hanno un costo mensile notevole. Finalmente la politica italiana si è descisa a muovere i primi passi per provare ad abbassarne le tasse: a chiederlo un disegno di legge firmato dal Partito democratico alla Camera dei deputati per far scendere dal 22 al 5% l'aliquota Iva sugli assorbenti e altri prodotti per l'igiene intima delle donne, la cosiddetta 'tampon tax' o 'pink tax' (tassa rosa). Il ddl è stato presentato nel corso di una conferenza stampa a Montecitorio, dove sono stati diffusi alcuni dati, come il costo annuale per ogni donna, che si aggira tra i 100 e i 150 euro. E quel che è più assurdo è che, si legge nel testo della Manovra economica, prodotti indispensabili come gli assorbenti e i pannolini sono trattati come beni di lusso, mentre il tartufo non lo è. Un paradosso, aveva fatto notare Non Una di Meno dopo un articolo su The Post Internazionale, che denuncia ancora una volta una stigmatizzazione delle mestruazioni.

RASOI SOLO AL 5 %: È UNA TASSA DI GENERE

«L'Italia é tra i pochi Paesi dell'Ue a non aver abbassato l'aliquota di questa vera 'tassa di genere'», ha detto in aula la deputata dem Enza Bruno Bossio. «Che sia tale lo dimostra il fatto che i rasoi maschili sono tassati solo al 5%. Abbassare l'Iva sugli assorbenti era una delle tante promesse del Movimento 5 stelle», ha sottolineato un'altra deputata Pd, Chiara Gribaudo. «Invece la sottosegretaria all'Economia Castelli ha giustificato il mancato intervento nel decreto semplificazione con la necessità di chiedere all'Europa. Fanno battaglie per finta all'opposizione, alla prova dei fatti nulla per i più bisognosi». Bossio ha auspicato un consenso trasversale con la proposta, appoggiata dalla raccolta di 200 mila firme online e sostenuta dai Giovani democratici e da diverse associazioni femministe.

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