3 Gennaio Gen 2019 1900 03 gennaio 2019

L'Italia calcistica ha venduto i diritti delle donne per 20 milioni

Accecati dai soldi sauditi, Lega e Figc hanno accettato di far disputare la Supercoppa Juve-Milan a Gedda. Dove le tifose saranno confinate in settori di serie B. Così perdiamo faccia e dignità.

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Che l’Arabia Saudita abbia ancora problemi con i diritti umani lo sanno anche i bambini. Ed è noto che alle donne fino al gennaio 2018 fosse impedito persino l’accesso a stadi e palasport. Poi, per gentile concessione dei maschi regnanti, alle donne è stato permesso di assistere agli eventi sportivi. Per consentire questa “epocale svolta nei diritti” i sauditi impongono nelle strutture sportive degli spazi appositi (generalmente quelli dove si vede peggio) definiti “per famiglie” dove le persone di sesso femminile possono assistere alla gara (senza abbaiare, immagino...) con i maschi al seguito.

UNA VERGOGNA GLOBALE

Di questa vergogna ha parlato il mondo intero e di certo non erano meno informati i signori del calcio italiano, per la precisione quelli della Lega Calcio e quelli della Federcalcio. Li cito entrambi, perché va chiarito un punto: l’evento Supercoppa italiana del 16 gennaio 2019 a Gedda è un evento indetto dalla Lega calcio Serie A, organismo “di categoria” che rappresenta i club italiani di Serie A. L’appuntamento è sotto l’egida della Federazione italiana giuoco calcio, senza l’adesione alla quale nessun evento può definirsi ufficiale. A fronteggiarsi, due regine assolute: Juventus e Milan. Due squadre che hanno tifosi e tifose in ogni angolo del mondo: l’immagine della nostra eccellenza sportiva e nazionale, attraverso uno degli sport più diffusi nel Pianeta.

I "RECINTI" DELLA DISCRIMINAZIONE

Il 3 gennaio proprio il Corriere annunciava che le donne potranno esserci, ma solo se accompagnate e nei posti riservati a loro a agli accompagnatori (maschi) al seguito. Notizia non vera secondo il presidente della Lega calcio Gaetano Miccichè e secondo l’Ambasciata di Riad che sostengono che le donne possano andare da sole ed entrare allo stadio. Con un piccolo dettaglio, però, come ha ricordato Pierluigi Battista: «Purché nei "recinti" a loro riservati: il che non smentisce la discriminazione».

IN GIOCO C'È LA FACCIA DI UN PAESE

E a questo punto, se anche vogliamo credere che una donna il 16 gennaio possa arrivare a Gedda da sola allo stadio ed entrare senza problemi, io mi chiedo se accettare una discriminazione così barbara come quella di consentire solo posti di serie B a un genere umano (quello femminile), valga la faccia di un Paese. In Arabia Saudita non ci si doveva proprio andare e a dirla tutta ci dovevamo tutti indignare quando la Lega Calcio ha proposto questa sede. I due giganti di politica sportiva ormai intrisa di interessi milionari, Lega e Figc, non potevano non sapere che qualche problema su diritti delle donne ci sarebbe stato, perché i problemi sono ancora lì ben visibili e indecenti.

Tifose della Juventus.

Ansa

COME LE OLIMPIADI NELLA RUSSIA OMOFOBA DI PUTIN

Sette milioni all'anno (e il contratto è triennale) valgono l’immagine di un Paese e dei suoi valori, della sua Costituzione? No, a mio parere. E per spezzare una lancia in favore del presidente Micciché, questo non è il primo scivolone politico dello sport, anzi. Impossibile per esempio non ricordare i Giochi Olimpici invernali della omofoba Russia di Putin nel 2014. Qual è quindi la riflessione su questo ennesimo episodio? Che lo sport dovrebbe smetterla di “lavarsi le mani” di questioni così gravi e decidere che nei Paesi in aperta violazione dei diritti umani non si va.

L'ITALIA NON PORTI I SUOI EVENTI IN ARABIA

Lascia davvero senza parole il passaggio della dichiarazione (piccata) di Micciché nella quale il presidente della Lega calcio ci ricorda che «fino allo scorso anno le donne non potevano assistere ad alcun evento sportivo, da pochi mesi hanno accesso ad ampi settori dello stadio, che hanno iniziato a frequentare con entusiasmo, e noi stiamo lavorando per far sì che nelle prossime edizioni che giocheremo in quel Paese possano accedere in tutti i posti dello stadio». No, presidente, mi dispiace, se vuole far sì che le cose cambino, in un Paese dove le donne non hanno gli stessi diritti degli uomini, l’Italia non deve portare mai più un suo evento e mai più i suoi atleti.

UN INTROITO DI 20-21 MILIONI DI EURO COMPLESSIVI

Una volta tanto, per me, il punto non è l’indecente arretratezza dell’Arabia Saudita nei confronti dei diritti umani. È l’aver ceduto (per tanti milioni di euro) a una logica di misoginia e prevaricazione contro le donne. L’accordo per giocare in Arabia Saudita tre edizioni della Supercoppa nei prossimi cinque anni annunciato a giugno è destinato a portare 20-21 milioni di euro complessivi.

E POI I CALCIATORI SI FANNO UN SEGNO ROSSO IN FACCIA...

Lo so: pecunia non olet, starete pensando. E invece no, la puzza si sente ovunque e sta travolgendo l’opinione pubblica. Forse si giocherà lo stesso, forse anche stavolta nessun giocatore e tantomeno la loro associazione di categoria dirà nulla, salvo poi vedere il 25 novembre i calciatori della Serie A con un segno rosso sulla faccia per manifestare contro la violenza sulle donne (…). Chiudo con un auspicio: che questa volta l’aver sottovalutato una questione così grave e sentita possa costare davvero un prezzo molto, molto caro. Un prezzo che io chiamerei dignità e immagine di un Paese intero.

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