20 Ottobre Ott 2018 2039 20 ottobre 2018

Alto Adige, l'isola in-felice dove le quote rosa non s'hanno da fare

Elette solo nove donne su 35 consiglieri. Dopo una battaglia di cinque anni la provincia al top per qualità della vita non è riuscita a inserire la parità di genere per legge. E i risultati si sono visti al voto.

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Risultati Elettorali Trentino Alto Adige

Campagne e raccolte firme, compromessi raggiunti faticosamente e emendamenti pronti a stravolgerli. La battaglia sulle quote rosa in Alto Adige è durata anni, ma non è riuscita ancora ad andare oltre l'obbligo di un terzo di donne nelle liste elettorali. E i risultati si sono visti. Nel nuovo consiglio provinciale di Bolzano, eletto il 20 e 21 ottobre, le donne occupano solo nove posti su 35. La più votata è l'assessora Svp uscente Waltraud Deeg che rispetto a cinque anni fa guadagna oltre 5.300 voti e arriva a 16.760 preferenze in un partito che ha tentato in tutti i modi di resistere all'introduzione delle quote per poi proporre da solo più donne nelle sue liste. La Svp paradossalmente ha visto anche il risultato notevole di Jasmine Ladurner, la prima rappresentante del movimento giovanile a essere eletta in Consiglio dopo 25 anni. La Stella Alpina manda in consiglio 4 rappresentanti donne, mentre la lista Koellensperger, la Lega, i Verdi, i Freiheitlichen e la StF una soltanto. Il numero delle donne elette in Consiglio influenza direttamente il genere dei componenti della giunta, cioè degli assessori. La legge elettorale del 19 settembre del 2017 spiega infatti che «la rappresentanza del genere meno rappresentato deve essere garantita almeno proporzionalmente alla sua consistenza in Consiglio provinciale, al momento della sua costituzione». La stessa norma prevede che nelle liste «nessuno dei due generi può essere rappresentato in misura superiore a due terzi». Nel 2013, quando il tema era già caldissimo tra i partiti del Sud Tirolo e e pure del Trentino e il quotidiano locale Alto adige aveva lanciato una campagna «per una legge che introduca la doppia preferenza di genere», le elette in consiglio erano sette. In cinque anni la presenza femminile è aumentata appena di due seggi.

LA CONSIGLIERA SUI COLLEGHI MASCHI: «NON MOLLANO MAI»

All'epoca il quotidiano locale parlava di un «dato mortificante» e sosteneva che le «quote rosa nelle liste dei partiti per un minimo del 30% dei candidati» non avrebbero funzionato «senza nessun meccanismo di garanzia della rappresentanza». Il dibattito da allora è proseguito incessante. Sia in Alto Adige che in Trentino. Nella provincia di Trento, nonostante i tentativi di senatori autonomisti della Svp e di colleghi del Pd di bloccare l'applicazione delle quota rosa al 40% previste dalla legge elettorale nazionale, alla fine quest'anno ad appena sei mesi dal voto è stata varata una nuova legge elettorale che prevede l'alternanza di uomini e donne nelle liste. In Alto Adige invece si è molto lontani. Nell'ultima legislatura le consigliere della maggioranza della Svp si sono dovute opporre al loro stesso partito. Ancora a maggio un emendamento del loro collega Josef Noggler cercava di tornare indietro all'obbligo di avere al massimo 23 uomini in lista. Spiegava allora Brigitte Foppa dei Verdi: «Quindi, su 24 candidati, basterebbe una sola donna. Non mollano mai...». Il risultato del voto è in ogni caso molto inferiore alla quota: la percentuale delle donne elette consigliere ( e quindi anche di quelle elette in giunta) è del 25,7%. Un dato ancora mortificante.

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