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Diritti

29 Novembre Nov 2018 1448 29 novembre 2018

Cosa dicono le mozioni contro la violenza sulle donne approvate dal Senato

A poche ore dall'approvazione di Codice Rosso, i gruppi parlamentari hanno dimostrato una linea comune su femminicidio, parità tra i sessi e prevenzione attraverso l'educazione.

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Violenza Sulle Donne Mozioni Senato

Dopo l'approvazione da parte del Consiglio dei ministri del tanto contestato Codice Rosso, il tema della violenza sulle donne è sbarcato in Senato la mattina del 29 novembre 2018 con sette mozioni che i gruppi parlamentari (Pd, Fratelli d'Italia, Forza Italia, Movimento 5 stelle, Lega, Liberi e uguali, Autonomie) hanno approvato dimostrando una linea comune nel definire il femminicidio un flagello di dimensioni globali e nel chiedere al Governo l'impegno a promuovere la parità tra i sessi e la prevenzione della violenza di genere attraverso l'educazione scolastica. Nonostante, come sappiamo, le mozioni siano solo uno strumento di indirizzo politico che non hanno vincoli giuridici per l'Esecutivo, quest'ultimo si è anche preso l'impegno di rendere obbligatoria una formazione specifica di tutti gli operatori sanitari e giuridici oltre che di tutelare e sostenere le vite degli orfani di femminicidio. Al termine delle votazioni è scattato un applauso da parte dell'Assemblea su richiesta della presidente di turno, Paola Taverna, che ha definito «bellissime» le i testi approvati e i loro che contenuti.

MOZIONE DI FRATELLI D'ITALIA

Il documento di Fratelli d'Italia a prima firma Isabella Rauti chiede garanzie sull'erogazione puntuale delle risorse ripartite nella Conferenza Stato-Regioni, organo collegiale finalizzato alla collaborazione istituzionale tra Roma e le autonomie locali. Inoltre invita il Governo a non introdurre nel disegno di legge di bilancio per il 2019 riduzioni delle risorse destinate al Fondo per le politiche relative alle Pari opportunità.

IMPEGNA IL GOVERNO A:

  • attuare in maniera efficace tutto quanto previsto dal piano d'azione nazionale straordinario e di durata biennale, con l'obiettivo di raggiungerne la piena applicazione
  • assumere le iniziative attuative del piano strategico nazionale sulla violenza maschile contro le donne (2017-2020), monitorando la loro ricaduta, la valutazione dei risultati ottenuti e l'effettiva efficacia per le donne vittime di violenza ed i loro figli
  • intraprendere tutte le opportune iniziative di competenza al fine di garantire la protezione delle donne e dei loro figli
  • promuovere una parità effettiva e sostanziale tra uomo e donna attraverso azioni di sensibilizzazione, e l'adozione di specifici programmi di educazione scolastica finalizzati alla prevenzione della violenza nonché alla diffusione di linee guida per una comunicazione improntata al rispetto delle differenze di genere
  • adottare strategie efficaci per prevenire tutte le forme di violenza: fisica, psicologica, sessuale, lavorativa ed economica
  • garantire che le risorse ripartite nella Conferenza Stato-Regioni (a cominciare da quelle stabilite nella Conferenza del maggio 2018) siano erogate con regolarità e puntualità, assicurando il funzionamento dei centri antiviolenza e delle case rifugio presenti sul territorio ed eliminando le disparità regionali nell'offerta dei servizi alle vittime di violenza
  • verificare con la costituenda Commissione di inchiesta sul femminicidio i costi economici e sociosanitari della violenza, nonché la raccolta dei dati relativi agli omicidi di donna con motivazione di genere
  • informare il Parlamento sulle attività della cabina di regia prevista per dare impulso alle politiche di prevenzione e contrasto della violenza, nonché sul neonato Comitato tecnico antiviolenza costituito con decreto del sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega alle pari opportunità e alle politiche giovanili
  • favorire l'attuazione della legge n. 4 del 2018, che tutela gli orfani per di crimini domestici, al fine di renderla pienamente operativa
  • non introdurre nel disegno di legge di bilancio per il 2019 riduzioni delle risorse destinate al Fondo per le politiche relative alle pari opportunità e più in generale a tutte le politiche per la prevenzione ed il contrasto di ogni forma di violenza contro le donne e per la promozione di un'effettiva parità di genere.

