21 Novembre Nov 2018 1354 21 novembre 2018

«Attiviste saudite torturate e molestate in carcere»

A denunciarlo è stata Amnesty International. I fatti si sarebbero verificati nella prigione di Dhahban, a Jeddah. Dove sono detenute esponenti di spicco del movimento femminista.

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Attiviste Arabia Saudita Torture Molestie (2)

Attiviste arrestate in Arabia Saudita sarebbero state oggetto di maltrattamenti, torture e molestie. A riferirlo è stata il 21 novembre l'organizzazione per la tutela dei diritti umani Amnesty International. Stando a quanto riportato, i fatti sono avvenuti all'interno della prigione di Dhahban, nella città di Jeddah. Qui le attiviste in questione sono state incarcerate dopo l'arresto, avvenuto nel maggio scorso, per «attività sovversive». Amnesty ha citato a supporto delle proprie accuse tre distinte denunce, secondo cui attivisti e soprattutto attiviste «sono state ripetutamente torturate con scariche elettriche e con frustate, così brutalmente da non poter camminare o stare in piedi. Un attivista è stato lasciato appeso al soffitto e un’attivista è stata sottoposta a molestie sessuali mentre veniva interrogata da uomini dal volto coperto. C’è stato anche un tentativo di suicidio».

L'attivista Loujain Alhathloul.

LA STRETTA DI RIAD CONTRO I MOVIMENTI FEMMINISTI

Secondo Amnesty, almeno una dozzina di donne e uomini legati ai movimenti femministi sauditi sono in carcere da maggio. Nella prigione di Dhahban si trovano attualmente attiviste e attivisti di spicco come Loujain Alhathloul, Iman al-Nafjan, Aziza al-Yousef, Samar Badawi, Nassima al-Sada, Mohammad al-Rabe’a e Ibrahim al-Modeimigh. Lynn Maalouf, direttrice delle ricerche sul Medio Oriente di Amnesty International, ha commentato: «A poche settimane di distanza dall’efferato omicidio del giornalista Jamal Khashoggi queste drammatiche denunce, se confermate, costituirebbero un ulteriore vergognoso esempio di violazioni dei diritti umani da parte delle autorità saudite. Riteniamo le autorità saudite direttamente responsabili dell’incolumità di queste donne e di questi uomini privati ingiustamente della libertà ormai mesi fa solo per aver espresso pacificamente le loro opinioni e che ora vengono sottoposti a terribili sofferenze fisiche».

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