28 Novembre Nov 2018 2100 28 novembre 2018 Aggiornato il 29 novembre 2018

Le reazioni al varo del Codice rosso

La ministra Bongiorno parla di un massacro da fermare. Mara Carfagna apre, mentre per Lucia Annibali il governo fa solo propaganda. E l'organizzazione D.i.Re chiede un cambio della cultura giuridica, che continua a non credere alle donne.

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Una corsia preferenziale per le denunce, indagini più rapide sui casi di violenza alle donne e l'obbligo per i pm di ascoltare le vittime entro tre giorni. E ancora: corsi di formazione ad hoc per le forze di polizia, perché sappiano rapportarsi nel modo migliore alle donne che denunciano compiendo un atto di coraggio, soprattutto quando l'aguzzino è il proprio partner. È il cuore del Codice rosso, il disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri su proposta del ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, e della ministra della Pubblica amministrazione Giulia Bongiorno.

PER LA MINISTRA BONGIORNO C'È UN «MASSACRO» DA FERMARE

Obiettivo del provvedimento è contrastare un fenomeno agghiacciante, come dimostrano le statistiche: i femminicidi hanno raggiunto la cifra di 150 l'anno e, secondo i dati dell'ultimo rapporto Istat sulla violenza contro le donne, circa il 21% delle italiane (pari a 4,5 milioni) è stata costretta a compiere atti sessuali e 1 milione e mezzo ha subìto la violenza più grave, lo stupro. La ministra Bongiorno ha parlato di un «massacro» da fermare, riferendosi alle donne incontrate anche nella sua carriera di avvocato, morte dopo aver inutilmente denunciato il proprio aggressore «perché c'è una sottovalutazione delle denunce delle donne».

Giulia Bongiorno.

L'ENTUSIASMO DI BONAFEDE E DI MAIO

Per il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede «la semplicità di questa legge è anche la forza di questa legge». Il ddl Codice Rosso, ha spiegato, prevede tempi veloci non solo per quanto riguarda i tempi di ascolto del magistrato delle persone che porgono denuncia: «Anche le fasi successive avranno tempi immediati. La polizia dovrà procedere senza ritardo e allo stesso mondo sempre senza ritardo dovrà dare riscontri al magistrato». E, ha sottolineato Bonafede, «la legge si pone anche la necessità di agire per la formazione delle forze dell'ordine affinché aumenti la loro idoneità professionale». Entusiasta anche il viceremier Luigi di Maio: «Grazie alla norma sul Codice Rosso una denuncia arriverà direttamente al pm che in soli tre giorni avrà l'obbligo di sentire la donna vittima di violenza. Così come la polizia giudiziaria dovrà dare massima priorità alle indagini. Piccoli grandi accorgimenti che spero aiutino quelle 9 donne su 10 che ancora hanno paura a denunciare i loro aguzzini», ha scritto un post su Instagram dove ha mostrato il fiocchetto rosso appuntato sulla giacca.

CARFAGNA ASSICURA UN «ATTEGGIAMENTO COSTRUTTIVO» DA PARTE DI FORZA ITALIA

Velocizzando i tempi di trattazione di una serie di reati - dai maltrattamenti alla violenza sessuale, dagli atti persecutori alle lesioni in contesti familiari o di semplice convivenza - si spera anche di incoraggiare le vittime a non subire in silenzio. Bongiorno ha auspicato che sul provvedimento ci sia «condivisione» anche da parte dell'opposizione. Per Forza Italia ha parlato Mara Carfagna, principale promotrice della legge contro lo stalking: «Le finalità sono giuste, ma aspettiamo di vedere il testo con atteggiamento costruttivo».

Mara Carfagna.

MA PER LUCIA ANNIBALI (PD) IL GOVERNO FA SOLO «PROPAGANDA»

Decisamente contrario, invece, il Partito democratico. Lucia Annibali, deputata dem in commissione Giustizia, ha bocciato il ddl senza appello: «Si è preferita ancora una volta la propaganda». Secondo Annibali, infatti, «il cosiddetto 'bollino rosso' è in realtà già previsto dal codice di procedura penale. La legge 119/2013 sul femminicidio prevede una corsia preferenziale di trattazione dei procedimenti per i reati di stalking, violenza sessuale, maltrattamenti. Ciò significa che è già obbligo di legge garantire una trattazione prioritaria. Il problema sta nell'organizzazione degli uffici giudiziari e nella formazione necessaria per non trascurare o sottovalutare questo tipo di reati e le conseguenti denunce. Questo ci dicono anche le recenti linee guida sul tema approvate dal Consiglio superiore della magistratura. Mi auguro che nel suo iter in commissione la maggioranza e il governo si rendano disponibili a una discussione approfondita e costruttiva e che vengano garantite le risorse necessarie affinché questo provvedimento non sia solo un bel libro dei sogni».

Lucia Annibali.

SECONDO FRANCESCA PUGLISI NON È UN TEMA SU CUI DIVIDERSI

Mentre dall'ex senatrice Francesca Puglisi, che ha presieduto la Commissione d'inchiesta sul femminicidio, è arrivata un'apertura: «Qualsiasi provvedimento che cerchi con serietà di contrastare la violenza sulle donne è un bene. Non è questo un tema su cui le forze politiche devono dividersi, ma su cui occorre invece una seria collaborazione», ha dichiarato all'Ansa la senatrice del Pd. Puglisi ha ricordato che già un provvedimento del 2013 «ha dato antecedenza ai procedimenti penali sulla violenza di genere e ha funzionato: oggi le indagini preliminari si concludono entro un anno e alla sentenza definitiva si arriva entro tre. C'è stato senz'altro un miglioramento». Quanto alle altre misure del Codice Rosso («aspettiamo di leggerlo», dice la senatrice dem), «è bene che la polizia giudiziaria non abbia discrezionalità nella trasmissione delle denunce e che la vittima venga sentita entro tre giorni. Userei però più cautela- sottolinea la senatrice- sui tempi delle indagini: raccogliere gli elementi di prova in un tempo congruo significa costruire un buon processo. Non vorrei che peggiorasse la situazione dal punto di vista delle archiviazioni e delle mancate condanne. Oggi un quarto delle denunce viene archiviato per insufficienza degli elementi probatori».

Francesca Puglisi.

PER D.I.RE IL PROVVEDIMENTO È «ESTEMPORANEO»

Sul disegno di legge Codice rosso è intervenuta anche l'organizzazione no-profit D.i.Re - Donne in Rete contro la violenza, che in un post su Facebook ha scritto: «Il Codice rosso rappresenta l’ennesima prova delle contraddizioni di questo governo. Questo provvedimento propone opportunamente una velocizzazione dei tempi di ascolto delle donne, tuttavia è inserito in un sistema giuridico che continua a non credere alle donne, ad esporle a vittimizzazione secondaria e continua a ribaltare la responsabilità della violenza sulla vittima piuttosto che sull’uomo violento. È necessario un cambio della cultura giuridica, delle politiche integrate ed efficaci e non interventi estemporanei».

Il codice rosso rappresenta l’ennesima prova delle contraddizioni di questo Governo. Questo provvedimento propone...

Geplaatst door D.i.Re Donne in Rete contro la violenza op Woensdag 28 november 2018
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