MOZIONE DI PARTITO DEMOCRATICO

La mozione del Partito democratico, illustrata dal senatore Alessandro Alfieri, si limita a rivendicare «il lavoro intenso e sistematico portato avanti dai Governi a guida Pd», augurandosi che l'attuale Esecutivo possa proseguire sulla strada tracciata.

MOZIONE DI FORZA ITALIA

Per Forza Italia è intervenuta la senatrice Roberta Toffanin che ha chiesto al Governo di intensificare iniziative e azioni di supporto ai percorsi di rieducazione degli uomini che maltrattano le donne e di adottare ogni provvedimento necessario affinché le autorità giudiziarie possano accedere autonomamente per verificare l'eventuale iscrizione di procedimenti penali e civili per i reati di violenza di genere.

IMPEGNA IL GOVERNO A:

  • adottare i provvedimenti necessari a promuovere e a sostenere, con azioni sistematiche e con garanzia che il personale che entra nelle scuole abbia i requisiti adeguati, percorsi formativi all'educazione al rispetto della donna nei curricola scolastici di ogni ordine e grado, finalizzati a innescare un cambiamento culturale di trasformazione della società italiana nei riguardi del fenomeno della violenza di genere ed educare tutti i cittadini stranieri che arrivano nel nostro Paese, a prescindere dalla loro cultura o pratica religiosa, al rispetto degli individui femminili, in quanto con pari diritti rispetto all'uomo e non come esseri inferiori. Tra gli obiettivi di questa iniziativa infine c'è anche quello di evidenziare il ruolo fondamentale che l'educazione al rispetto delle donne svolge per la soluzione non violenta dei conflitti nei rapporti interpersonali
  • confermare che il contrasto alla violenza contro le donne e alla violenza domestica rientri fra le politiche prioritarie dell'azione di Governo
  • proseguire nella promozione di adeguate campagne di informazione e sensibilizzazione sulla violenza contro le donne e la violenza domestica, che stimolino pubblici dibattiti e favoriscano lo sviluppo di adeguate politiche di prevenzione anche attraverso il coinvolgimento dei mass media e della carta stampata
  • intensificare iniziative e azioni di supporto ai percorsi di rieducazione degli uomini maltrattanti, introdotti dalla Convenzione di Istanbul, anche attraverso lo sviluppo di collegamenti e sinergie con il territorio, rispetto ai quali in Italia ad oggi si vedono attive poche realtà comunali e regionali
  • adottare misure volte a rendere stabile e trasparente la destinazione delle risorse per il finanziamento dei servizi e dei centri antiviolenza
  • adottare ogni provvedimento necessario, affinché le autorità giudiziarie possano accedere autonomamente per verificare l'eventuale iscrizione di procedimenti penali per reati in tema di violenza di genere e procedimenti civili.

MOZIONE DEL MOVIMENTO 5 STELLE

Il Movimento 5 stelle, tramite le parole di Mattia Crucioli, ha ribadito l'impegno concreto nei confronti di Codice Rosso, che prevede la massima priorità per le denunce di violenza e l'obbligo del Pubblico Ministero di sentire la denunciante entro tre giorni.

MOZIONE DELLA LEGA

La leghista Stefania Pucciarelli ha rimarcato l'importanza di abbattere le barriere della discriminazione e ha parlato della pratica delle spose bambine. Poi ha definito l'utero in affitto «una forma di violenza sulle donne non più tollerabile».

IMPEGNA IL GOVERNO A:

  • sostenere ogni azione di contrasto sul piano interno e internazionale ad ogni forma di violenza sulle donne
  • favorire azioni che generino percorsi culturali e sociali di alleanza tra i sessi, uscendo da dinamiche di contrapposizione.

MOZIONE DI LIBERI E UGUALI

Con la sua mozione Leu invece ha sotolineato la necessità di intervenire sul meccanismo giuridico penale per individuare in modo preventivo i casi di pericolosità, come spiegato dal senatore Francesco La Forgia.

