11 Gennaio Gen 2019 1715 11 gennaio 2019

Perché Di Maio ha sbagliato a farsi un selfie con un antiabortista

Se il loro sogno è un'Europa con più diritti, Pawel Kukiz, ex cantante e politico polacco, non può esserne un esempio. In un Paese dove l'interruzione di gravidanza è ancora illegale, salvo tre casi estremi.

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Pawel Kukiz Di Maio Selfie

Un selfie di Luigi di Maio a Bruxelles postato sui suoi canali social per comunicare del suo incontro con alcune forze politiche «con cui stiamo lavorando al gruppo europeo di cui farà parte il Movimento 5 stelle». Poi le presentazioni e le dichiarazioni d'intenti: «Li vedete nella foto. Siamo io, il polacco Pawel Kukiz, il croato Ivan Sincic e la finlandese Karolina Kahonen. Sono leader di movimenti che nei loro Paesi sono alternativi a quelli tradizionali, sono nati da poco e sono giovani, ma hanno un consenso sempre maggiore. Sono le energie più fresche e belle dell'Europa. Su alcune cose non la pensiamo allo stesso modo, ma stiamo preparando un manifesto comune la cui stella polare sarà la democrazia diretta. Il nostro sogno è un'Europa con più diritti sociali, più innovazione e meno privilegi», scrive il leader M5s. E i diritti umani? La domanda sorge spontanea, visto che polacco Pawel Kukiz, nel selfie postato da Di Maio, è un antiabortista dichiarato. Ex attore e cantante - rocker per la precisione - e politico polacco di estrema destra classe 1963, nel 2010 ha firmato l'appello «Tutta la Polonia difende i bambini», per protestare contro l'organizzazione dell'Europride a Varsavia, dichiarandosi contrario all'interruzione di gravidanza e all'adozione di bambini da parte degli omosessuali.

Ieri sono stato a Bruxelles per incontrare alcune delle forze politiche con cui stiamo lavorando al gruppo europeo di...

Geplaatst door Luigi Di Maio op Woensdag 9 januari 2019

L'ABORTO IN POLONIA E LA LEGISLAZIONE DURISSIMA

La questione dei diritti delle donne in Polonia è decisamente restrittiva se si parla di interruzione di gravidanza. Ultraconservatrice e cattolica, ancora oggi possiede già uno dei sistemi più stringenti d’Europa in termini di legislazione sull’aborto, che fu approvata nel 1993 e lo consente soltanto in tre casi: pericolo di vita per la madre, stupro e grave malformazione del feto. Di fatto, questo significa che per la maggior parte delle donne è ancora vietato: se tu e tuo figlio state bene, e se il bambino non è frutto di una violenza sessuale, sei obbligata a portare a termine la gravidanza. Un'imposizione ingiusta oltre che molto pericolosa, se si considera che - secondo i dati della CNN - sono circa 80 mila le cittadine polacche che, ogni anno, si recano all’estero o praticano aborti illegali, in casa. Ma c'è di più: a marzo 2018, i diritti delle donne nel Paese sono stati messi ulteriormente in pericolo: è stato discusso un un disegno di legge che voleva limitare l'interruzione di gravidanza e, di fatto, vietarla anche in caso di gravi malformazioni del feto (lasciando la libera scelta delle donne a due casi su tre) sulla scia della campagna Stop Abortion. Contro hanno protestato migliaia di donne vestite di nero in 50 città polacche e in altre città d'Europa utilizzando l'hashtag #CzarnyProtest (protesta nera) sui social in segno di ribellione contro la criminalizzazione di un diritto umano. Tutto questo excursus, caro Di Maio, per dire che un antiabortista e omofobo come Pawel Kukiz non rappresenta esattamente il nostro sogno «di un'Europa con più diritti sociali e più innovazione». Anzi, rappresenta l'endorsement ai diritti negati nelle donne costrette a vivere in un Paese con una mentalità da Medioevo.

Una manifestazione pro-aborto di fronte al parlamento di Varsavia il 28 marzo 2018.

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