3 Dicembre Dic 2018 1734 03 dicembre 2018

Luigi di Maio ha detto che il capofamiglia esiste ancora

La dichiarazione del leader del Movimento 5 stelle in merito alla figura abolita in Italia nel 1975 ha scatenato la reazione delle attiviste di Non Una di Meno.

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Luigi Di Maio Capofamiglia

Luigi Di Maio ci ricasca. Dopo la gaffe sulle card del reddito di cittadinanza - già in stampa, ha assicurato in tivù, nonostante la misura non sia ancora stata inserita in manovra - il vicepremier M5s è inciampato sui termini. «Qualora il reddito di cittadinanza riguardi un nucleo familiare», ha dichiarato, «allora la tessera sarà intestata al capofamiglia».

IL TWEET DI NON UNA DI MENO

Una frase che non è andata giù alle femministe. La pagina Twitter delle attiviste di Non Una di Meno, da sempre schierate dalla parte dei diritti delle donne, si è scagliata contro il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, leggendo nelle sue parole la minaccia del governo del cambiamento (già contestato per il disegno di legge Pillon) di reintrodurre la figura del pater familias riportando di fatto l'Italia indietro di più di 40 anni, quando le donne erano sottomesse - per legge - all'autorità dell'uomo. Un ritorno insomma alla società patriarcale di cui non si sentiva, francamente, il bisogno.

LA FIGURA DEL CAPOFAMIGLIA IN ITALIA

In Italia infatti la soppressione della figura del capofamiglia risale a 43 anni fa. La norma contenuta nell’art. 144 del Codice civile prevedeva che tale ruolo dovesse essere attribuito al marito. A seguito dell'abrogazione, con la riforma del diritto di famiglia (legge del 19 maggio 1975, n.151), la qualifica di capofamiglia era stata mantenuta ai soli fini anagrafici, ma è stata eliminata anche in quest’ambito dal nuovo regolamento anagrafico approvato con il decreto del Presidente della Repubblica n.223 del 30 maggio 1989.

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