IMPEGNA IL GOVERNO A:

  • favorire la diffusione e il mantenimento dei centri antiviolenza per promuovere una cultura dell'ascolto della vittima a partire dal riconoscimento che il femminicidio, lo stalking, i maltrattamenti, oltre alla violenza sessuale, sono forme di violenza di genere, rivolta contro le donne in quanto donne. Spesso infatti mancano i posti letto per accoglierle, perché i fondi sono insufficienti e le case rifugio chiudono; oppure le donne non ricevono informazioni esatte, pensano che se denunciano non possono avere protezione, perché nessuno le ha informate dell'esistenza degli ordini di allontanamento civile, che consentono di ottenere il mantenimento, oltre all'allontanamento del coniuge o del compagno violento.
  • garantire la piena applicazione della Convenzione di Istanbul in ognuna delle sue previsioni, attraverso puntuali interventi normativi e finanziari, consentendo in tal modo anche la completa integrazione delle questioni connesse al tema della parità di genere e della promozione di una cultura del rispetto delle differenze
  • assicurare che, nell'immediato, le risorse stanziate dalla legge n. 119 del 2013, dal piano d'azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere e dalle diverse leggi di bilancio siano messe a disposizione delle strutture che si occupano del drammatico fenomeno, monitorandone l'effettivo trasferimento da parte delle Regioni
  • avviare, anche in collaborazione con gli enti locali e le Regioni e come richiesto dalla stessa Convenzione, azioni di sensibilizzazione e formazione su diversi fronti, in primis attraverso un'attenta integrazione, in tutte le iniziative concernenti la realtà scolastica, educativa e formativa
  • promuovere, come raccomandato dall'Organizzazione mondiale della sanità, progetti educativi nelle scuole di ogni ordine e grado, finalizzati al rispetto delle persone tutte, all'accettazione e alla valorizzazione di tutte le diversità, a partire da quella di genere
  • monitorare l'efficacia della normativa italiana in materia di diritto all'oblio e di diffusione di contenuti lesivi dell'immagine personale, con particolare attenzione ai casi in cui essi siano utilizzati quali strumenti di violenza contro le donne
  • prevedere, con futuri interventi normativi e finanziari, anche attraverso una revisione del piano d'azione straordinario, che tutta la rete dei centri antiviolenza e delle case rifugio presenti sul territorio nazionale sia finanziata in modo certo, stabile e costante nel tempo, in modo da scongiurarne il rischio di chiusura e consentire l'organizzazione di percorsi strutturati per far riemergere le donne dalla spirale delle violenze
  • prevedere l'incremento delle risorse volte a finanziare la costruzione di strutture in grado di assicurare posti disponibili alle donne in pericolo, impossibilitate al rientro nella propria abitazione dalla presenza di compagni violenti
  • intervenire per assicurare un'attenta opera di formazione e sensibilizzazione sul tema verso gli operatori e le operatrici sanitari e giuridici, gli insegnanti e le forze dell'ordine, nonché verso coloro che si occupano di informazione e comunicazione
  • interrompere la logica dell'emergenza, che molto spesso ha guidato l'approccio al tema, attraverso una pluralità di interventi volti a promuovere l'indipendenza femminile e l'uscita da condizioni di marginalità e disagio, quali interventi di sostegno al reddito, non solo verso le donne maltrattate e a rischio, ma anche nei confronti delle donne lavoratrici precarie, con reddito basso, o che si occupino di ruoli domestici, di cura e assistenza senza percepire reddito
  • prevedere, per la delega alle pari opportunità, una struttura istituzionale completa e una dotazione di risorse adeguata
  • prevedere interventi specifici, di tipo finanziario e normativo, volti a tutelare e sostenere le vite dei minori che risultino orfani di femminicidio e le loro famiglie affidatarie
  • promuovere, attraverso interventi normativi e finanziari e in collaborazione con gli enti locali e le Regioni, l'attività dei centri di ascolto e rieducazione per uomini violenti e maltrattanti, sia come modalità volontaria da parte dell'uomo stesso, sia quale misura disponibile dai giudici come pena accessoria, o percorso alternativo alla pena, nei casi meno gravi
  • promuovere attività formative e di addestramento delle forze di polizia, che forniscano loro utili risorse ermeneutiche ed operative, con opportune strumentazioni teorico-pratiche per il rispetto della dignità e dell'incolumità di tutti i cittadini, elementi conoscitivi ed addestrativi che favoriscono la corretta percezione, comprensione e gestione delle modalità comunicative e relazionali in situazioni conflittuali, miglior adeguazione delle prassi d'intervento al dettato costituzionale ed al principio di legalità e di responsabilità, ulteriori garanzie di trasparenza e democrazia in un'attività delicatissima in situazioni complesse e critiche.

MOZIONE DELLE AUTONOMIE

Infine la senatrice Julia Unterberger delle Autonomie ha ribadito che la violenza maschile è da ricondurre alla struttura sociale del potere chiedendo al Governo un impegno per incentivare l'occupazione femminile ponendo fine alla dipendenza economica della donna che, come sappiamo rappresenta un terreno molto fertile per (ex) mariti e compagni abusanti.

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